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Berlusconi, Bersani, Cappellacci, Elezioni, PD, PdL, Sardegna, Sconfitta, Soru, Veltroni
La battaglia Soru-Cappellacci è finita con una disfatta del primo: 43 a 52 in termini percentuali con un distacco di 9 (NOVE) punti. Ve lo aspettavate? Io no a dir la verità, anche se nel liveblogging di stanotte ad un certo punto l’ho creduto molto probabile.
Alcune riflessioni sono di norma da fare non solo l’indomani, ma per tutta la settimana (non io eh!). Adesso mi piacerebbe sentire cosa hanno da dire Soru, Veltroni e la direzione del Pd in seduta plenaria congiunta a reti unificate. Veltroni tempo addietro diceva che il voto in Sardegna non era un referendum tra lui e Berlusconi (povero fesso…), ma un voto regionale gestito e voluto da Soru con piena e totale autorità sul partito e sulla coalizione.
Una sconfitta di così larga misura non fa altro che spaccare ancor di più la già precaria solitudine del Pd: se pensiamo che anche Bersani si è ufficialmente candidato alle primarie, Renzi si è dissociato dalla direzione e ha vinto le primarie fiorentine battendo i colossi mandati dal partito, le recenti voci su un possibile passaggio di Soru a Roma pronto a scalzare la poltrona di Walter, e adesso la seconda cocente sconfitta dopo quella abruzzese, non fanno che attestare la fine – ormai praticamente certa – dell’era veltroniana. Avanti il prossimo!
Perdere come. È chiaro che esistono sconfitte e sconfitte. Perdere è normale, ma perdere anche la faccia, quel poco di reputazione che si era guadagnata (e che si è persa in un attimo) non è cosa da poco e non è da tutti. Una pesante sconfitta elettorale ci può sempre stare: dipende dal periodo storico, dal momento difficile del Paese, da chi sono i candidati e dalle possibilità del partito stesso di creare un disegno elettorale e pianificarlo a dovere. Ma quattro sconfitte così cocenti una dietro l’altra fanno pensare che forse il progetto, nato con i migliori auspici, ma perso per strada via via si andava avanti per merito di un Berlusconi che aumentava costantemente nei sondaggi, andrebbe cambiato e adeguarlo alla situazione attuale. Ma come fare, con chi e partendo da dove?
Credo sia abbastanza semplice volendo: (come fare) rimandare a casa l’attuale direzione e (con chi) cercare tra i giovani gli ideali sostituti, che ce ne sono. (Partendo da dove) Partire dalle facce nuove, farsi le ossa porta a porta (senza bus possibilmente) facendosi conoscere dall’elettorato perso, cercando di capire cosa vuole la gente e combattere Berlusconi sul proprio campo: gli organi d’informazione e l’asprezza dei contenuti. Poco importa a questo punto se alle prossime nazionali verremmo sconfitti perché sconosciuti, l’importante è aver creato una direzione nazionale che lotti su ogni punto ritenuto sbagliato… e state certi che sarà una lotta ardua e infinita. Ma ci saremo… loro, i nuovi volti del Pd, saranno ciò che l’elettorato vede per un futuro più limpido e ideale per poter governare questo Paese. È difficile che l’attuale direzione si rassegni alla sconfitta (propria, non elettorale) e cambi panorama politico al suo interno. Ma le spallate servono a questo: Veltroni lo ha già fatto con Prodi e non vedo perché non lo si possa fare con altri candidati. I dati di oggi danno esattamente questi risultati.
Soru era in effetti il candidato giusto: simpatico ai più, combattivo, sardo e – per certi versi – autoritario (avete visto l’intervento a Studio aperto della giornalista Mediaset che doveva intervistarlo? No? Peccato! Cercatelo che ne vale la pena). L’altra faccia della medaglia è il Pd e la coalizione. Se Soru ha preso il 43%, la coalizione è molto al di sotto con un misero 38.6%, cioè quasi cinque punti in meno del candidato. Ma è il Pd a perdere in malo modo e pesantissimo: dal 36% delle scorse politiche al 25% di ieri. Sono calati di undici punti in meno di un anno. Se la distanza tra destra e sinistra alle scorse politiche era di un benaugurate 3%, adesso il distacco è addirittura di 18 punti tra le due coalizioni. Roba da non credere e da far rizzare i capelli a qualsiasi direttivo nazionale. E invece no! Stamane il Pd si è spaccato ancora di più: D’Alema aprirebbe volentieri al Prc, Rutelli all’Udc, la Bonino crede che il Pd non arrivi alle europee, Bersani dice che un congresso anticipato non si farà e che «da questa posizione non mi sposta neanche Gesù Cristo» (alla faccia dei comunisti), Cacciari commenta che Veltroni deve rimanere al suo posto ma che deve necessariamente modificare il suo ruolo e l’impostazione del partito, mentre Soru dichiara che il suo futuro è nel Pd (minaccia o promessa?). E Veltroni? Convoca il coordinamento del partito per analizzare il voto. Ma c’è ben poco da analizzare.
Perdere quando. Al momento giusto direi. Questa forse è la situazione ideale per fare dei cambiamenti nel Pd, partendo dai vertici e finendo sulla struttura stessa del partito. Ricordiamoci che il Pd si è schierato diviso sulla legge Eluana, dove nemmeno i capi erano attestati su una posizione ben precisa. Mi ricordo che nello statuto del Pd c’era un paragrafo che diceva pressappoco “il Pd è per una libera scelta dell’individuo, sosterremo il diritto di ciascuno di esprimere la volontà sulla fine della propria vita”. Hanno fatto l’opposto facendo in modo di far dimettere Ignazio Marino sostituendolo con la teodem Dorina Bianchi, a sua volta ha già fatto sapere che se passasse il referendum di Marino, ci sarebbero gravi ripercussioni all’interno del partito. Non credete che sia ora di cambiare? Quando i sottoscrittori del programma del Pd lo hanno firmato, hanno firmato anche lo statuto e quindi quella semplicissima norma – tra l’altra contenuta anche nella Costituzione – che regola il comportamento degli aderenti su una possibile fine-vita. La sottoscrizione vale per tutto, non solo per alcune parti, mentre per altre esiste la possibilità di decidere dopo. Se non si è d’accordo con l’operato del partito allora si potrebbero creare dissensi al suo interno, ma quando firmi un documento programmatico lo fai con cognizione di causa. E se non si è successivamente d’accordo con alcune norme, il parlamentare dovrebbe dimettersi. A tutta la direzione è stato chiesto di esprimere il proprio parere personale senza tener conto dello statuto. Non lo reputo giusto. La mia idea è che lo statuto esista solo per riempire una pagina che sarebbe stata bianca. Questa è solamente uno dei motivi per cui il coordinamento nazionale va cambiato.
Nei prossimi giorni vedremo cosa faranno i vertici, auspico una soluzione drastica e risolutiva, ma è difficile che possa avverarsi. Pensate ai giovani della direzione nazionale. Provateci, non è difficile. Tanto più in basso di così!
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