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Assemblea, Bersani, Civati, Franceschini, Lingotto, Piombini, Scalfarotto, Segreteria, Serracchiani, Torino
Quello che pensavo ormai da giorni l’ha scritto qualcun altro: “Al Lingotto, invece, dovete eleggere un candidato (condivido i nomi fatti da Marco, altro che Ivan Scalfarotto, degnissima e capace persona per cui ti sei meritevolmente speso, ma non il leader di un grande partito) che si batta a qualunque costo e con qualunque mezzo lecito e morale, con onestà e con ferocia, per vincere al congresso di ottobre.”
Ivan è un grande uomo oltre che un grande politico, ma purtroppo non è – almeno per come la vedo io – quel leader che si aspetta per un nuovo Partito Democratico. Ivan mette anima e corpo in tutto quello che fa, ma due elezioni perse in altrettante candidature lo fanno inserire in quel vituperato segmento di politici sfigati. Per cui, dato il clima politico attuale, la mia scelta cade su Pippo Civati.
È altrettanto vero, come dice Marco, che con la Debora nazionale si potrebbe far gruppo “vero” (Se poi la Serrachiani vorrà spendere insieme a voi la sua notorietà allora io credo che i mulini a vento saranno spazzati via dal tornado che si abbatterà sul PD [...] Fate gruppo tutti insieme e fate nascere il PD, dillo a Debora da sola sarà impossibile cambiare veramente), ma la Serracchiani presumibilmente verrà adombrata da una coatta partitocrazia che la farà entrare nel giro dei Franceschini e dei Bersani: certo potrei sbagliarmi, me lo auguro, ma difficilmente un politico non si comporta come un ladro di caramelle. E mi dispiace dirlo: ma questa è la naturale apoteosi di un successo annunciato, seppur quanto mai blando agli occhi delle “basi”, ma assolutamente normale per un partito – e non parlo solo del Pd, sia chiaro – ai vertici nazionali.
Serve un leader nuovo, fuori dai giochini di potere e di palazzo, che riesca a cambiare le regole e le carte in tavola senza sottostare necessariamente agli umori delle correnti. Non serve un partito fatto da dalemiani e veltroniani, serve un Partito Democratico fatto da democratici. Questo è quello che si aspetta dall’assemblea di domani al Lingotto. E se è vero che non siamo li’ solo per decidere un candidato alla segreteria, è altrettanto vero che siamo li’ anche per decidere una valida alternativa alla rosa dei nomi fin qui circolati.
Domenica – o addirittura sabato sera – partiranno le mille polemiche, le mille proposte, le mille critiche e le mille altre cose che inevitabilmente nasceranno. Prima di fare queste mille era-meglio-così cerchiamo di ascoltare ciò che verrà detto a Torino, poi potranno nascere tutte le critiche che vogliamo. Adesso ciò che conta è esserci. E ascoltare le proposte.