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Alto tasso di abusivismo, alto tasso di disoccupazione, alto tasso di lavoro minorile, alto tasso di micro-criminalità. Alto tasso di tutto. Questa è Catania, questo è Librino. Di Catania ne ho già parlato e ne parlerò ancora, di Librino ancora no, e me ne dispiace. Prima di iniziare questo racconto siciliano vi informo cos’è Librino e cosa sarebbe Librino oggi.

Il “Progetto Librino” nasce a ridosso degli anni ’60 con l’approvazione del Piano Regolatore del 1969 e con lo scopo di farlo diventare più che un quartiere della città etnea una vera e propria “città satellite”. Il progetto edilizio venne affidato all’architetto giapponese Kenzo Tange, dopo, negli anni, divenne una città all’interno della città: 100mila abitanti in un’area di circa 30 ettari a nord-ovest della cittadina sicula,  palazzoni senza capo ne’ coda dove socializzare diventava impossibile (un autostrada con le case attorno) tanto che il quartiere diventò ben presto covo della malavita locale – chiamato anche il “Palazzo di cemento” – secondo solo a San Cristoforo. Nato come punta di diamante della moderna urbanizzazione cittadina (a pochi passi dall’aeroporto Fontanarossa, a due passi dalla città ottimo per le gite fuori porta dei catanesi: pieno di verde e di costruzioni che non avrebbero dovuto intralciare ne’ la viabilità ne’ le scampagnate dei catanesi), il quartiere s’ingrandì a dismisura tanto da racchiudere altri tre quartieri al suo interno: San Giorgio, Fossa della Creta e Villaggio S.Agata. Il nuovo piano edilizio portò, a fine anni ’70 e inizi anni ’80, invece che un ripopolamento efficiente di una zona ad altissimo potenziale, un sovraffollamento dovuto a carenze di tutti i generi. La zona servì alle varie amministrazioni comunali come rampa di lancio per la costruzione di case popolari dove l’abusivismo la faceva da padrone. Con gli anni crebbero anche le cooperative edili che costruivano in zona: casermoni di 6/7/8 piani allargati per vie verticali invece che orizzontali, cementificazione selvaggia in barba alle più comuni norme di sicurezza e di degrado urbanistico, costruzioni “a cerchio” dove in mezzo stavano le strade con le case tutto intorno. E la malavita ne era proprietaria. E lo è ancora, ma oggi le cose sembra stiano cambiando.

Antonio Presti e Fiumara D’Arte hanno messo insieme 2000 bambini delle scuole di Librino facendo costruire loro un monumento grandioso e suggestivo: la Porta della Bellezza. Si tratta di un muro realizzato con 9000 forme di terracotta sull’asse attrezzato, il cavalcavia ancora in fase di costruzione che taglia in due il quartiere, realizzato dai bambini delle scuole di Librino, sotto la supervisione degli artisti di Fiumara d’arte, ma modellati e firmati dai duemila artisti in erba del quartiere. L’opera, che verrà inaugurata il 15 maggio, è il frutto del lavoro decennale di Antonio Presti e della sua Fondazione. La Porta della Bellezza cambierà non solo la paesaggistica di Librino, ma soprattutto l’identità del quartiere: le 13 opere fanno parte di un immenso progetto abbinato a testi poetici ideati da 10 artisti e dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Catania, verranno inserite – per la prima parte del progetto – in 500 metri di muro su 3 chilometri totali. L’insieme del progetto, che è una tematica della “Grande Madre”, contribuirà a creare una coscienza comune per il rispetto del territorio, dell’impegno civile e dell’educazione della cittadinanza, portando ai valori della condivisione e dell’accoglienza.

Il muro crescerà ogni anno con ulteriori opere in terracotta scolpite sempre dai ragazzi delle scuole del circondario, fino ad arrivare ai tre chilometri preventivati nel giro di pochi anni, diventando molto presto la “Porta della Bellezza” che cambierà Librino. Un’immensa opera che cerca di migliorare il territorio partendo da chi il territorio lo vive tutti i giorni, perché, come dice Antonio Presti: “E’ necessario promuovere esperienze educative di cittadinanza attiva e solidale attraverso progetti multidisciplinari e iniziative di rete con il territorio siciliano. Con il muro che si trasforma in Porta della Bellezza gli abitanti comprendono la via del fare, un fare che trasforma il manufatto in bellezza”.

Ad ulteriore conferma dell’importanza del progetto, Nicola Mattina ha lanciato una proposta che vale la pena seguire: 1000 blogger per Librino. Una proposta che ha una sola richiesta: scrivere della Porta della Bellezza sul proprio blog o sul proprio sito. Catania è la mia città e quindi mi viene naturale scriverne, quanti di voi si metteranno in gioco, anche se non siciliani, e ne scriveranno sul proprio blog? Mi fate sapere?

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