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Premessa indispensabile: questo post l’ho iniziato mercoledì scorso, ma per ii mio solito problema di mancanza di tempo cronico, non sono riuscito a finirlo all’indomani dei risultati. Per cui alcune considerazioni sono ormai datate, mentre altre sono ancora nei dettami canonici. Ma siccome sono solamente mie considerazioni personali, spero non vi dispiaccia poi così tanto per il ritardo.
Buona lettura.

Sono giorni che sento da quasi tutti gli esponenti del Pd che il risultato del 27 per cento non è poi così malvagio. E son sempre giorni che gli stessi esponenti dicono, in diretta tv o nei Tg di tutte le testate giornalistiche, che alla fin fine chi ha perso è Berlusconi perché la quota del 40-45 per cento che si era prefissato non è stata raggiunta, e anzi è stata drasticamente ridicolizzata dall’exploit della Lega. Oh, ma dico: vi siete resi conto di quello che è successo?

Nei paesi democratici chi esce pesantemente sconfitto da un elezione – come lo è stato il Pd, e non c’è nessun Franceschini o qualsiasi altro dirigente che possa dire il contrario – passa subito alla fase delle consultazione per un rinnovamento rinvigorente e obbligatorio. In Italia questo non accade, anzi si tende a dare la colpa di una mancata vittoria (sì, è stato detto pure questo) all’astensionismo prevalente in una buona parte delle regioni. Ora io non voglio prendere come dato significativo le elezioni europee, perché si sa che sotto questo aspetto noi italiani siamo menefreghisti. Però son sempre elezioni – anche se prese come un sondaggio quinquennale per saggiare l’elettorato – e le elezioni diventano sempre un dato politico, non soltanto di verifica interna o di preferenze su questo o quel candidato, ma una vera e propria scelta coerente con i propri ideali. Le elezioni europee hanno riconsegnato l’Italia nelle mani del centro destra. Ma questo lo sapevamo già che sarebbe successo, e tutto sommato anche ai vertici del partito democratico ne erano consapevoli al punto che Franceschini ha fatto campagna al negativo: peggio di come eravamo messi… E fortunatamente non si è sbagliato di soli due punti percentuali: 27 contro lo spauracchio 24/25 per cento. Ma ripeto, non voglio analizzare i dati delle europee adesso, ma quelli delle provinciali.

Nel 2008 il Pd contava 50 province, mentre oggi ne tiene 14 al primo turno e in 22 si andrà al ballottaggio. In Abruzzo e Campania la destra ha fatto banco vincendo in tre province su tre. Ma nemmeno nelle roccaforti della sinistra le cose sono andate benissimo. A Piacenza ha vinto la destra al primo scrutinio, altre sei province delle cosiddette regioni rosse – Toscana e Emilia –  andranno ad un ballottaggio molto difficile anche se in vantaggio. Un esempio lampante potrebbe essere Ferrara: la Zappaterra è adesso al 49.8 per cento, mentre Malaguti al 27.2 per cento. Sembrerebbe una passeggiata per il centro sinistra, ma non lo è perché ci sono altre cinque liste che fanno riferimento a destra: in tutto raccoglierebbero uno scarso 23 per cento, un ventitré per cento però che farebbe vincere il centro destra.

Nel Lazio su tre province di centro sinistra, Frosinone e Rieti andranno al ballottaggio mentre Latina è di destra al primo voto. In Piemonte l’unica provincia in mano alla destra anche nella scorsa legislatura era Cuneo ed è rimasta tale, Biella e Novara sono passate al centro destra, mentre Alessandria e Torino (la Torino di Chiamparino) andranno al ballottaggio. La Puglia era anch’essa rossa, adesso è azzurra per due quinti e le rimanenti tre province andranno al ballottaggio.
In Lombardia quattro province erano di centro sinistra – Cremona, Lecco, Lodi e Milano – adesso le prime tre sono passate al centro destra, mentre Milano andrà al ballottaggio tra Penati (uscente e con idee leghiste sbandierate a più non posso) e Podestà con quest ultimo in vantaggio di dieci punti. Tutte le altre erano e sono rimaste al centro destra.

