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Martedì scorso, all’indomani della prima terribile scossa a L’Aquila, Anna – blogger aquilana che ha perso tutto – scriveva che la città non esisteva più, che i morti erano più di mille e che l’informazione era tutt’altro che obbiettiva e realistica sulla vera natura del dramma. Anna in questi giorni vive in macchina – o, come dice lei ironicamente, in campeggio: “E poi non hai neanche l’incubo di pensare che, finito il campeggio, dovrai tornare alla routine casalinga. Niente letti da rifare, lavatrici da avviare, piatti da lavare. Nessun pensiero. Abbiamo eliminato il problema alla radice. Radice compresa.

Ma è soprattutto arrabbiata con le istituzioni e con i media: “Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO. NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila. Denuncio quell’imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L’Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei.

Ha rimediato un pc e continua a scrivere sul blog aggiornando i lettori sui continui tremolii della terra e su come fare arrivare gli aiuti in città. Ha fatto molto scalpore la sua denuncia di oltre mille morti: dice che anche se ufficialmente sono poco meno di trecento (dati aggiornati ad ora), la conta reale delle vittime, degli sfollati e dei dispersi, non tiene in considerazione di quel 90% di clandestini che vivevano a L’Aquila, in pieno centro storico, ammassati in appartamenti che dividevano in parecchi, ma pagati e affittati in nero. Clandestini non conteggiati dalle statistiche perché non esistevano prima e non esistono nemmeno adesso da morti. Numeri. Fantasmi.
Anna scrive: “Onna aveva 600 abitanti, è stata distrutta. L’Aquila, che ora è un ammasso di calcinacci, ne aveva 42.000. E saremmo a 270 morti, compresi i 48 di Onna. Le cifre non tornano. Due medici de L’Aquila mi hanno detto che tanti dei ricoverati negli ospedali morti a seguito del terremoto non sono stati conteggiati fra le vittime. E i nostri medici non possono entrare negli ospedali dei campi perché sono considerati sfollati.” I morti “abusivi” – continua Anna – i medici della Protezione Civile “preferiscono comunicarli un po’ alla volta” .

Un altro blog che si è occupato parecchio della faccenda delle “morti truccate” è ByoBlu: “Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c’erano clandestini, immigrati, extracomunitari, come italiani qualsiasi. Spesso ammassati. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all’anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l’hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel’abbiamo data gratis.

Una cosa è assolutamente certa: se la faccenda fosse vera – e per il momento non esistono prove del contrario, ma nemmeno che sia l’unica verità – si scatenerebbe un vespaio di proporzioni gigantesche. A nulla varrebbero le scuse di tutte le istituzioni come non varrebbe nulla il sorrisetto ipocrita del Presidente del Consiglio. Ne sapremo qualcosa di più sicuramente più avanti, nel frattempo anche voi teneteli d’occhio. Non si sa mai…

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