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Last.fm non è più gratuito. Farà pagare la radio ma non il social networking: a che serve se già esistono centinaia di biz sul web che offrono lo stesso servizio? E perché si paga la radio e non lo scrobbling, le features del sito, gli eventi e le classifiche proposte dagli utenti, e soprattutto perché in Germania, Regno Unito e Usa il servizio rimarrà gratuito?

Un comunicato dell’azienda dice che “Per continuare a garantire anche in futuro l’eccezionale qualità del servizio, dobbiamo chiedere agli ascoltatori che risiedono in Paesi diversi da Stati Uniti, Regno Unito e Germania di acquistare un abbonamento a 3,00 € al mese. In cambio, offriremo l’accesso illimitato alla radio di Last.fm e il nostro impegno a migliorare costantemente il servizio in futuro“. Ma sotto ci starebbero non solo problemi economici, ma particolari esigenze di marketing e di usabilità: “siamo focalizzati su UK, USA e Germania non solo perché questi paesi giocano il ruolo di mercato chiave, ma anche perché il nostro quartier generale è nel Regno Unito e da sempre abbiamo avuto una massiccia presenza in Germania“.

La protesta chiaramente è partita dai social network del portale radio, ma si è esteso a macchia d’olio in tutta la (blogo)sfera mondiale – tranne in Germania, UK e Usa logicamente. Partendo come nostro uso dall’Italia, facciamo una rapida carrellata di chi è pro e contro la scelta della Cbs di tassare Last.fm. Webepoque è deluso perché “restano esclusi dalla tassazione USA, UK e Germania che riescono a mantenere il servizio gratuitamente grazie all’overdose di spot.” A suo parere non trova giusto “pagare 3 euro per selezionare una stazione radio personalizzata, ad esempio Povia, e ascoltare solo la prima canzone di Povia e tutto il resto che rientra in un guazzabuglio di tag che uniscono Povia ai CCCP solo perchè entrambi italiani“. Come dargli torto, anche se il paragone… Giorgio la mette sul sentimentale perché “con la decisione di Last.fm di far sottoscrivere un abbonamento agli utenti crolla un altro mito della musica gratuita sul web“, mentre per Luigi è solo questione di business: “non ci resta che attendere le mosse degli altri servizi social. Il prossimo sarà Twitter“. Francesco si pone un’ottima domanda senza confini: “Internet non era senza confini? Un utente USA non è uguale ad un utente italiano?“. Addirittura c’è chi sa di chi è la colpa: “Sì, perché dopo gli accordi con le major è a queste “corporazioni” parassitarie che dobbiamo imputare i maggiori costi di mantenimento del servizio cui sarà sottoposta la società di Last.fm.Francesco non ti sembra di essere fin troppo drastico? Anche se, a ragione veduta…

Ma Last.fm non è solamente una web radio da ascoltare, è soprattutto il primo importante trampolino di lancio per gli artisti emergenti. E allora vediamo cosa dicono gli artisti nostrani. Alessandro Bottura va alla spicciolata: “Già gli spazi riservati ai musicisti emergenti sono pochi, se poi usciamo dai confini di USA, Regno Unito e Germania la situazione si fa ancora più tragica! Credo che sostanzialmente il tutto sia una GROSSA vigliaccata, abilmente mascherata da necessità di retribuzione delle royalties agli artisti…“, It-Alien crede nel potere della condivisione al di la dei soldi: “last.fm ha lanciato il proprio programma di pagamento royalty per tutti gli artisti […] trovo piuttosto ridicolo che in un anno e mezzo di presenza su jamendo, sito la cui visibilità è fortemente inferiore a last.fm, con 15.200 ascolti io abbia raccolto una cifra pur sempre irrisoria ma ben superiore a quanto necessario per essere pagato da last.fm, ciò detto, non ho alcuna pretesa economica per la mia musica e quindi mi accontento della visibilità che last.fm mi ha fornito gratuitamente (così come jamendo).” Opinione condivisibile fin quando non si ha “un nome”.

Hox Vox è più arrabbiato perché “ho caricato 3 album per complessivi 31 brani, tutti free listen/download (l’unica combinazione che non garantisce royalty al musicista). Sinceramente, un abbonamento onorario me lo potrebbero anche dare, altro che pagare IO per fargli il regalo di dargli materiale da mettere in radio. E’ folle, pagare in cambio di fare dei favori invece che riceverli.Ozio sembra molto deluso anche come ascoltatore: “probabilmente resterà il migliore network social/musicale ma non credo che lo consiglierò in futuro ai miei amici.” Uno dei Bingo Bongo Trio starebbe per andare dai sindacati: “mi sembra uno sfruttamento e soprattutto una porta sbattuta in faccia a tutti quelli che credevano nella possibilità di promuovere la propria musica in modo indipendente o ascoltare senza problemi quella degli altri“, mentre la verità di First June Repression è più pragmatica: “il mondo della musica sembra avvicinarsi sempre più a quello del calcio.” FJR sei in ritardo perché la musica va ben oltre: il calcio è meno internazionale della musica.

Come potete vedere le sensazioni e le delusioni sono moltissime, c’è che è più o meno d’accordo e chi invece è completamente contrario all’iniziativa di Cbs. Però tutti possiamo fare un sospiro di sollievo: “We’re listening and we’ve postponed the date on which radio will become a subscription service outside the USA , UK and Germany.” Non è ancora arrivato il giorno del lascito 😉

[Per Citynews]

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