Con Sandro Veronesi questa vita e pure quell’altra
Antefatto: una giornalista, Maria Grazia Torri, fa una cosa originalissima di questi tempi: scrive un libro su Cogne. In genere si occupa d’arte, quindi non si capisce chi gliel’abbia fatto fare di cimentarsi, pure lei, nella cronaca di un fatto di cui conosciamo inutili dettagli sufficienti per questa vita e pure per un’altra di riserva. Un giorno incontra presso il Fatebenefratelli di Milano un neurochirurgo, Giovanni Migliaccio, che le espone una tesi – questa sì – piuttosto originale: Samuele Franzoni sarebbe morto “a causa di una violenta emorragia cerebrale, a seguito di un aneurisma e/o di una malformazione vascolare congenita che ha successivamente innescato una crisi epilettica”. Cedimento strutturale, in pratica.
Ora: quanto questa tesi sia bislacca (o quanto Annamaria Franzoni sia colpevole, innocente, meriti le fiamme dell’inferno o un giorno sul calendario in quanto martire), l’abbiamo già detto, a noi interessa poco. Sta di fatto che la Torri si mette al computer e butta giù 362 pagine in cui espone la tesi di Migliaccio, corredata da presunti dati scientifici, ipotesi e congetture a supporto dell’assunto secondo il quale “niente è più ingannevole di un fatto ovvio”. Per quanto ce ne frega potrebbe pure avere ragione: io, per dire, non sono fruttariano e non vado a rompere le palle ai fruttariani solo perché sono convinti che, per ragioni “biocentriche”, si debbano mangiare solo frutti da semi.
E nemmeno rimango stupito del fatto che a Maria Grazia Torri sia venuta la fregola di scrivere un libro su un fatto di cronaca nera: tutti, in fondo, hanno un libro nel cassetto, e la prova che il mondo in cui viviamo potrebbe essere perfino peggiore sta nel fatto che, fortunatamente, la maggior parte degli scrittori in erba non riescono nemmeno a raggiungere lo status di “esordienti” e rimangono lì, a fare (magari pure bene) i carpentieri, i maestri, i cartolai.
Certo, c’è chi non la prende bene, e la Torri è una di questi: imbusta le sue 362 pagine, le invia un po’ a chiunque abbia un nome nel campo dell’editoria, ottiene nel peggiore dei casi un “no” cortese fino ad un certo punto, e non riesce a spiegarsi perché le librerie non espongano già i cartonati della sua sagoma.
Primo destinatario: Carlo Lucarelli. Dice Maria Grazia Torri: “ha letto la prima bozza del libro, l’ha definito molto interessante, ma al dunque s’è tirato indietro”.
Secondo destinatario, Tiziano Scarpa: “lo credevo un amico: già una volta aveva scambiato la mia rasatura da chemioterapia per un taglio di capelli all’ultima moda; ha fatto lo stesso col caso Cogne: non sapendo nulla di aneurismi celebrali infantili ha dato il mio libro all’Einaudi ma, invece di appoggiarlo, l’ha stroncato con una scheda in cui demoliva le mie teorie mediche e paragonava i neochirurghi da me interpellati a giullari fantasiosi”.
Già, dimenticavo: Maria Grazia Torri è malata. Ha un tumore all’esofago che non promette nulla di buono.
Terzo destinatario, Andrea Pinketts: “altro bidone”. Seguono: Antonio Scurati (”mi ha risposto che avrebbe voluto far morire Bruno Vespa per interposto killer”); Sandro Veronesi (”ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia”); Daria Bignardi (”mi ha detto che per lei non era abbastanza ‘chic’ occuparsi di Cogne”).
La Torri, alla fine, riesce a farsi pubblicare il libro dall’editore Giraldi, eppure – qui riporto testuale lo stralcio di una recensione mediamente favorevole – “per qualche strana ragione non ha stimolato dibattito né ha colpito l’attenzione dei colleghi né dei media”.
Siamo a qualche giorno fa: il Giornale pubblica – firmata da Stefano Lorenzetto – un’intervista con la scrittrice, definita “in fin di vita dopo una solitaria battaglia per dimostrare l’innocenza di Annamaria Franzoni“. Il passo chiave è, ovviamente, “dopo una solitaria battaglia”.
