Net Neutrality on Google
Si parla così spesso e così male di Net Neutrality che a volte ci scordiamo cosa sia. Secondo Google la “network neutrality è il principio per cui gli utenti di internet dovrebbero avere il controllo su cosa possono vedere e quali applicazioni vogliono usare su internet”. Allora perché sta cercando di differenziare le connessioni creando – assieme ad alcuni fornitori Internet – una corsia preferenziale per i suoi contenuti?
Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo dove indica col nome di “OpenEdge” l’operazione che sta portando avanti Google con alcuni provider. Questo comporta in teoria due cose: che la Net Neutrality che dice BigG è mera fantasia, e dove si fa business l’ideologia è tutta fuffa. La cosa che colpisce più di tutto non è tanto la via diversificata della connettività a pagamento ultra-veloce, ma quanto la possibilità di farla Google diventando a sua volta l’ennesimo monopolista della rete. Anzi, a questo punto diverrebbe il Re assoluto del Web.
Se fosse vera un’operazione del genere - e non lo è, a quanto dice Google – si amplierebbero i poteri di Mountain View: acquisterebbe quel potere intrinseco di unico motore di ricerca su quella linea, filtrando i contenuti della concorrenza a scapito della visibilità; avendo Doubleclick e AdPlaner nel paniere, porterebbe il mercato dell’advertising online ad un unica possibile posizione dominante, stessa identica cosa varrebbe per il mercato del Payperclick; un’autostrada virtuale come quella che si prospetterebbe, porterebbe a morte certa quei piccoli siti che per mancanza di fondi – o per scelta personale e/o ideologica – non ne farebbero parte; di tutte le tre cose messe assieme diverrebbe in un sol colpo giudice, giuria e carnefice, perché diventa a sua completa e totale discrezione chi avrà il permesso di passare (a pagamento) e chi invece resta al valico.
Qualcuno invece pensa che non esista nessuna violazione della Net Neutrality: Doc Searls – scrittore, giornalista e co-autore di The Cluetrain Manifesto -, in un articolo di oggi, scrive che si tratta in realtà di “edge caching“, in pratica di una pulizia profonda della cache, anche se a pagamento. Esattamente ciò che che ha scritto Richard Whitt nel Google Public Policy Blog linkato sopra. Secondo Searls il WSJ starebbe svolgendo una sua personale battaglia contro Google, scrivendo cose che in realtà sono false, come scrive anche Whitt, ma, essendo la neutralità della rete un argomento altamente politico, il WSJ si ci butta a capofitto. Ma questo non significa che Google stia operando nel male, anzi – continua Searls – non si può certo paragonare l’edge caching con la net neutrality: mentre la prima è un’operazione che fanno praticamente tutte le aziende del settore cercando di trarre profitto dalla velocità “a richiesta”, la seconda esprime esattamente una legge che nessuno potrà mai disubbidire (fino ad oggi): la rete è di tutti e nessuno è esclusivista di connettività.
Certo che quando si parla di Google i dubbi sono tanti, io – oggi – propendo per l’edge caching, però un pensierino alle parole di Kumar e Rhoads inizierò a farlo appena si sapranno notizie più approfondite in merito.
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