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In un altro paese la mafia non avrebbe messo radici. In un altro paese le radici sarebbero state estirpate appena fossero visibili.

In un altro paese per governare non ci vorrebbe l’aiuto della mafia. In nessun altro paese la mafia potrebbe governare senza l’aiuto dello stato. In nessun altro paese la mafia governa perché gli è stato chiesto di farlo.

In un altro paese non si ricorrerebbe alla mafia per scacciare i comunisti. In un altro paese i comunisti non governerebbero comunque. E della mafia non ci sarebbe bisogno.

In un altro paese non governa per 50 anni lo stesso partito perché ha avuto collusioni con la mafia. In un altro paese non comanderebbe per 50 anni lo stesso politico se non ci fosse stata la mafia. Ma in un altro paese non c’è mai stato un politico di nome Giulio Andreotti. In un altro paese non c’è mai stata la Democrazia Cristiana.

In un altro paese non avrebbero mandato un super-poliziotto a combattere la mafia. In un altro paese se proprio dovevano, lo mandavano almeno armato.

In nessun altro paese un mafioso ha più potere di un politico. In un altro paese un politico non sarebbe stato ucciso perché voleva introdurre il reato di associazione mafiosa.

In un altro paese non si nasconderebbe l’esistenza della mafia. In nessun altro paese si direbbe “la mafia non esiste”.

In un altro paese non si uccide un ragazzo di trent’anni perché spera in un futuro senza mafia parlando ad una radio libera. In un altro paese quel delitto non sarebbe stato archiviato come “suicidio” per essere riaperto sei anni dopo come “di matrice mafiosa ma eseguito da ignoti”. In un altro paese non ci vogliono quasi 25 anni per emettere una sentenza di colpevolezza sui mandanti e gli esecutori di quel delitto. In un altro paese il presidente della regione non viene ucciso perché combatte la mafia. In un altro paese Andreotti l’avrebbe sicuramente avvisato.

In un altro paese Andreotti e Cossiga non avrebbero ostacolato la liberazione del loro presidente rapito dalle BR. In un altro paese un quasi Papa non avrebbe mai detto “ha avuto ciò che si meritava”. Nemmeno in un altro paese sarebbe mai diventato Papa il Cardinale Giuseppe Siri.

In un altro paese Giuseppe Montana, Ninni Cassarà e Boris Giuliano non sarebbero stato uccisi dalla mafia sotto gli occhi vigili dello stato del quale erano servitori. In un altro paese Rocco Chinnici sarebbe ancora vivo.

In un altro paese gli imprenditori che non pagano il pizzo non vengono uccisi. In un altro paese il pizzo è solo nei merletti. In nessun altro paese si viene massacrati a diciotto anni con una decina di colpi di pistola in testa in un agguato. In nessun altro paese gli assassini non ricevono alcuna condanna dal processo e circolano liberi per strada. In nessun altro paese il processo viene celebrato anche in Appello e Cassazione senza che la famiglia del ragazzo venga informata.

In un altro paese un magistrato non viene ucciso ricorrendo ad una strage. In un altro paese un magistrato non muore perché lo stato lo lascia solo. In un altro paese non ci vogliono 100 Kg di tritolo per fermare un giudice. In un altro paese quel giudice non verrebbe ucciso perché affermava che lo stalliere dell’attuale capo del governo era la testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord d’Italia. In un altro paese un evasore fiscale colpevole anche di associazione mafiosa sarebbe in galera. Figuriamoci se in un altro paese Marcello Dell’Utri poteva fare il Senatore della Repubblica.

In un altro paese un parlamentare con centinaia di procedimenti giudiziari in corso si sarebbe ritirato dalla politica. Ma negli altri paesi non hanno Silvio Berlusconi. Negli altri paesi non hanno nemmeno la mafia. Nel nostro paese invece abbiamo Berlusconi e la mafia.

Nulla è cambiato: la mafia ha dal 1948, anno di nascita della Repubblica Italiana, il suo uomo a capo del governo. Andreotti non è in carcere per merito delle leggi contro i pentiti voluta da Berlusconi. Berlusconi è al potere a fare ancora una volta gli interessi della mafia. La mafia comanda il paese.

In un altro paese non sarebbe un documentario se fossimo davvero IN UN ALTRO PAESE. D’altro canto se fossimo in un altro paese i diciassette anni dalla morte del giudice Giovanni Falcone sarebbero stati celebrati in Pompa Magna. Sabato scorso probabilmente eravamo tutti in un altro paese.

Il documentario “In un altro paese” lo potete vedere per intero nel nostro canale su YouTube.

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