Lorenzetto scrive, a proposito del libro: “nessuno ne ha parlato, nessuno l’ha recensito, nelle librerie non lo espongono”. Non gli viene in mente che – per ipotesi – fosse brutto, scritto male, o poco interessante. Lorenzetto punta al complottone.
Succede a questo punto che qualcuno degli iniziali destinatari del pacco contenente il libro decida di rispondere per iscritto a Lorenzetto. Tiziano Scarpa, ad esempio, pubblica la scheda che consegnò a Einaudi sul lavoro della Torri; precisa che quello sul taglio dei capelli era “un commento affettuosamente sdrammatizzante” e puntualizza che “prima di elencare i comportamenti scorretti di vari intellettuali italiani, indicandoli di fatto come cause della malattia di Maria Grazia, sarebbe necessario almeno fare qualche riscontro”.
Chi invece proprio si incazza è lo scrittore Sandro Veronesi. Riporto testuale perché merita:
Caro Stefano Lorenzetto, a me dispiace molto della terribile malattia di Maria Grazia Torri, ma quella di mio padre, e cioè la ragione per cui negli ultimi sei mesi non ho potuto occuparmi quasi di nient’altro, incluso il libro di Maria Grazia Torri, non era da meno. Tant’è vero che mio padre è morto giovedì scorso. Lei dovrebbe stare più attento a sputare addosso alla gente, e a scrivere con quell’astio, anche se evidentemente è il suo stesso giornale che la incita. Né vale la giustificazione di aver riportato parole della Torri stessa, che nella sua condizione può ben essere perdonata: prima di scrivere una cosa schifosa come quella che ha scritto di me («ha accampato la scusa di avere qualcuno malato in famiglia»), avrebbe potuto anche informarsi, brutta testaccia di cazzo. Con il mio più profondo ribrezzo.
Nel frattempo, quel tumore che dicevamo non prometteva nulla di buono, alla fine, non porta nulla di buono: Maria Grazia Torri, purtroppo, muore lo scorso 4 luglio.
Malgrado tutto, il carteggio tra Stefano Lorenzetto e Sandro Veronesi continua.
Risponde il primo, dalle colonne del Giornale: “Io sarò anche una brutta testaccia di c…, ma lei disonora la memoria di suo padre. Quando, fra qualche anno, ripenserà a quello che mi ha scritto, le auguro di provare vergogna: significherà che Maria Grazia Torri si sbagliava sul suo conto”.
Nel mentre, noi facciamo a capirci: chi è questo Stefano Lorenzetto? Basti come risposta l’introduzione al suo ultimo libro “Vita morte miracoli (prefazione di Giuliano Ferrara)” pubblicata sul sito personale:
Un oncologo di 48 anni, sposato e padre di tre figli in giovane età, è affetto da sclerosi laterale amiotrofica come Luca Coscioni, sa di essere condannato, ma non si batte per l’eutanasia: ogni mattina i malati di tumore lo aspettano in ospedale.
Un suo collega geriatra accudisce i pazienti in stato vegetativo permanente come Terry Schiavo, l’americana che fu lasciata morire di fame e di sete per ordine del giudice: su 69 ne ha visti 12 risvegliarsi.
Una ginecologa femminista ha praticato in un quarto di secolo dai 13.000 ai 23.000 aborti: ora è obiettrice di coscienza.
L’introduzione va avanti ma io mi fermo qui, perché a parte quel senso di vomito che ti prende in casi come questo, mi sembra sufficiente per stabilire con oggettività due cose. La prima è che Sandro Veronesi merita l’Oscar, il Nobel per la letteratura, la santità subito e le 7 vergini anche nel caso in cui fosse cattolico. La seconda è che se qui c’è qualcuno che si deve vergognare (di scrivere, di esistere, di mantenere pretestuosamente posizioni oscurantiste supportandole con la citazione di dati alla cazzo e fenomeni buoni per “Cronaca Vera”), quello è Stefano Lorenzetto. Un uomo che Giuliano Ferrara definisce “fratello” perché “non ha paura di pronunciare la parola ‘devozione’ e di piegarsi alla cosa che le corrisponde”. Che uno se la immagina pure, la scena: “Lorenzetto, piegati e vedi un po’ a che cosa mi corrisponde questo”.
