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Il futuro è libero

E famolo…

Faccio due rapidi calcoli. 1° calcolo: da 3 mesi Berlusconi è a capo del Governo, e in tre mesi si è fatto una decina di leggi ad personam, cioè poco più di 3 al mese. 2° calcolo: da tre mesi Veltroni (e il Pd assieme all’Idv) sono all’opposizione, e in tre mesi non sono riusciti a produrre opposizione, cioè 0 al mese. Quindi facendo una semplicissima proporzione Berlusconi : 3=Veltroni : 0.
Poi rifaccio altri due calcoli sulla sponda americana. 1° calcolo: Obama in 16 mesi di campagna elettorale per le primarie democratiche ha fatto tabula rasa di elettori, record di fondi e il pieno di delegati. 2° calcolo: McCain in un anno di primarie ha avuto la meglio su tutti i candidati senza nemmeno lottare, senza ricevere granché di fondi ed ha avuto la nomination repubblicana per manifesta superiorità. Quindi la proporzione che se ne evince è la seguente Obama : record=McCain : facile. Secondo voi, si potrebbe fare la debita proporzione in chiave italiana? Proviamoci!

L’America non è l’Italia e Walter non è Obama, e su questo non ci piove. Veltroni crea il Partito Democratico del “noi andiamo da soli”, e da un bel colpo all’agonizzante Governo Prodi, anche se, in realtà, non fu sua la colpa della definitiva caduta del professore. Per dimostrare a tutti che il motto dell’Italia democratica è come quello del fratello maggiore nordamericano, Walter si inventa anche l’originale slogan: Si può fare! Non ancora contento di quanto americanizzato sia il Pd, Veltroni si inventa le primarie (lo so, anche Prodi le fece anni prima, uff). Vince a mani basse come McCain (ma non era Obama il modello da seguire?) e quindi diventa il candidato democratico alle presidenziali alla premiership nella penisola.
L’idea di partenza del segretario del Pd era un misto di americano a Roma con la (vana) speranza di arrivare a tu per tu con Berlusconi allo scrutinio, ma, come ricordiamo bene, quel vis-to-vis non ci fu, anzi fu un vero disastro per Walter si-può-fare Veltroni. Dall’altra parte della barricata invece, Berlusconi è stato da sempre – diciamo da 14 anni a questa parte – l’unico candidato proponibile (?) per il centro-destra. Se ci mettiamo anche il non-governo Prodi degli ultimi due anni, allora si capisce immediatamente il perché della vittoria del cavaliere sul candidato del centro-sinistra. Ma andiamo ai giorni d’oggi.
Berlusconi non commette gli sbagli del suo ultimo mandato (le leggi importanti per se stesso fatte l’ultimo anno di mandato), quindi appena entrato in possesso della poltrona di capo del Governo ha cercato – e riuscito – di non ripetere gli errori passati, lodo Alfano su tutti. Veltroni mette sul piatto della bilancia il suo mastino abruzzese, quel Di Pietro nemico da anni di Berlusconi, che, al contrario di quel che pensa Walter, si crea un aura di celodurismo leghista in chiave meridionale: il NoCavDay ne è la prova sopraffina. Veltroni lo ammonisce, Di Pietro lo manda a quel paese. Fine della storia, e fine dell’opposizione.

Cosa avevo in mente con questo post è subito chiarito: cambiamento.
Il vento di cambiamento è avvenuto solo negli Stati Uniti dove Barack ha creduto in questo moto cangiante con tutta la caparbietà di cui è capace, con la forza che riesce a sprigionare sia nei momenti dove deve tirar fuori le palle (vedi i dibattiti televisivi con la Clinton), sia in quelli dove deve convincere gli indecisi. Ha fatto vedere agli americani la “sua” visione della nuova America facendo trasparire tutto il carisma di un afro-americano che lotta per una cosa a cui crede. Ha usato la rete come nessuno mai finora (e la rete a sua volta lo premia), e ha sbattuto al muro la più agguerrita delle rivali (sempre la Clinton) prendendola con se subito dopo contro quel John McCain che ha vinto le sue primarie senza lottare, senza spendere molto e, soprattutto, disconoscendo la rete e usando il potere mediatico “classico” per la campagna pubblicitaria. Differenze tra i due? Una e nessuna.
Una
la novità su tutti e due i fronti. Obama il primo nero con chance concrete per diventare Presidente, McCain il reduce del Vietnam che – apparentemente – odia Bush garante delle guerre nel mondo.
Nessuna: entrambi hanno manifestato la loro disponibilità nel rimanere in Iraq e Afghanistan.
Ma tra i due candidati ci sono pochissimi punti in comune: il vecchio contro il nuovo, il moderno contro l’antico.

Il vento di cambiamento in Italia è apparso come una flebile brezza mattutina: fa bene ai polmoni, ma diventa inutile col passare delle ore.
Lo stato d’animo che avevo, appena sentito lo slogan di Veltroni, è stato davvero come un aria di soddisfazione (finalmente!) per il primo discorso del segretario Pd, quel “si può fare” che ritenevo possibile, fosse solo per la voglia di mandare a casa Berlusconi (stavolta senza Prodi in mezzo) e per la voglia di “fare” di Walter. Quella voglia che col passare del tempo si affievoliva, col passare del tempo scemava verso una realtà più dura ma non per questo meno carica di effetto e voglia di cambiamento: si possono cambiare le cose anche facendo opposizione. Opposizione.
La parolina magica che il vecchio Pci considerava sua e che i DS credevano fosse l’unica possibile per la sinistra italiana. Poi è arrivato Prodi e il suo alberello pasquale, e la parola nuova diventò “governare l’Italia“. Inutile rivangare fasti passati.
Oggi i sentimenti che si sentono principalmente in seno al Pd sono cinque: confusione, ansia, resistenza, frustrazione e stagnazione(*).
Siamo confusamente ansiosi o in una frustrante stagnazione? Dobbiamo resistere a chi ci confonde la strada da seguire, ma ci stiamo stagnando perché quella strada proprio non c’è. O solo perché nessuno ci indica quella giusta. E non basta cambiare leader per vederla, perché non siamo da Unieuro e non entriamo ottimisti per uscirne felici. Ma siamo semplicemente infelici di questa opposizione stantia e inutile.
Ma noi siamo il Pd. Quelli del “si può fare“. E allora “famolo“.

(*) Cit. Antonio Sofi

Martedì, 22 Luglio 2008 19:56 05 - Pubblicato da Jack | Articoli | , , , , , , , | No Comments Yet

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