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Il futuro è libero

Il nostro meglio è qui

La più famosa e importante scuola di giornalismo esistente al mondo è la Scuola di Giornalismo della Columbia University. Il 22 maggio scorso il decano Nicholas Lemann consegnando i diplomi alla classe del 2008, ha fatto il suo tradizionale discorso di fine anno. Lemann è il decano della Columbia da cinque anni, e in questi cinque anni l’informazione, o meglio il tipo d’informazione, è cambiata radicalmente: adesso c’è internet. Il discorso era incentrato su questo tipo d’informazione: creatività, nuovi modelli e – specialmente – patto sociale con il cittadino/utente-lettore. Eccone i passaggi più importanti (qui il discorso integrale in inglese), alla fine le mie riflessioni:

In questo breve tempo (i cinque anni del suo “decanato”, ndt) l’atmosfera della nostra professione è cambiata profondamente. Le ragioni sono tante, ma la principale è internet con i suoi diversi effetti. Internet ha il potere quasi miracoloso di mettere nelle mani di milioni di persone in tutto il mondo la possibilità di pubblicare e di ricevere giornalismo. Per i più smagati addetti ai lavori, come molte delle persone che si trovano in quest’aula, fornisce ai giornalisti una varietà di mezzi per veicolare le informazioni mai avuta prima. Allo stesso tempo, però, internet ha chiaramente eroso le fondamenta economiche almeno del quotidiano americano delle grandi città, pietra angolare del giornalismo che questa scuola ha tradizionalmente insegnato.

(…)

La maggior parte dei singoli elementi di un giornale tradizionale sono disponibili su internet, gratuitamente. I giornali ancora producono grandi quantità di informazioni originali, grazie al duro lavoro di persone come voi, ma non hanno più il quasi monopolio locale delle fonti di informazione. Il loro pubblico si trova ora prevalentemente su internet – un fatto che ancora cinque anni fa non era così. Ancor più recentemente sul web hanno cominciato a confondersi seriamente le linee che definivano i diversi media originali. (…) Le placche tettoniche che sottostanno alla nostra professione – le tradizionali distinzioni per tipo di informazioni, mezzo e geografia – stanno palpabilmente e rapidamente spostandosi e riordinandosi.

(…)

Voi neodiplomati siete un genere diverso. Venite da tutto il mondo, lavorate in ogni mezzo e vi occupate dell’intera gamma di argomenti complicati — ma ciascuno di voi è un cronista: sapete come raccogliere le informazioni, principalmente parlando di persona con la gente, e come presentarle in modo accurato, equanime e coinvolgente. Mi preme però invitarvi a non dare per scontato che il modo migliore di presentare delle informazioni sia un testo scritto di 800 parole nello stile della piramide invertita – un metodo di presentazione che è nato e si è evoluto nel Diciannovesimo secolo, ha dominato la nostra professione per la maggior parte del Ventesimo, ma potrebbe non avere lo stesso ruolo nel Ventunesimo. Inoltre: così se voi dovete essere creativi nel modo in cui presentare ogni singola storia, le testate per le quali lavorate dovranno essere analogamente creative nell’immaginare, al livello aggregato, quale pacchetto di materiali presentare. Dovrà essere qualcosa che non sia possibile trovare altrove — una miscela di informazioni sulla comunità o su un argomento che il sito web della testata sia in grado di assemblare più efficacemente e più efficientemente di chiunque altro. E non potrà limitarsi ad apparire come l’insieme di materiali che popola attualmente un giornale.

Inventare è il vostro compito. Non potete evitarlo – i vecchi modi non funzionano più – ma è un compito assai più creativo e più stimolante di quello che venne affidato alla mia generazione quando entrammo nel giornalismo. Quello che dovevamo fare noi era migliorare il vecchio modello. Quello che dovete fare voi e creare un nuovo modello. Non dovete essere schiacciati da questo: i giornali in particolare e il giornalismo in generale sono cambiati in modo non incrementale per tre secoli. La Pennsylvania Gazette di Benjamin Franklin e il New York World di Joseph Pulitzer non avevano praticamente nulla in comune se non che erano stampati su carta economica e distribuiti in una città – e nessuno dei due ha granché in comune con un giornale attuale di una grande città.

Durante il vostro turno di guardia i giornali saranno prima di tutto digitali, ma il vostro compito primario non è cambiare il mezzo con cui l’informazione è veicolata, è inventare un nuovo patto sociale (social compact) con una comunità intorno alla raccolta e alla presentazione delle informazioni.

Ebbene, noi non siamo laureati in giornalismo, nè alla Columbia nè in nessun altra scuola di giornalismo presente in Italia. Ma siamo fermamente convinti che l’informazione va inventata in base agli avvenimenti che succedono, che ci succedono. E’ basilare fare questo per un informazione vera e reale che ci permetta, a noi come a voi, di farne parte, di essere dentro la notizia. Noi ci proviamo da sempre. Però è bello sapere che un personaggio importante ci dica che finora abbiamo fatto del nostro meglio. Sì, proprio bello sentirlo.

Mercoledì, 11 Giugno 2008 23:33 13 - Pubblicato da Jack | Articoli | , , , , , | Ancora nessun commento.

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