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Difatti diventano incubi, non sogni. Ad inizio settimana Veltroni è andato a rinfrancare Bassolino che il suo posto è salvo… ma si è preso i calci in culo dalla gente. Non tutta direte vero? Quelli che lo hanno applaudito erano del PdL, fidatevi.

Il 20 gennaio alle 18 – minuto più minuto meno – c’è stato il giuramento di Obama come 44esimo Presidente degli Stati Uniti. Il primo presidente nero, il primo che parla al cuore della gente, ma anche il primo presidente che ha vinto anche grazie alla rete… e che ha promesso grande innovazione. Ha già iniziato.

Quando negli anni ’80 la Fiat, anzi “Il Gruppo Fiat”, era perennemente in rosso e invece di migliorare la qualità delle auto chiedeva soldi allo Stato, qualunque Governo fosse in carica gli dava la mazzetta senza fiatare. Fino a quando però, con l’avvento della seconda Repubblica, soldi all’industria dell’auto non ne sono stati più concessi: la Fiat ha chiamato dei top manager in gamba che hanno riportato l’azienda torinese ai vertici in quasi tutti i campi… e senza soldi statali. Adesso siamo tornati indietro di vent’anni.

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate, leggeva il sommo poeta all’ingresso dell’Inferno. Oggi quella scritta è sulla porta della Commissione di Vigilanza Rai. Dopo mesi di trattative il centro-destra vota Villari come Presidenze dell’organo di vigilanza Rai, ben presto però – compiaciuti dalla componente del Pd, partito del Presidente appena votato – gli voltano le spalle, e lo stesso Partito Democratico lo espelle addirittura dal partito. Ieri anche i Presidenti di Camera e Senato, Schifani e Fini, sciolgono la Commissione dando mandato per una nuova elezione del Presidente. Stavolta sono tutti d’accordo nel nome da fare: Sergio Zavoli, il nuovo che avanza. Villari, da meridionale tutto d’un pezzo, non ci sta e si ribella alla grande: «Farò ricorso al Tar o alla Corte Costituzionale. Sto valutando con i miei legali dal punto di vista tecnico se posso rivalermi». L’ho sempre pensato che è un uomo attaccato alla poltrona al suo lavoro.

«Internet, dono per l’umanità». A dirlo non è il solito smanettone del web, ma Benedetto XVI in un suo discorso alla 43esima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. «Sarebbe un grave danno se le tecnologie digitali e del loro (corretto) utilizzo non fossero accessibili a tutti, specialmente ai più poveri e agli emarginati ed è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali. Coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi».
Anche se poi se la prende con Facebook e MySpace per le “facili amicizie”, il Papa non disdegna di dire che la rete è un bene e non – come dicono in troppi – il male assoluto del XXI secolo. Non lo dice solo per promuovere il nuovissimo canale su YouTube del Vaticano, ma perché ci crede!
Quanto vorrei credere al dono del Papa, ma fintanto che l’ultimo della sua specie non si convertirà all’internettismo, avrò sempre dei dubbi. Sbaglierò, ma son fatto così, che volete farci.