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Ieri sera anch’io ho visto la mia città ridotta ad una larva di quella che era. Ieri sera ho visto Report – facendo zapping con la fiction su Di Vittorio – che indagava sugli abusi e sui soprusi subiti dalla città che una volta era uno splendore. Non basta dire “Catania è stata umiliata, offesa e mortificata non da chi ne ha giustamente, in questi anni, denunciato i guasti, ma da una classe dirigente che dovrebbe avere il pudore di stare in silenzio, chiedere scusa e andarsene”, come non bastano le giustificazioni di Enzo Bianco che viene condannato “per non avere commesso i fatti, anzi per averli denunciati!”. Non bastano perché li ho visti con i miei occhi i soprusi fatti a Catania. Bianco ha le sue colpe come Spataro, segretario provinciale del Pd, ha anche lui le sue. Le colpe li hanno TUTTI i politici, nessuno escluso.
Report non ha fatto altro che evidenziare e mostrare all’Italia come oggi viene mantenuta in vita una città morta da tempo, ma appartenente alla mafia dei Santapaola e dei Ciancio, dei Scapagnini e dei Lombardo e dei Miccichè. Una città che non è più dei catanesi, ma della losca politica che s’ingozza sui propri loschi affari. Mafia e politica sono sempre stati un connubio perfetto, una simbiosi dove l’una muore senza l’altra. Ma il guaio è che non muore mai.

Librino, Picanello, S. Cristoforo e San Berillo sono i quartieri dove si nascondono – ma non troppo – i mafiosi catanesi. Si nascondono agli occhi solo di chi non vuole vederli, perché a Catania, in certi posti, è ancora messo sulla credenza davanti alla porta la statuetta delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. E anche se la gente ormai parla, ascolta e vede tutto, loro vanno avanti lo stesso. Perché il loro sapere, i loro affari sono più forti e più potenti della gente catanese onesta.

Santapaola sta scontando il carcere duro ma manda lettere ai giornali dichiarando che lo stanno trattando male. Ciancio è l’editore – e padrone di TUTTA la Regione – de La Sicilia: il giornale cittadino che vieta la stampa all’edizione locale di Repubblica. Due mafiosi culo e camicia da decenni ormai: uno libero e padrone di tutto ciò che fa soldi; l’altro in carcere – “duro” dicono le sentenze – ma che scrive all’amico di quanto sia degradante stare in quel posto li’. Poveretto.

Scapagnini ha mandato sul lastrico la città. È stato condannato a due anni e mezzo per abuso d’ufficio, è indagato per aver causato un buco nel bilancio del comune con cifre che oscillano dagli 80 ai 150 milioni di euro. Però adesso è in Parlamento: è uno di quelli che vota le Leggi che poi NOI dobbiamo rispettare.
Lombardo è il nuovo padrone della Sicilia, dopo Cuffaro e Ciancimino spetta a lui la reggenza della Trinacria. E spadroneggia esattamente come i suoi predecessori: anche lui arrestato due volte per associazione a delinquere, poi scagionato, anche lui si dimette da un partito per fondarne un altro, anche lui diventa Presidente della Regione. Sono fatti con lo stesso stampo tutti i mafiosi politici della loro cosca.
Miccichè era il nemico numero uno di Cuffaro prima e di Lombardo dopo, adesso è il referente del Governatore con Berlusconi. È del PdL, ma sotto sotto tifa per il Movimento per l’Autonomia di Lombardo. L’MpA è la Lega siciliana, ma non ditelo a voce alta perché il Governatore s’incazza. Loro non sono razzisti come i cugini del nord – qualora lo fossero, quelli del nord -, loro sono solamente mafiosi. Come Miccichè ve ne sono pochi: prima appoggia Cuffaro all’Udc, dopo non lo appoggia perché condannato in primo grado. Allo stesso tempo si dissocia da Lombardo perché era amico di Cuffaro e non lo appoggia alle elezioni regionali. Gira e rigira adesso si ritrova a fare il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE.
Il CIPE è il comitato interministeriale per la programmazione economica. Cioè soldi. Tutto chiaro no? Adesso Sindaco di Catania è Raffaele Stancanelli. Si chiama Raffaele come il Governatore Lombardo, è del PdL come Scapagnini e Miccichè. Gira e rigira cambia tutto per tornare tutto come prima.

Catania è figlia loro. Cosa vi aspettavate?

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