Le Marche erano di centro sinistra e hanno ribaltato le preferenze mandando al ballottaggio due province (Ascoli e Fermo), Macerata è passata a destra al primo turno mentre Pesaro è l’unica rimasta al centro sinistra.
Tutte le altre regioni hanno rinnovato il mandato al centro destra o dovranno andare al ballottaggio nei casi dove governava il centro sinistra.

Tornando a fare un excursus alle europee, il dato più eclatante – per i media e per i politologi se non altro – è stata la netta affermazione della Serracchiani nel nordest e l’ottimo risultato di David Sassoli al centro.
Se per Sassoli il dato è rilevante perché tutto sommato è un volto noto, il discorso cambia sostanzialmente per la Serracchiani. Debora è un personaggio della rete, e su questo non ci piove, ma è altrettanto vero che ha fatto campagna “vera”: ha passato a setaccio l’intero nordest senza dare segni di cedimento anche quando si trovava in Emilia – roccaforte di Vittorio Prodi e di Luigi Berlinguer per certi versi -; in Friuli, sua regione d’appartenenza, è stata la più votata dando scacco a Papi Silvio per oltre 9mila preferenze; ha doppiato i suoi avversari di partito (Prodi 99mila, Berlinguer 81mila e Caronna 75mila), senza avere addosso le luci della ribalta e dell’esperienza come loro, prendendo oltre 140mila preferenze di cui la metà nel solo Friuli. Tutto questo ha diversi significati da prendere come una realtà e non come effimeri punti di vista: il territorio conta e conta parecchio; la visibilità digitale non compensa affatto la scarsità dei programmi o la scarsa fiducia che hanno gli elettori nei tuoi confronti; il nome da solo non basta – o forse basta, ma non ti fa vincere le elezioni – per definirti un punto di riferimento per l’elettorato; è ora di dire basta al vecchiume che tutti gli schieramenti buttano nella mischia solo per racimolare i voti di chi non segue la politica assiduamente.

Sotto questo aspetto anche Gramellini sulla Stampa si è fatto – o ha fatto, dipende da come lo si legge – dieci domande sulla politica italiana in generale* da cui ne estrapolo solo alcune:

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

Tutte domande pertinenti e giuste da porre, soprattutto se ognuno di noi le rivolge a se stesso. E le risposte sono tanto ovvie quanto inutili, se poste ai nostri politici.

A dare di matto poi ci sono anche i “pilastri” della gioventù piddì: “A sinistra della destra, anche di poco, non c’è nessun eletto veneto all’Europarlamento. Non c’è un eletto veneto nel PD, ma (ne)anche nell’IdV e nell’UDC.
Se sei veneto e hai qualcosa da dire in Europa devi rivolgerti alla Lega oppure al PDL.
Se fossimo in un partito saggio il segretario nazionale inviterebbe l’autorevole capolista, che ha già dimostrato quanto vale e che potrebbe considerare esaurito il suo compito, a farsi da parte, magari proponendogli un ruolo di tutor emerito in qualche scuola di formazione o think tank.
In questo modo Laura Puppato (prima dei veneti con un risultato davvero importante e in parte sorprendente) potrebbe rappresentare il Veneto a Bruxelles.
” Queste sono parole di Marta Meo, esponente veneta di quel Partito Democratico che tanto si vorrebbe svecchiare. Io non ribatto sulla candidatura di Berlinguer come capolista – e dei conseguenti 21mila voti in più rispetto alla Puppato presi principalmente perché capolista -, ma sul modo di esporre la questione della stessa Meo: se Franceschini seguisse le indicazioni dell’esponente veneto, cosa ci differisce dal cosiddetto “razzismo leghista”? e cosa succederebbe se davvero la dirigenza invitasse il capolista a dimettersi per far posto ai giovani? non andrebbe a scapito della credibilità del partito – a torto o a ragione, ma non è questo il punto – pur di rinfrancare l’ego di una regione che – pur potente – non riesce a mandare un suo candidato a Bruxelles con la sola forza del voto?

