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A volte non bastano le parole per parlare bene di internet, quindi alcuni parlamentari si sono fatti in quattro ed hanno creato il blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0. La parte promotrice è varia: si va da Paola Concia, Sandro Gozi, Federica Mogherini, Alessia Mosca, Vinicio Peluffo, Vincenzo Vita per il Pd, da Roberto Cassinelli, Nicola Formichella e Beatrice Lorenzin per il PdL, dal leghista Massimiliano Fedriga al radicale Matteo Mecacci all’Idv Pierfelice Zazzera. Probabilmente altri se ne aggiungeranno man mano che l’iniziativa prenderà piede anche in Parlamento, ma la cosa positiva è che il progetto è rigorosamente bipartizan, quindi nessun partito (sulla carta) dovrebbe prendere il sopravvento rispetto all’altro.

L’idea di per se’ non è malvagia, e la Mogherini sul video che ne annuncia il progetto ne sa qualcosa (“Il nostro è un punto di collegamento tra il virtuale (la rete) e il reale“), però se davvero vogliono aprire un dialogo con l’utente che usa quotidianamente la rete come principale sistema d’informazione e di collaborazione, dovrebbero porre le basi perché certe leggi – gli emendamenti D’Alia e Carlucci solo per citarne alcuni – andrebbero scongiurate sul nascere, non quando arrivano alle Camere dopo che se ne è parlato a lungo – e male – per mesi. Ecco, sarebbe bello se il gruppo facesse da tramite tra chi la rete non la conosce facendone un uso sbagliato – come legiferare contro senza capire le sue regole – e chi invece internet lo usa tutti i giorni e ne conosce bene le sue dinamiche.
Un buon punto di partenza potrebbe essere che tutte le leggi per internet proposte da ora in poi, passassero – anche – al vaglio del gruppo interministeriale, facendo in modo di creare un progetto comune, possibilmente facendo leva sul supporto del cittadino/utente, dove la legge che si andrà a far eleggere in Parlamento non sia la solita becera violenza al cittadino per bloccare la libertà d’espressione in rete, ma qualcosa che serva a migliorare il rapporto tra il cittadino non utente, e chi, invece, sa benissimo cosa vuol dire “fare Rete”.

Le fondamenta ci sono, resta solo da capire se sono fatte di fango o di cemento armato.

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