A sostegno della tesi del premio alla carriera conferito a Sandro Veronesi c’è una sua ultima replica a Lorenzetto che vale la pena riportare per intero:
No, lei non vive per sputare addosso a me. Lei sputa addosso alla sua professione, e infatti lavora per una testata per cui un qualsiasi giornalista integro non lavorerebbe nemmeno sotto tortura. Io sono semplicemente passato di lì quando, sfruttando una moribonda, le si è schiusa la meravigliosa possibilità di buttarmi un po’ di fango addosso. I giornalisti verificano. I cialtroni no. Lei non ha verificato. E per questo, per quanto mi riguarda, lei se ne andrà a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni. E quando starà per morire, come mio padre tre giorni fa, o come mia madre un anno fa, o come Maria Grazia Torri in questo momento, io pregherò Dio perché le conceda altri dieci minuti di vita, così che le stronchino il culo per altri dieci minuti. Venti, va’.
Tralascio il pezzo in cui Stefano Lorenzetto scodella lo scoop, accusando Veronesi di avere rilasciato un’intervista all’Ansa settimana prima dalla morte del padre e di essere comunque responsabile dell’aggravamento della malattia della Torri in quanto aveva sostenuto di “non avere potuto occuparsi d’altro che della salute del padre, nel corso degli ultimi sei mesi, mentre la Torri l’aveva contattato almeno un anno prima”. Quelli tra voi sprezzanti del pericolo possono comunque trovarlo a questo indirizzo.
E’ stato un racconto lungo, questo, e come tutti i racconti lunghi ha più di una morale.
La prima è che la pubblicazione di un proprio scritto non è un diritto sancito da alcuna convenzione o costituzione. Sembra ovvio, e invece pare necessario continuare a specificarlo: scardinate quel cazzo di cassetto, agguantate il libro per lo scrivere il quale avete impiegato gli anni migliori della vostra vita e dategli fuoco come neanche un pompiere di Fahrenheit 451. Oppure fate brillare il comò, direttamente. L’umanità tutta vi sarà grata per non averle proposto ulteriori fesserie da leggere.
La seconda è che – l’avrete capito tutti – Maria Grazia Torri è una vittima. Di sé e della propria ambizione di scrivere, soprattutto, ma anche di chi ne ha utilizzato la sua morte come mezzo per diffondere teorie retrive che sono passate di moda intorno all’autunno-inverno del basso medioevo. Spiace che sia morta, ma questo non ne fa una grande scrittrice, né avalla in alcun modo le tesi che tanto l’hanno affascinata.
La terza e più importante è che, porca puttana, un tumore è un tumore. Punto. Non si contrae a causa dell’indifferenza generale nei riguardi dei propri sogni, delle proprie aspirazioni, di quel che si vorrebbe essere e invece non si è. Un tumore è un tumore: una massa schifosa di malefiche cellule assassine che, proprio in quanto massa schifosa eccetera eccetera, il giovedì mattina se ne fotte altamente dell’uscita in edicola di TuttoLibri.
Personalmente, pur apprezzando la morale, devo dire che se Lorenzetto ha colto l’occasione al balzo per farsi notare, Gianluca non ha fatto molto meglio, pur non essendo assolutamente ai livelli del primo.
Personalmente, pur apprezzando la morale, devo dire che se Lorenzetto ha colto l’occasione al balzo per farsi notare, Gianluca non ha fatto molto meglio, pur non essendo assolutamente ai livelli del primo.
Se parli di Gianluca Neri credimi, non ha bisogno di farsi notare. Fai una ricerca su Google o su Wikipedia e ne saprai parecchio su di lui
Se parli di Gianluca Neri credimi, non ha bisogno di farsi notare. Fai una ricerca su Google o su Wikipedia e ne saprai parecchio su di lui
Non sapevo chi fosse ma, da come scriveva si capiva che era uno del mestiere.
Tuttavia rimango del parere descritto sopra
Non ha fatto una gigantesca cavolata come Lorenzetto ma, l’obiettivo era quello. Un po’ di notorietà in più non fa mai male.
Non sapevo chi fosse ma, da come scriveva si capiva che era uno del mestiere.
Tuttavia rimango del parere descritto sopra
Non ha fatto una gigantesca cavolata come Lorenzetto ma, l’obiettivo era quello. Un po’ di notorietà in più non fa mai male.
