Tag
Ahmadinejad, Ayatollah, Green Wave, Iran, Islam, Libertà, Mousavi, Onda verde, Scontri
In Iran ci sono state le elezioni. Esattamente come in tutti i paesi democratici si eleggeva il presidente – Mahmoud Ahmadinejad presidente uscente, e Mir-Hossein Mousavi candidato dell’opposizione – e i membri del Parlamento. Ha vinto democraticamente Ahmadinejad con un largo consenso di voti, mentre Mousavi siederà nei banchi del Parlamento per fare un opposizione costruttiva e moderata. La popolazione iraniana, appreso dalle tv pubbliche e private la vittoria di Ahmadinejad, ha festeggiato tutta la notte in ogni parte del Paese. Tra qualche giorno il giuramento del neopresidente davanti alle massime autorità del Paese, gli Ayatollah.
Quello che ho appena scritto è tutto falso: ha vinto Ahmadinejad solo perché gli ayatollah hanno voluto così. Anzi, l’ayatollah ha voluto anche la testa di Mousavi per il solo e semplice motivo che una parte della popolazione è andata in piazza a manifestare durante la sua campagna elettorale, per il semplice motivo che Mousavi ha fatto campagna assieme alla moglie – a differenza di Ahmadinejad che la moglie la tiene al guinzaglio -, per il solo motivo che Mousavi stava avendo un consenso maggiore rispetto al candidato già scelto dagli ayatollah: stava battendo Ahmadinejad, e questo non andava bene.
La gente ha invaso le strade come una gigantesca onda verde: il verde dell’Islam, l’onda delle riforme. Repressione con la forza, scontri tra i manifestanti e la polizia, battaglie cittadine stile guerriglia urbana, spari da una parte all’altra, linee telefoniche e cellulari oscurate, internet inaccessibile, i giornalisti stranieri espatriati nei loro paesi d’origine, Mousavi arrestato assieme ai suoi sostenitori. E poi morti, tanti morti, e feriti, tanti feriti. Ancora non si sa quanti siano perché impossibile il conteggio.
Tutto solo per un minimo di libertà.