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Questi sono giorni funesti per l’Iran: da un lato gli Ayatollah credono di capire cosa pretendono i protestatari ma lo fanno con la milizia basiji pronta a dar fuoco tutto attorno, dall’altro ragazzi di tutte le età chiedono solamente un minimo di dignità quando vengono chiamati alle urne per eleggere il proprio presidente.

Gente di tutte le condizioni sociali scendono in piazza per protestare contro i brogli elettorali del Comitato Supremo. Il loro leader è uno dei due candidati alle presidenziali, quel Mir-Hossein Mousavi che di certo non è uno stinco di santo, ma in confronto a Mahmoud Ahmadinejad, attuale presidente e vincitore ufficiale di queste elezioni, diventa un esempio da poter seguire. In Iran c’è in atto uno sterminio di massa perpetrato contro chi vuole solo il diritto ad esprimersi con la propria testa, contro ragazzi e ragazze uniti sotto la stessa bandiera verde dell’Islam e della libertà. Non è una lotta contro la religione – chi protesta è a favore del fondamentalismo islamico degli Ayatollah – ma solo a favore della legalità, della democrazia e della libertà di poter eleggere da soli i propri rappresentanti.

Invece l’organismo supremo che controlla il paese vuole persone non pensanti che credono ciecamente ai loro vizi e bagordi. La gente è già così, non si devono preoccupare di questo: in Iran la legge è quella degli Ayatollah, quindi l’unica regola da seguire è la loro, e la gente è disposta a seguirla se in cambio gli si da’ un minimo di libero pensiero.

Si dice che le elezioni sono state regolari. Si dice che Ahmadinejad abbia vinto con uno scarto di undici milioni di voti. Si dice che a Teheran gli oppositori abbiano fatto esplodere il mausoleo di Khomeini con un attacco kamikaze.

Queste informazioni sono dettate dal regime. Infatti in certe zone i voti sono stati più degli elettori, infatti le linee telefoniche le tv e l’accesso alla rete è chiuso per volere del regime, infatti i video che mostrano le morti per strada o i blog che parlano del massacro iraniano provengono per lo più dall’estero trascritti sui social network come Twitter o, in Italia, da FriendFeed (grande il lavoro di Ezekiel).

I morti in Iran sono centinaia: è notizia di oggi che Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003 e avvocato per i diritti civili, ha dichiarato che perseguirà in sede legale i basiji e il regime iraniano in quanto responsabili dei massacri. Zhila Bani Yaghoub, attivista per i diritti delle donne, e il marito Bahman Ahmadi Amouee, giornalista, sono scomparsi e non si sa che fine abbiano fatto. Nei giorni scorsi è stata arrestata Faezeh Hashemi, figlia di Akbar Hashemi Rafsanjani, ex presidente iraniano e sostenitore di Mousavi. A Teheran l’editore del giornale Etemad Melli è stato arrestato e la sede del giornale è stata data alle fiamme.

L’Onu è incapace di far qualsiasi cosa, e le uniche organizzazioni che possono accogliere i feriti sono le ambasciate straniere: fino a ieri solamente quella italiana e quella canadese non hanno dato il loro consenso ad accogliere i profughi, ma in tarda serata si è saputo che quella italiana era ancora chiusa perché gli iraniani non avevano dato il nullaosta per le accoglienze, oggi sembra tutto a posto ed anche nella nostra ambasciata iniziano ad arrivare i primi protestatari.

Intanto sta facendo il giro del mondo il video di Neda Agha Soltan, una studentessa di filosofia 28enne, colpita dai cecchini alla gola morta tra le braccia del padre. Le immagini sono talmente forti che ne è nato un caso talmente importante da renderlo addirittura enciclopedico per Wikipedia.

Ma non è il solo caso, sono migliaia i video che girano su YouTube sulla rivolta iraniana, e purtroppo non si fermeranno qui: ogni giorno tra le 3 e le 4 del pomeriggio i manifestanti si riversano per le strade costringendo i miliziani ad usare la forza per disperderli. L’onda verde si batte per disarmare gli oppositori. Ma gli oppositori non sono i manifestanti: è il regime degli Ayatollah.

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