Contento tu
Contento tu
….(da articolo Lorenzetto ) …”Vi do conto, dunque, del «quasi nient’altro» di cui s’è potuto occupare negli ultimi sei mesi Sandro Veronesi, trattenuto al capezzale del padre: dichiarazione all’Ansa per segnalare di non essere «per nulla offeso della presunta “morettizzazione” di Caos calmo» (1 febbraio); conferenza stampa per rispondere alle critiche mosse dalla Cei al film tratto dal suo romanzo (13 febbraio); adesione all’«Unità day» a sostegno del giornale fondato da Antonio Gramsci (17 febbraio); dichiarazione all’Ansa per segnalare di essere «stupito e anche molto seccato», e più oltre «allibito», per il fatto «che sia stata tirata in ballo senza alcun fondamento» una scena di Caos calmo con un bambino down (17 febbraio); partecipazione a una puntata di Otto e mezzo su La7 (22 febbraio); presenza sul palco in piazza Duomo a Prato per il comizio di Walter Veltroni, candidato premier del Pd (2 marzo); annuncio della partecipazione al varietà Dottor Djembe via dal solito Tam Tam su Radiotre (14 marzo); annuncio della partecipazione al Perfect day organizzato a Torino dalla scuola di scrittura Holden (15 marzo); polemica col governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che aveva trovato un’edizione tascabile di un romanzo pubblicato con Mondadori nel 2001, nonostante Veronesi dichiari d’aver lasciato questa casa editrice nel 1994 (26 marzo); ritiro del Prix Méditerranée a Parigi (1 aprile); partecipazione alle operazioni di voto del comitato artistico di garanzia del Musicultura festival di Macerata (29 aprile); annuncio della partecipazione alla seconda edizione di Officina Italia, festival dedicato alla creatività artistica italiana organizzato alla palazzina Liberty di Milano (12 maggio); invito (si ignora se accettato) sull’isola dell’Asinara per la rassegna cinematografica Nuovo Carcere Paradiso (16 giugno); dichiarazione all’Ansa sulla partita Italia-Spagna degli Europei: «Se la mettiamo sul testa a testa individuale, tra Calatrava e Piano lo spagnolo non tocca palla» (18 giugno). Il padre di Veronesi moriva una settimana dopo….”
Riporto questo pezzo per la precisione.
Mi dispiace immensamente che si continui con scritti velenosi solo per partito preso. Non è un modo logico di procedere. Maria Grazia Torri non aveva certo bisogno di un libro per farsi pubblicità. Era abbastanza conosciuta nel mondo dell’arte. Purtroppo non era in grado di leccare il culo a nessuno e meno che mai a questo o quel politico per far si che le sue “schifezze letterarie” diventassero dei best-sellers. Cosa che invece è capitata ad altri. Il suo destino ha incrociato la vicenda di Cogne e da giornalista qual’era, anche se di arte fino a quel punto, si è interessata, ha lottato per mostrare un’altra via per la soluzione del caso. “Chi cazzo gliel’ha fatto fare” sicuramente è stata la sua coscienza. Perchè esiste chi questa cosa ce l’ha e la riconosce in sè e la suppone negli altri. Lei era già affetta da un cancro che l’aveva devastata. Lei per la medicina ufficiale era un morto che cammina, ma camminava da sette anni. L’avevano aiutata la meditazione sui colori di Martin Broffman e la medicina omeopatica; completamente allergica a qualunque medicina. Lo stress patito per portare avanti il suo rapporto, l’unico che si basava su pareri medici e rilievi medici e non su gossip di ballerine, giornalisti da strapazzo disinformati, soubrettes, preti, criminologi. Mi chiedo se Neri lo abbia letto prima di parlarne male.
Eppure Maria Grazia ha citato Veronesi, e me ne aveva parlato molto bene di quel “caos calmo” ed aveva analizzato quel silenzio emozionale di fronte alla morte.