Del resto la candidatura di Berlinguer nel nordest sembra sia stata dettata più dall’urgenza, che da veri propositi politici-partitici: “A una settimana dalla chiusura delle liste il nome del capolista mancava ancora, e la scelta di Franceschini cadde su Claudio Magris.  Magris rifiutò l’invito, a causa di una lettera da lui inviata a Franceschini alla quale non era mai giunta risposta. L’emergenza era sempre più emergenza. Il Friuli propone allora Debora Serracchiani, l’Emilia Romagna si mette in mezzo e rilancia con Salvatore Caronna, il Veneto fa sapere che Caronna non gli è gradito e quindi se ne trovino un altro. Un rebus, mentre il tempo stringe. A ridosso della chiusura delle liste è Pierluigi Bersani a fare la mossa decisiva, telefonare a Luigi Berlinguer e chiedergli di fare da capolista per la circoscrizione Nord Est.” Per cui, quando sono talmente tanti i fattori che spingono un partito a fare delle scelte non solo sbagliate, ma addirittura fuori dal mondo, a quel punto si sta facendo l’errore più grosso che si possa mai commettere: candidare l’incalcolabile. E fin quando il modo di ragionare sarà questo, il centrosinistra italiano farà la solita brutta figura. Esattamente come quella appena fatta.

Nel frattempo i partiti che sono usciti vincitori da queste elezioni europee, si spartiranno una torta di oltre 250 milioni di euro sotto forma di rimborsi elettorali (Pdl 103mln e Pd 84mln per far due nomi). Quindi anche gli ineleggibili e le veline rendono, eccome se rendono.

*ormai sembra diventata una moda quella di porre a chiunque dieci domande a prescindere se siano pertinenti, intelligenti o sensate, l’importante è scriverle. Non è chiaramente questo il caso, ma tant’è…

Update di aggiornamento completo:

Nord Ovest

– Scalfarotto sconfitto (e io credo più la sua campagna che lui stesso): 22.847 preferenze
– Iva Zanicchi formalmente fuori, ma rientra per via dei capolista civetta che si sfilano (con meno preferenze di Scalfarotto, per capirsi)
– Vattimo (secondo dei non eletti) dovrebbe entrare grazie alle candidature civetta di De Magistris e Di Pietro: 14mila preferenze
– Magdi Allam passa: 36 mila
– Emanuele Filiberto è fuori, con 22.420
– Margherita Hack (fuori): 23 mila
– Emma Bonino è fuori con 71 mila preferenze!
– Nichi Vendola: 25 mila
– Bebo Storti: 3014
– Michele Dalai: 1401

Nord Est

– Debora Serracchiani prima del PD (!) con 144 mila preferenze
– Luigi Berlinguer (capolista) è terzo nel PD, e passa
– Emma Bonino: altre 48 mila preferenze
– Oliviero Diliberto 12 mila
– Nichi Vendola: 17 mila

Centro

– Sassoli ha ben 400 mila preferenze, battendo tutti gli altri del PD di gran lunga
– Domenici 102 mila, e passa
– Roberto Gualtieri 80 mila, e passa
– Vattimo 6500, assai staccato, ma dovrebbe entrare al nord
– Nicola Tranfaglia 2838, fuori
– Gianni Rivera 7626, fuori
– Diliberto 31 mila
– Nichi Vendola 43 mila
– Staino 7733
– Emma Bonino altre 61 mila

Sud

– Barbara Matera 130 mila, eletta
– Clemente Mastella. 11 mila, eletto
– Pino Arlacchi, 20 mila, fuori
– Vattimo 5000
– Ciriaco De Mita 56 mila, eletto
– Nichi Vendola 117 mila (!), non eletto
– Vincenzo Scotti 30446, fuori
– Francesco Pionati 11230, fuori
– Emma Bonino, altri 30 mila
– Umberto Bossi, 3461

Isole

– Nino Strano 101 mila, e per quanto optino i suoi superiori, non ce la farà
– Rita Borsellino, capolista, prima con 230 mila nel PD
– Raffaele Lombardo, 200 mila, fuori
– Leoluca Orlando, 53 mila, passa grazie al Di Pietro civetta
– Margherita Hack 18 mila
– Claudio Fava 17 mila
– Nichi Vendola 16 mila
– Emma Bonino altri 22 mila
– Angela Maraventano 923

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