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In questi giorni si parla molto dell’influenza suina, dell’epidemia, dei rischi. Aiuto mamma, è arrivato il giorno del giudizio!

Peccato che basti guardare qua e là, per la precisione qui, per scoprire che di epidemia, almeno in Italia, si può anche non parlare. Non è certamente un invito a minimizzare l’evento, ma piuttosto a parlarne in maniera seria. È molto importante bloccare sul nascere questa possibile minaccia, ma basta guardare i dati sulla tubercolosi per scoprire che nel 2007, ben 7,7 persone su 100.000 ne erano affette, vale a dire 32856 persone sul suolo nazionale, al momento con la febbre suina siamo ad 8 (otto), di cui 1 una sola che è stata contagiata in Italia.

Contiamo anche questo, l’influenza suina (o messicana) è paragonabile ad un influenza normale dove il tasso di mortalità è molto basso e legato a fattori ambientali (scarsità di servizi sanitari e altri problemi di salute che già minano l’individuo) a differenza della tubercolosi che ha una mortalità altissima (non lo dico io, lo dice Zaia e un esperto consultato da Rainews24).

Insomma, si sta ripetendo il copione della Sars, dove una polmonite risultava più pericolosa se si guarda il tasso di mortalità (in media più del 4%, cioè il tasso di mortalità della Sars stessa).

Ripeto, non è un invito ad ignorare il problema, ma a trattarlo in maniera seria e senza farsi prendere da dell’inutile panico.

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