Maria Grazia Torri ha combattuto fino alla fine. Ed un tumore non “è un tumore punto e basta” come possono pensare gli ignoranti in materia. Il suo cancro si è risvegliato proprio per tutte le vicende legate a Cogne, al rapporto che lei ha scritto, alla verità che lei ha cercato anche stando fisicamente molto male. Non gliene importava assolutamente nulla del ritorno economico (cosa che invece importa molto a chi è sempre pronto a mettersi in vendita), lei voleva il ritorno al cuore. Perchè lei un cuore lo aveva e non avrebbe mai osato infierire su un malato terminale così come è stato fatto nei suoi confronti da gente che principalmente non ha rispetto per se stessa e poi non sa ripettare gli altri.
Quali sarebbero poi le teorie retrive che sono state diffuse in virtù della morte di Maria Grazia non è dato sapere. Piuttosto occorrerebbe andare a studiare le teorie più moderne e tra tutti la PNEI.
Anche Neri scrive in malafede, con rabbia e da disinformato. Come tanti del resto. Uno, nessuno, centomila.
Agnese Pozzi
….(da articolo Lorenzetto ) …”Vi do conto, dunque, del «quasi nient’altro» di cui s’è potuto occupare negli ultimi sei mesi Sandro Veronesi, trattenuto al capezzale del padre: dichiarazione all’Ansa per segnalare di non essere «per nulla offeso della presunta “morettizzazione” di Caos calmo» (1 febbraio); conferenza stampa per rispondere alle critiche mosse dalla Cei al film tratto dal suo romanzo (13 febbraio); adesione all’«Unità day» a sostegno del giornale fondato da Antonio Gramsci (17 febbraio); dichiarazione all’Ansa per segnalare di essere «stupito e anche molto seccato», e più oltre «allibito», per il fatto «che sia stata tirata in ballo senza alcun fondamento» una scena di Caos calmo con un bambino down (17 febbraio); partecipazione a una puntata di Otto e mezzo su La7 (22 febbraio); presenza sul palco in piazza Duomo a Prato per il comizio di Walter Veltroni, candidato premier del Pd (2 marzo); annuncio della partecipazione al varietà Dottor Djembe via dal solito Tam Tam su Radiotre (14 marzo); annuncio della partecipazione al Perfect day organizzato a Torino dalla scuola di scrittura Holden (15 marzo); polemica col governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che aveva trovato un’edizione tascabile di un romanzo pubblicato con Mondadori nel 2001, nonostante Veronesi dichiari d’aver lasciato questa casa editrice nel 1994 (26 marzo); ritiro del Prix Méditerranée a Parigi (1 aprile); partecipazione alle operazioni di voto del comitato artistico di garanzia del Musicultura festival di Macerata (29 aprile); annuncio della partecipazione alla seconda edizione di Officina Italia, festival dedicato alla creatività artistica italiana organizzato alla palazzina Liberty di Milano (12 maggio); invito (si ignora se accettato) sull’isola dell’Asinara per la rassegna cinematografica Nuovo Carcere Paradiso (16 giugno); dichiarazione all’Ansa sulla partita Italia-Spagna degli Europei: «Se la mettiamo sul testa a testa individuale, tra Calatrava e Piano lo spagnolo non tocca palla» (18 giugno). Il padre di Veronesi moriva una settimana dopo….”
Riporto questo pezzo per la precisione.
Mi dispiace immensamente che si continui con scritti velenosi solo per partito preso. Non è un modo logico di procedere. Maria Grazia Torri non aveva certo bisogno di un libro per farsi pubblicità. Era abbastanza conosciuta nel mondo dell’arte. Purtroppo non era in grado di leccare il culo a nessuno e meno che mai a questo o quel politico per far si che le sue “schifezze letterarie” diventassero dei best-sellers. Cosa che invece è capitata ad altri. Il suo destino ha incrociato la vicenda di Cogne e da giornalista qual’era, anche se di arte fino a quel punto, si è interessata, ha lottato per mostrare un’altra via per la soluzione del caso. “Chi cazzo gliel’ha fatto fare” sicuramente è stata la sua coscienza. Perchè esiste chi questa cosa ce l’ha e la riconosce in sè e la suppone negli altri. Lei era già affetta da un cancro che l’aveva devastata. Lei per la medicina ufficiale era un morto che cammina, ma camminava da sette anni. L’avevano aiutata la meditazione sui colori di Martin Broffman e la medicina omeopatica; completamente allergica a qualunque medicina. Lo stress patito per portare avanti il suo rapporto, l’unico che si basava su pareri medici e rilievi medici e non su gossip di ballerine, giornalisti da strapazzo disinformati, soubrettes, preti, criminologi. Mi chiedo se Neri lo abbia letto prima di parlarne male.
