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Il futuro è libero

Il P2P all’europea

Sarà peer-to-peer (p2p) il sistema di distribuzione di video su internet in Europa. I finanziamenti dell’Unione sono già stati stanziati: 15 milioni di euro che si aggiungono a quelli – 4 milioni – del consorzio accademico-industriale che supporta l’iniziativa, e di cui fanno parte molte università, l’European Broadcasting Union (consorzio delle emittenti nazionali di 23 Paesi, Rai compresa) e la Bbc.

Nome in codice P2P Next e l’obiettivo dichiarato è avere entro quattro anni una piattaforma tecnologica e un contesto legale per la televisione sul web. Un sistema che consenta di minimizzare gli intasamenti della rete dovuti ai pesanti dati video e che sia legale. Si potrebbe essere indotti a pensare che si tratti di un proposito buono ma con poche possibilità di costituire una vera alternativa alle tv via internet (Iptv) fatte di decoder di marca proposte dagli operatori di tutto il continente e strutturate sul principio client-server: io emetto il segnale, tu lo ricevi. E invece, nonostante l’inimicizia dimostrata in molte occasioni dalle istituzioni verso il p2p, è proprio il modello verticale, dall’alto verso il basso, a non funzionare per i contenuti sul web. Soprattutto per le dirette, che poi sono i contenuti più ricercati dagli utenti, quelli per cui sono disposti a pagare di più.
La rete, infatti, per quanto capiente, non può sostituirsi alle frequenze tv se non sfruttando la sua risorsa migliore: la distribuzione del network. Ogni utente p2p è un nodo e ritrasmette quanto appena ricevuto, mettendoci le proprie risorse (connessione, software, hardware). Le prestazioni dell’infrastruttura si ottimizzano così magicamente e gli intasamenti sono ridotti al minimo. Un’idea geniale, finora osteggiata dall’industria dello spettacolo, e diventata l’applicazione più usata in internet.

Domenica, 2 Marzo 2008 11:36 32 - Pubblicato da Jack | Articoli | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

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