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Mi chiedo sempre più spesso perché in Italia si disegnano più leggi contro internet, che per far pagare meno tasse alla gente. Sarà un caso, sarà l’effetto della crisi, sarà tutto quello che volete, ma ultimamente – proprio in questa rubrica – sto parlando quasi esclusivamente delle varie leggi per imbavagliare la rete. È vero che nei momenti di crisi prosperano i più forti, ma le continue insinuazioni che la rete sia la madre di tutti i mali, francamente mi fanno girare i zebedei.

Oltre cinquemila segnalazioni e centinaia di casi di pedofilia accertati ogni anno, un’enormità. Bambini che, dal primo anno di vita sono vittime di abuso, molestie sessuali. Tanti i casi che non vengono alla luce perché mai denunciati, spesso per vergogna o mancanza di fiducia nella giustizia.” È con queste parole che l’Onorevole Carlucci spiega come la pedofilia verrà debellata.
Ma la pedofilia non è l’unico male: “Non possiamo continuare a permettere che orchi travestiti da agnellini, sfruttando l’anonimato assicurato dalla rete, utilizzino Internet per adescare giovani prede. Il caso del professionista di una cittadina vicino Napoli, arrestato ieri (24 febbraio, NdA) con l’accusa di aver adescato una minorenne offrendo false generalità e fingendosi suo coetaneo, lo dimostra drammaticamente. Dietro nickname fantasiosi spesso si nascondono terribili pericoli per i nostri figli. Per questo ho presentato una proposta di legge che, implicando l’obbligo della tracciabilità di chi pubblica e di cosa viene pubblicato su Internet,  impedisca di fatto il ripetersi di casi analoghi. Davvero non comprendo il polverone di polemiche sollevato da questa mia proposta. Chi non ha nulla da nascondere non deve temere nulla dall’approvazione della mia legge. Del resto non possiamo più sopportare che uno strumento magnifico come la rete venga utilizzato da pericolosi criminali per i loro loschi traffici spesso purtroppo a sfondo sessuale.”
Quindi, come volevasi dimostrare, la colpa è della rete. Anzi, dell’anonimato in rete.

Se la Carlucci avesse scritto una legge contro la pedofilia, il discorso sarebbe completamente a suo favore. Ma se provate a leggere (non è un errore: è proprio in .doc. Strano eh?) la proposta del deputato pidiellino, vi renderete conto che non è la pedofilia il suo primo pensiero, ma il diritto d’autore.
Al comma 4 dell’Articolo 2, la Carlucci scrive: “In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.” Pensavo che la pedofilia fosse un reato punibile penalmente, ma non credevo che andasse anche contro il diritto d’autore.
L’Articolo 3 è ancora più esplicito: “Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.
Il Comitato è composto 9 Membri così designati:
3 Membri indicati dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (secondo procedure e modalità da definirsi a cura della stessa Autorità).
2 Magistrati ordinari, designati dal CSM
1 Magistrato amministrativo designato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.
1 esperto di settore indicato dalla Siae (Società Italiana degli Autori e degli Editori).
2 esperti di settore indicati dalla Confindustria.

Ma che c’entra la Confindustria con la pedopornografia online, e soprattutto a cosa serve la Siae? Forse faranno pagare i diritti Siae a quel professionista di una cittadina vicino Napoli?

A conferma delle mie supposizioni, mi viene in aiuto anche Guido Scorza rafforzando ulteriormente la mia tesi: “Il documento sembrerebbe essere stato scritto da tal Davide Rossi. E’ una questione di omonimia o si tratta del Presidente di UNIVIDEO?

Mi spiegate per piacere cosa ha a che fare la Siae, la Confindustria e Univideo con la pedofilia?

La Carlucci continua con la sua battaglia contro la pedofilia: “Non si può non essere consapevoli del fatto che le misure introdotte da questa proposta di legge non potranno risolvere tutti i problemi che attualmente osserviamo con sempre maggiore frequenza, ma certamente essa potrà avere una immediata e positiva ripercussione isolando i fenomeni più gravi.” Una domanda: a quali fenomeni si rivolge? A quelli dell’home entertainment probabilmente, visto che la Legge 633/41 parla solo di disposizioni sul diritto d’autore e di opere protette.

La Rete risponde e stavolta parla all’unisono: Memesphere e BlogBabel sono solo due esempi.

[Per “La rete risponde” su Citynews]

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