Eppure Maria Grazia ha citato Veronesi, e me ne aveva parlato molto bene di quel “caos calmo” ed aveva analizzato quel silenzio emozionale di fronte alla morte.
Maria Grazia Torri ha combattuto fino alla fine. Ed un tumore non “è un tumore punto e basta” come possono pensare gli ignoranti in materia. Il suo cancro si è risvegliato proprio per tutte le vicende legate a Cogne, al rapporto che lei ha scritto, alla verità che lei ha cercato anche stando fisicamente molto male. Non gliene importava assolutamente nulla del ritorno economico (cosa che invece importa molto a chi è sempre pronto a mettersi in vendita), lei voleva il ritorno al cuore. Perchè lei un cuore lo aveva e non avrebbe mai osato infierire su un malato terminale così come è stato fatto nei suoi confronti da gente che principalmente non ha rispetto per se stessa e poi non sa ripettare gli altri.
Quali sarebbero poi le teorie retrive che sono state diffuse in virtù della morte di Maria Grazia non è dato sapere. Piuttosto occorrerebbe andare a studiare le teorie più moderne e tra tutti la PNEI.
Anche Neri scrive in malafede, con rabbia e da disinformato. Come tanti del resto. Uno, nessuno, centomila.
Agnese Pozzi
dimenticavo di precisare:
SAMUELE si chiamava LORENZI e non FRANZONI …
dimenticavo di precisare:
SAMUELE si chiamava LORENZI e non FRANZONI …
@Agnese Pozzi
Preso atto e riconsegnato al mittente. Con tutto ciò ognuno è libero di esprimere il proprio parere, anche sbagliando – se così è stato – ma ho i miei dubbi. Grazie per l’intervento
@Agnese Pozzi
Preso atto e riconsegnato al mittente. Con tutto ciò ognuno è libero di esprimere il proprio parere, anche sbagliando – se così è stato – ma ho i miei dubbi. Grazie per l’intervento
A me spiace solo che il dovere di cronaca onnubili la coscienza dei professionisti (!) della carta stampata e non li faccia recedere di fronte a nulla – non si può semplicemente imbastire NULLA di sensato che violi la sacrosanta privatissima dimensione del dolore e della malattia. Proprio non deve diventare oggetto di accanimento a mezzo di scrittura qualsivoglia. Se uno è in un tunnel di dolore familiare, da anni, e per giunta è talento puro, non c’è ragione al mondo che possa essere disturbato. Se poi, andando a bella posta o anche inavvertitamente, non importa, a pungerlo nel dolore vivo, ci si becca una reazione esagerata, bè, bisogna accettarla, e non montarci su un caso, quello sì vlgare: il vizieto!?, ma che vizietto? maddéché!
Sapeste quante proposte lo scrittore ha rifiutato, con pazienza e eleganza, ma anche con fermezza. Perché doveva fare altro, a casa propria. Non c’è storia, non c’è discorso. tutto ciò che è seguito e non si sopisce, maledizione, continua!, è puramente strumentale, e inutile. Diamoci un taglio, su!
A me spiace solo che il dovere di cronaca onnubili la coscienza dei professionisti (!) della carta stampata e non li faccia recedere di fronte a nulla – non si può semplicemente imbastire NULLA di sensato che violi la sacrosanta privatissima dimensione del dolore e della malattia. Proprio non deve diventare oggetto di accanimento a mezzo di scrittura qualsivoglia. Se uno è in un tunnel di dolore familiare, da anni, e per giunta è talento puro, non c’è ragione al mondo che possa essere disturbato. Se poi, andando a bella posta o anche inavvertitamente, non importa, a pungerlo nel dolore vivo, ci si becca una reazione esagerata, bè, bisogna accettarla, e non montarci su un caso, quello sì vlgare: il vizieto!?, ma che vizietto? maddéché!
Sapeste quante proposte lo scrittore ha rifiutato, con pazienza e eleganza, ma anche con fermezza. Perché doveva fare altro, a casa propria. Non c’è storia, non c’è discorso. tutto ciò che è seguito e non si sopisce, maledizione, continua!, è puramente strumentale, e inutile. Diamoci un taglio, su!
