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Boccia, Civati, Cuperlo, iMille, Mogherini, NON TORNIAMO INDIETRO, PD, Renzi, Scalfarotto, Simoni, Sofri, Veltroni
Il Re è morto, viva il Re. Una volta si diceva così quando un sovrano se ne andava a miglior vita, ma oggi, nel caso di un partito politico che si estingue – anche se sarebbe giusto dire mai nato – come possiamo comportarci, cosa possiamo dire. Non bastano in realtà le dimissioni di Veltroni a capo dell’esecutivo per poter intraprendere una nuova strada, più in salita ma forse più proficua, con gli auspici che tutti chiediamo e crediamo. Non basta perché all’interno del partito ci sono – purtroppo – dei conigli fuori dalla gabbia, persone il cui unico scopo è stato mettere in discussione tutte le proposte avanzate dall’ex segretario.
La disfatta sarda è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non è di per sé l’unica motivazione per cui il segretario si è dimesso, è stata però l’ultima di una serie di vicissitudini sfortunate, se così vogliamo chiamarle, vicissitudini che hanno aperto la strada a nuove e inevitabili conseguenze: la guida del partito sarà probabilmente affidata a Franceschini fino al congresso, se la Costituente lo confermerà, l’inopportuna scelta dei tempi di Bersani di candidarsi alle primarie di ottobre, la scelta oculata di D’Alema di farsi da parte per pugnalare Veltroni alle spalle, la spaccatura all’interno che ha portato – come capita SEMPRE alla sinistra – le varie correnti e correntini, i Teodem che si comportano come i partiti dell’Ulivo che hanno portato alla caduta di Prodi.
Nessuno che mai si prende la responsabilità di guardare al futuro: gli iMille sono la speranza del Pd, volente o nolente sono loro che traghetteranno il partito verso gli anni a venire. Le persone ci sono, basta puntare su di loro. Partendo da Matteo Renzi, Presidente della provincia fiorentina e fresco vincitore delle primarie, a Francesco Boccia che recentemente ha rifiutato l’ingresso nella segreteria regionale pugliese del partito perché quest ultimo troppo compromesso, al deputato Gianni Cuperlo il più veltroniano dei dalemiani ed ex responsabile comunicazione dei DS , a Federica Mogherini presa di mira da tutti – anche da noi – per le sue continue assenza alle votazioni della Camera, scoprendo successivamente che erano causate dalla maternità, ma che si batte – tutti i giorni – per una politica migliore in Parlamento, a Pippo Civati e il suo costante impegno in tutto ciò che fa, a Luca Sofri giornalista e appartenente al direttivo del Pd, a Ivan Scalfarotto per il suo impegno nel sociale e contro la discriminazione dei gay, a Marco Simoni per i suoi attacchi ai poteri forti – come tutti gli iMille -, e soprattutto a tutti quelli che hanno aderito a “NON TORNIAMO INDIETRO“. Ma in testa al gruppo ci siamo noi cittadini, noi che abbiamo ancora voglia di portare avanti questo progetto perché è giusto e perché ci crediamo ancora. Perché in realtà, siamo noi il Partito Democratico.
Il Partito Democratico e’ nato per cambiare l’Italia. Non e’ solo, ne’ innanzitutto, la sintesi di due tradizioni politiche del secolo scorso, gloriose ma storicamente esaurite. E’ il progetto di portare il nostro paese nella contemporaneità’, nel mondo che cambia. Innovazione, mobilita’ sociale, trasparenza ed equità’ in un paese che appare invece sempre più’ bloccato, diviso e chiuso nelle proprie paure e nel proprio passato. Quella missione di cambiamento e’ oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente. E’ un progetto culturale prima ancora che politico. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo puntato con fermezza sul futuro. Sara’ un lavoro lungo, che avrà’ bisogno di energia, senso di responsabilità’ e spirito di squadra. Noi siamo pronti a continuare a lavorare per realizzarlo.
Il partito nato per dare una spruzzata di aria fresca, una sferzata dura ai vecchi poteri logoranti e attaccati alle macerie del passato, non è morto. Ha avuto solo una battuta d’arresto come capita ad ogni nuovo progetto. Ma l’ideologia, la voglia di cambiamento, la costante nella ricerca di un futuro migliore è più viva che mai. È li’, pronta per essere colta da chi ha coraggio e crede nel lavoro fin qui svolto. I vecchi parrucconi è ora che vadano in pensione, abbiamo bisogno di gente che crede nel progetto, che metta anima e corpo per cambiare le cose. Queste persone ci sono, le abbiamo all’interno del gruppo: fatevi avanti voi sconosciuti, e andate via voi gentaglia pronta a sfatare tutto e tutti solo perché non siete di “punta”. Il Partito Democratico era nato come collettivo, adesso non lo è più per tanti motivi. Riportarlo all’ideologia della sua nascita si può fare: rimbocchiamoci le maniche e iniziamo a lavorare per riuscirci.
Perché non siamo morti.
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