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La tecnologia non è nemica degli artisti: ha permesso in passato di inventare nuovi modi di creare (il pianoforte, il violino, la fotografia, il cinema) e di far conoscere le proprie opere (la stampa, il grammofono e poi la radio, la televisione, i cd e i dvd).

Ogni volta qualcuno ha detto che l’innovazione sarebbe stata un disastro per gli artisti. E ogni volta gli artisti hanno saputo sfruttare al meglio le opportunità offerte dalle innovazioni, per creare in modi nuovi e diversi e per farsi conoscere di più. Anche recentemente si sono sentite molte falsità sull’argomento. Quindi, ecco il mio suggerimento: discutere separatamente dieci proposte, ognuna delle quali merita un esame sereno e approfondito.

Jacques Attali1. La gratuità per i consumatori non porta necessariamente a un mancato guadagno per i produttori. Un servizio gratuito per i consumatori è espressione di socializzazione, non di sfruttamento dei produttori. I contribuenti pagano lo stipendio a insegnanti e agenti di polizia. La pubblicità invece paga gli addetti di radio o televisione. E, in particolare, i musicisti o i cineasti sono già pagati da altre entità, non dagli ascoltatori, per esempio alla radio o in televisione. Gli artisti non devono infastidirsi se non vengono pagati direttamente dal loro pubblico.

2. Il download gratuito non è sinonimo di pirateria. Perché la musica o il cinema non sono oggetti materiali: se si ruba del cibo, la persona derubata non ne è più in possesso. Se si scarica della musica o dei film non si toglie niente a nessuno. L’arte segue delle leggi economiche diverse, da sempre. È oggetto dei diritti d’autore.

3. Il download gratuito è, in sé, un fattore di sviluppo dell’economia della musica e del cinema. Gli utenti che scaricano sono poi le stesse persone che acquistano i biglietti e vanno ai concerti. Come avviene già da un secolo con la radio. E recenti studi hanno mostrato che i soggetti che scaricano o ascoltano musica in streaming sono poi quelli che acquistano più cd o dvd.

4. I sistemi di sorveglianza e sanzione previsti da certe proposte legislative non funzioneranno, soprattutto per il caso dello streaming, che non è coperto dalla legge.

5. Per gli artisti non è importante sapere CHI scarica le loro opere, ma IN QUANTI lo fanno. Sarebbe necessario invertire la mappatura dei dati e ottenere dai provider informazioni sul numero di utenti che scaricano un artista, e non sul numero di artisti scaricati dallo stesso utente. Si eviterebbe così di far diventare gli artisti dei collaboratori della polizia, mettendoli in una posizione insostenibile di fronte alla legislazione europea.

6. Il provider è l’equivalente di una radio o di una televisione. È lui che beneficia di più dei download. Sarebbe logico e normale applicare loro una tassazione, tutta a vantaggio degli artisti.

7. Le major stanno già lavorando a una licenza globale, a loro esclusivo beneficio, offrendo su internet degli abbonamenti specifici che permettono l’accesso a tutte le opere nei loro cataloghi, a un prezzo forfettario, senza far pagare per il singolo film o la singola canzone scaricata. Gli artisti non presenti nei cataloghi saranno così penalizzati. E, anche se fossero presenti, otterrebbero solo le briciole.

8. Gli artisti (musicisti e cineasti) devono impossessarsi della licenza globale per riuscire a ottenere il meglio e non, invece, solo ciò che gli sarà lasciato una volta sottoscritto l’accordo tra major e provider.

9. I musicisti non hanno nulla da perdere se i fan li registrano durante i concerti. Hanno pagato il loro posto e hanno il diritto di conservare un ricordo, così come di fare foto. Il diritto a registrare fa parte del prezzo pagato per assistere al concerto. In futuro, tutti gli artisti distribuiranno all’uscita il cd o il dvd del concerto appena andato in scena. Ed ecco che si vedrà il calibro dell’artista che deve prendersi il rischio che si mantenga la traccia della sua performance, anche se non è perfetta come potrebbe essere una registrazione in studio.

10. Le nuove tecnologie contribuiranno a far nascere nuove idee creative, remunerative per gli artisti. In particolare nel campo della musica, stanno nascendo dei nuovi modi di creare e valorizzare i concerti. Al cinema il 3D riempirà di nuovo le sale. Inoltre, l’arrivo dell’iPhone e di altre tecnologie sta portando a nuovi modi di organizzare dei micropagamenti, i cui beneficiari potranno essere gli artisti stessi, ma solo se saranno in grado di organizzarsi. Mi auguro che una tavola rotonda europea discuta con la massima serenità ciascuno dei precedenti dieci punti, riunendo tutti i protagonisti del settore: non solo le major, quindi, ma anche i consumatori, i provider, le associazioni di autori e gli artisti che fanno i tour. Si potrebbe assistere alla nascita di qualcosa di veramente nuovo.

Jacques Attali

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