L’ho già scritto in un altro punto di questo blog,
comunque lo ripeto qui volentieri.
Giorni fa ho pubblicato nel mio blog l’articolo di Lorenzetto privo del passaggio polemico, quello in cui c’era la rassegna degli ’spregevoli difiuti’, e devo dire che così pulito l’articolo acquista tutt’altro smalto, soprattutto si legge finalmente quello che l’articolo voleva dire.
Ora sempre nel mio blog ho postato un intervento asciutto su questo caso, all’indirizzo http://daltramontoallalba.blog.kataweb.it
Questa non è (auto)pubblicità, sia chiaro: è solo la segnalazione di un intervento. SK
L’ho già scritto in un altro punto di questo blog,
comunque lo ripeto qui volentieri.
Giorni fa ho pubblicato nel mio blog l’articolo di Lorenzetto privo del passaggio polemico, quello in cui c’era la rassegna degli ’spregevoli difiuti’, e devo dire che così pulito l’articolo acquista tutt’altro smalto, soprattutto si legge finalmente quello che l’articolo voleva dire.
Ora sempre nel mio blog ho postato un intervento asciutto su questo caso, all’indirizzo http://daltramontoallalba.blog.kataweb.it
Questa non è (auto)pubblicità, sia chiaro: è solo la segnalazione di un intervento. SK
Sundance Kid, se non dai il link esatto dell’intervento asciutto che avresti scritto, credo che si possa considerare “solo” autopubblicità o, definizione più appropriata, SPAM. Che ne dici, è esatto come fai tu o come dico io? Ed anch’io ho scritto le stesse parole in un altro punto del blog. Scusami eh! Ciao
Sundance Kid, se non dai il link esatto dell’intervento asciutto che avresti scritto, credo che si possa considerare “solo” autopubblicità o, definizione più appropriata, SPAM. Che ne dici, è esatto come fai tu o come dico io? Ed anch’io ho scritto le stesse parole in un altro punto del blog. Scusami eh! Ciao
O Jack, aprendo il blog dal link riportato al post precedente il tuo, e attivo cioè perfettamente funzionante (appena provato) basta scorrere e scendere a “MGTorri … etc.”, e lì leggi.
PS: Sundance Kyd con ‘Y’ e non con ‘I’, e per precise ragioni.
SK
O Jack, aprendo il blog dal link riportato al post precedente il tuo, e attivo cioè perfettamente funzionante (appena provato) basta scorrere e scendere a “MGTorri … etc.”, e lì leggi.
PS: Sundance Kyd con ‘Y’ e non con ‘I’, e per precise ragioni.
SK
Del resto (ho riletto meglio, Jack, la tua replica superba) il link è proprio al post che si apre appena ci clicchi sopra, cioè all’ultimo articolo che ho scritto. Da cui si evince che il mio non è autopropaganda e soprattutto non è SPAM (definizione, la tua, del tutto INAPPROPRIATA, Jack) ed è corretto come agisco io (la proprietà di linguaggio là dove si agisce solo con la scrittura, Jack, è tutto – tolta quella, è già tutto morto e finito: “…le parole sono importanti”).
Una prece.
SK
Del resto (ho riletto meglio, Jack, la tua replica superba) il link è proprio al post che si apre appena ci clicchi sopra, cioè all’ultimo articolo che ho scritto. Da cui si evince che il mio non è autopropaganda e soprattutto non è SPAM (definizione, la tua, del tutto INAPPROPRIATA, Jack) ed è corretto come agisco io (la proprietà di linguaggio là dove si agisce solo con la scrittura, Jack, è tutto – tolta quella, è già tutto morto e finito: “…le parole sono importanti”).
Una prece.
