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Il futuro è libero

Dal mainstream tradizionale alla blogosfera

Che i blog siano una delle più valide alternative alle fonti d’informazione mainstream è risaputo, quello che è meno pubblicizzato (dai media tradizionali) è sulla disponibilità della scelta dell’informazione e sulla qualità della stessa. La blogosfera è ormai parte integrata e integrante nel mondo dell’informazione, questo si può facilmente capire da quanti giornalisti professionisti si cimentano nel web creando un blog personale o, direttamente o indirettamente, sotto l’ala protettrice dell’editore per cui lavorano.

I casi di giornalisti cimentati sul web sono tantissimi: Walt MossbergKara Swisher del Wall Street Journal, Chris Anderson di Wired, David Pogue del New York Times tra le “star” internazionali che mi vengono in mente in questo momento. In Italia il discorso è altrettanto valido: Mantellini, De Biase, Sofi, Gilioli, Luca Sofri, Giorgio Gianotto e moltissimi altri che non sto a segnalare per ovvi motivi, sono la fonte d’ispirazione di moltissime persone che fanno di internet il loro mondo primario di aggiornamento quotidiano. Quindi il blog è la cultura vera e dominante nel mondo dell’informazione.
Il blog di per se non fa informazione, ma la integra in un quadro molto più ampio e articolato che è la blogosfera. Ogni blog, sia esso piccolo e di nicchia oppure dettagliato e professionale, è esattamente una goccia nel mare dell’informazione: fanno tutti parte di una comunità che si integra a vicenda comunicando tra loro, linkando o taggando i contenuti più interessanti e importanti, commentando le notizie riportate etc. Tutto questo è la rete. La rete come forma omogenea dell’informazione reale e, spesso, molto più valida del mainstream abituale (tv, radio e giornali). Gli esempi che si possono citare sono talmente tanti che avrei soltanto l’imbarazzo della scelta, ne cito qualcuno solo a titolo esaustivo: i blogger che sono riusciti a riportare il dossier Callipari senza omissioni da parte del governo statunitense, il caso del rootkit della Sony scoperto e denunciato dalla blogosfera, la scatoletta sotto la giacca di Bush durante un dibattito televisivo con Kerry ha fatto credere che fosse un apparecchio per ricevere le risposte dal suo staff, le accuse mosse contro un fornitore della Benetton in Turchia e sul lavoro minorile di cui faceva uso (cit. da “L’economia della felicità” N.d.r.). Le informazioni girano in rete, vengono condivise, riportate e citate da altri blogger, che a loro volta usano il passaparola vocale e mediatico (telefonia, sms, IM) raggiungendo picchi di ascolto mai raggiunti prima.

La tecnologia è adesso un arma condivisa anche dai massmedia classici. Sempre più giornali online usano i blog e i blogger per raggiungere un alto indice di presenze sui loro siti. Ma questo è anche un arma a doppio taglio. Oggi il business online è riversato sull’advertising: colossi come Google, Yahoo e Microsoft hanno capito che i veri affari si fanno integrando pubblicità mirata sui singoli siti degli utenti o sui motori di ricerca di loro proprietà.

Il motore di ricerca per definizione è Google, ma il primo in assoluto è stato Yahoo. L’azienda di Sunneyvale ha perso parte di utenza e di introiti pubblicitari perché rimandava gli annunci e le ricerche fatte dagli utenti sui propri siti. L’utente non vuole informazioni da un singolo sito web, ma vuole un informazione più vasta e completa possibile. Questo ha messo fine al predominio di Yahoo e dato il la al primato praticamente inespugnabile di Google. Microsoft è un argomento a parte. Il colosso di Redmond è nato come software-house e non ha creduto da subito alle potenzialità della rete, per questo – e probabilmente solo per questo – è rimasta indietro rispetto ai due concorrenti. Ma tutti e tre colossi credono che i blog siano la realtà futura dell’informazione online. Con diverse attitudini e specifiche ricerche di settore, le tre stelle del firmamento internet rendono la vita molto semplice a chi si vuole cimentare per la prima volta nella blogosfera, e perché no, fare qualche soldini con i propri contenuti. Google integra sempre più spesso i suoi AdSense nei blog e nei siti personali e professionali, Yahoo cerca di fare ciò che fa Blogger col suo MyYahoo, anche se con meno successo del concorrente, Microsoft ha da una vita la piattaforma Windows Spaces Live che consente di creare il proprio blog personale senza troppe pretese. Differenze fondamentali tra i tre colossi, ma entrambi cercano la via del blog come alternativa a quella classica. Dopo ci sono i “professionisti del blog”: piattaforme nate esclusivamente per creare, adattare, funzionare a favore dell’esperto – ma anche no – con contenuti più “seri e creativi” per dare la possibilità a coloro che intendono crearsi il proprio spazio meno voluttuoso e personale, senza sminuire la classicità dell’informazione pubblicata. WordPress è sicuramente la piattaforma principale usata dalla maggior parte dei blogger mondiali: open source, quindi con altissime possibilità di personalizzazioni, e soprattutto con una comunity valida e sempre pronta ad aiutarsi a vicenda. Questa è la vera innovazione della blogosfera: la comunità online fa sì che il contenuto creato da un singolo utente venga riportato agli albori della cronaca con il passaparola in rete. E proprio per questo che il blog viene sempre più considerato il metodo informativo più all’avanguardia e attendibile da tutti gli utenti.

Notizia di oggi: Paidcontent.org è stata acquisita dal Guardian Media Group, editore di The Guardian e di The Observer, per una cifra che si aggira intorno ai 19 milioni di euro. Come riporta Repubblica, in un articolo di Alessandro Longo (blogger anch’esso): «Paidcontent è a tutti gli effetti un network d’informazione strutturato come un’azienda. [...] È nato nel 2002 come un piccolo blog, fondato dal giornalista Rafat Alì, ha 25 dipendenti ed è riuscito a formare un insieme di siti. A Paidcontent. org si sono aggiunti anche MocoNews e ContentSutra, il taglio scelto per le notizie e i commenti è molto specifico: il business dei contenuti digitali, rivolgendosi ad aziende e a addetti al settore. Moconews è più focalizzato sui cellulari, ContentSutra sul mercato indiano. [...] Questa è la prima grossa acquisizione del The Guardian fuori il regno unito: è una mossa che rientra in una strategia: andare all’assalto, in fretta e anche a forza di acquisizioni, del nuovo mercato dei media digitali. Ha scelto di partire da Paidcontent anche perché è un’azienda americana, dotata quindi di un pubblico di valore per The Guardian e i suoi inserzionisti. [...] La storia di Paidcontent dimostra che siti costruiti nella forma di blog possono incrociare i propri destini con i media tradizionali, man mano che questi ultimi accrescono il proprio impegno nel mercato dei nuovi media. E man mano che i blog riescono sempre più a fare informazione originale rispetto a quanto esce sui giornali».
Quindi anche i media tradizionali credono che la blogosfera riesca a fare “informazione originale rispetto ai giornali”. Come si sono accorti che anche sull’alternativa all’informazione tradizionale si riesce a creare un business che non ha nulla da invidiare a quello tradizionale.
C’era da aspettarselo no?

Martedì, 15 Luglio 2008 11:46 33 - Pubblicato da Jack | Articoli | , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

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