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Perché avercela con la Carfagna per le sue foto di gioventù? Bastano le sue affermazioni attuali.

 Se qualcuno dei miei lettori è stato attento, avrà notato che non ho ancora parlato della signorina¹ Mara Carfagna, neoministro delle Pari Opportunità; in particolare non ho parlato delle (piacevoli, dal mio punto di vista) opportunità che ha sfoggiato in passato. La cosa per me era assolutamente irrilevante: un ministro lo giudico da quello che fa come ministro, non da quello che ha fatto in precedenza. Ergo, ne parlo oggi, data la sua intervista riguardo il (non) patrocinio del Gay Pride.
Giusto per mettere le cose in chiaro, se io fossi omosessuale mi darebbero probabilmente fastidio quei pochi – ovviamente gli unici che vengono mostrati dai telegiornali, che si guardano bene dal mostrare il grosso del corteo – che si vestono manco fosse una giornata di moda ultratrash. Non essendolo, non betto becco su quelle scelte. Premetto anche che non ho mai capito l’istituto del patrocinio, pardon Patrocinio, in generale. Una volta ero convinto che “patrocinio=soldi elargiti come sponsorizzazione”; ma credo che almeno in Italia la cosa sia diventata “ti concedo di usare il mio nome, ma non ti do un euro”.
La signorina Carfagna, oltre a parlare dei suoi “amici omosessuali” più o meno come fanno tutti quelli che devono darsi un contegno nei riguardi di una categoria X, afferma che loro non le «dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese»: immagino che la frase si possa tradurre in italiano come “non ci sono ronde che vanno a tirare fuori gli omosessuali dalle loro case per pestarli e cospargeli di catrame e piume”. Quindi la commissione per i diritti LGBT che sta sotto il suo ministero è per lei inutile, e la signorina Carfagna, dopo averci resi edotti che non ha ancora «preso bene visione di cosa sia e a cosa possa servire» – in effetti, se non hanno discriminazioni perché dovremmo avere una commissione per verificare ciò che non esiste? – è già comunque pronta a usarla «per occuparmi anche di altro». Bontà sua, c’è un “anche”.
Credo che sia inutile farvi osservare come la signorina Carfagna avrebbe potuto esprimere gli stessi concetti in maniera positiva e non negativa, ma immagino che lei voglia mettere subito in chiaro le cose. Non so, ma in questi casi io sogno che un mattino la signorina Carfagna si svegli innamoratissima di un’altra donna e scoprendo che i maschi le fanno improvvisamente schifo. Almeno potrebbe verificare di prima mano se di discriminazioni ce ne sono oppure no.

¹ il termine è stato scelto apposta.