SK
Beh, fai tranquillamente autopropaganda, che vuoi che ti dica. Se per il nome hai assolutamente ragione (tra “i” e “y” c’è parecchia differenza, sorry) non passo sulla mia “INAPPROPRIATA” definizione: era spam perché il primo post non era quello da te indicato, inoltre quando qualcuno indica un articolo personale, solitamente inoltra il link ESATTO al post non l’intero url del blog, scusami eh ma questo – di norma e prassi – si chiama spam. Ma se tu lo vuoi chiamare in altro modo accomodati pure: chi sono io per convincere gli altri che sbagliano. Ma non importa, lo spazio è aperto anche a questo, se i contenuti sono interessanti. Quindi continua pure a linkare il tuo come altri blog (e non scherzo) che fa solamente bene all’informazione. Grazie ancora per il tuo contributo Sundance Kyd, e scusami se ti son sembrato brusco, non è assolutamente voluto
Beh, fai tranquillamente autopropaganda, che vuoi che ti dica. Se per il nome hai assolutamente ragione (tra “i” e “y” c’è parecchia differenza, sorry) non passo sulla mia “INAPPROPRIATA” definizione: era spam perché il primo post non era quello da te indicato, inoltre quando qualcuno indica un articolo personale, solitamente inoltra il link ESATTO al post non l’intero url del blog, scusami eh ma questo – di norma e prassi – si chiama spam. Ma se tu lo vuoi chiamare in altro modo accomodati pure: chi sono io per convincere gli altri che sbagliano. Ma non importa, lo spazio è aperto anche a questo, se i contenuti sono interessanti. Quindi continua pure a linkare il tuo come altri blog (e non scherzo) che fa solamente bene all’informazione. Grazie ancora per il tuo contributo Sundance Kyd, e scusami se ti son sembrato brusco, non è assolutamente voluto
Ancora non ho capito dov’è l’articolo che intendi Sundance. Ho girato mezzo blog ma, non trovo nulla
ciao
Ancora non ho capito dov’è l’articolo che intendi Sundance. Ho girato mezzo blog ma, non trovo nulla
ciao
MGTorri su Franzoni e Cogne è uno, l’altro dovresti andare a ritroso sul blog e, visto che NON si può dare il link perché sarebbe troppo difficile, lo metto io al posto di SK facendo informazione e NON spam
http://daltramontoallalba.blog.kataweb.it/2008/07/05/mgtorri-su-franzoni-e-cogne/
come vedi si può fare lufo: basta volerlo e senza “autopropaganda”.
Scusa Sundance, ma questa te la sei cercata
MGTorri su Franzoni e Cogne è uno, l’altro dovresti andare a ritroso sul blog e, visto che NON si può dare il link perché sarebbe troppo difficile, lo metto io al posto di SK facendo informazione e NON spam
http://daltramontoallalba.blog.kataweb.it/2008/07/05/mgtorri-su-franzoni-e-cogne/
come vedi si può fare lufo: basta volerlo e senza “autopropaganda”.
Scusa Sundance, ma questa te la sei cercata
quello che hai linkato l’avevo trovato. Mi riferivo all’intervento asciutto. Non che non abbia voglia di cercarlo ma, era un modo come un altro per incitare a mettere quel dannato link diretto.
ciao a tutti.
quello che hai linkato l’avevo trovato. Mi riferivo all’intervento asciutto. Non che non abbia voglia di cercarlo ma, era un modo come un altro per incitare a mettere quel dannato link diretto.
ciao a tutti.
Però, via! un po’ di autoincens…azioni (!) ve le fate!
SK
Kyd col ‘Y’ come Thomas, il tragediografo elisabettiano allievo diel caro zio Guglielmo, un modo ‘andìco’ di scrivere ‘ragazzino’… in un punto impensabie del blog questa storellina è ampiamente raccontata: a voi la briga di stanarla!
Però, via! un po’ di autoincens…azioni (!) ve le fate!
SK
Kyd col ‘Y’ come Thomas, il tragediografo elisabettiano allievo diel caro zio Guglielmo, un modo ‘andìco’ di scrivere ‘ragazzino’… in un punto impensabie del blog questa storellina è ampiamente raccontata: a voi la briga di stanarla!
non autoincenso certo il blog. Nè difendo jack che non ne ha bisogno. Dico solo che nel tuo blog non riesco a trovare quest’articolo asciutto.
Ho cercato owblog e open world. Non si trova nulla
ciao ciao
non autoincenso certo il blog. Nè difendo jack che non ne ha bisogno. Dico solo che nel tuo blog non riesco a trovare quest’articolo asciutto.
Ho cercato owblog e open world. Non si trova nulla
ciao ciao