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Non capisco se nel Pd ci sono o ci fanno: prima il “caso Nelli Scilabra” che non potrà essere candidata alle europee perché «è agrigentina come Mariolina Bono che resta invece in corsa», adesso – mai sazi delle continue imbeccate di Di Pietro – hanno fatto in modo di creare un “caso Tedesco“.

Nella circoscrizione Sud per l’Europarlamento è stato candidato il senatore dalemiano De Castro, Vicepresidente della 9ª Commissione Agricoltura e presidente di Red, che verrà sostituito in Senato – se venisse eletto a Strasburgo – dal primo dei non eletti nel suo collegio alle scorse tornate elettorali. Il possibile sostituto, primo dei non eletti, sarà l’ex assessore socialista nella giunta Vendola Alberto Tedesco.

Il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, appena saputa la notizia avrebbe subito detto “non mi piacerebbe averlo nel mio gruppo“, mentre Latorre, vice capogruppo al Senato, ha subito messo le mani avanti: “Qual è il problema? Quando si porrà la questione ne discuteremo. Le liste le facciamo noi, non la Dda di Bari!“.
Il perché di queste preoccupazioni le spiego subito: Tedesco è inquisito per tangenti in Puglia e si è dovuto dimettere da assessore alla Sanità regionale appena è stato iscritto al registro degli indagati. Inquisito non vuol dire colpevole, ma se diventasse Senatore avrebbe automaticamente l’immunità. E in base allo statuto del Pd – ma soprattutto in base a ciò che hanno sbandierato in mezzo mondo i dirigenti del partito – non ci possono essere inquisiti del Pd in Parlamento.

Le liste si preparano per tempo e in direzione sapevano già che si poteva aprire un caso, ma hanno proposto la stessa lista con gli stessi candidati fino all’ultimo. Le sentite anche voi le risate di Di Pietro, vero?

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