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Il giorno dopo domani è il giorno del premier. Non si sa ancora quale sarà questo “dopo domani”, ma si sa che verrà, che ci sarà. Berlusconi sta facendo tabula rasa dell’informazione: la parola d’ordine è “Silenzio”. Nessuno, dei suoi, deve parlare della vicenda di Bari: cadrà da sola per come è arrivata. Ma si sbaglia stavolta.

Il silenzio sin da sabato riguarda le Tv, le sue, Rai e Mediaset, riguarda alcuni dei suoi giornali – Il Giornale finora – ma non tutti. Il Corriere ha fatto scattare l’inchiesta sulle escort a Villa Certosa, ma è stata Repubblica ad ampliare l’inchiesta con interviste più dettagliate e con i filmati delle ragazze. Il premier vuole far rimanere solo il giornale di De Benedetti a parlare delle sue storie. Ma si dimentica che c’è internet, si dimentica del “catechismo” dei suoi – Confalonieri lo incita a cambiare e a fermarsi, Veneziani su Libero lo supplica di “sciogliere la corte e mandarli a farsi benedire” – e si dimentica del Vaticano che, per la prima volta nella storia berlusconiana, si sta sempre più allontanando dal centrodestra.

Per il momento i parlamentari del Pdl fanno cerchio attorno al Re (Capezzone dice che l’aggredito è proprio Berlusconi, mentre una certa stampa e il Pd sono gli aggressori; per Rotondi “il complotto c’è stato ed è sempre più evidente”; Napoli risponde che alla “muta dei cani scatenata contro B. saranno gli elettori a dare la risposta migliore”), ma appare sempre più evidente che il loro destino si incrocia con quello del loro capo. Buona parte stanno già tagliando la corda, gli afecionados rimangono ma senza sapere fin quando reggerà la stima della gente nei confronti del Lider Maximo.

Berlusconi dice che è tutta spazzatura. E’ assolutamente vero: peccato che la spazzatura sia la sua e la sta sparpagliando per strada come a formare un altra emergenza Napoli. Ma le emergenze nascono, vengono rimosse e messe in sicurezza. Come si mette in sicurezza “l’emergenza Berlusconi”? Con l’unica possibile alternativa: le dimissioni del premier.

La paura per gli italiani è che torni il centrosinistra. Tranquilli: ci sono molte altre possibilità più realistiche. Prima bisogna vedere se l’attuale governa possa reggere anche senza l’ausilio di un capo carismatico come Mister B., eventualmente si accorderanno per chi ne prenderà il posto – Fini in questo caso è in pole position – e successivamente si dovrà valutare se questo nuovo premier dovrà essere di transizione per elezioni anticipate, se innanzitutto dovrà risolvere le non poche emergenze in atto nel Paese (crisi, terremoto ecc.) o dare immediatamente le consegne ad un capo del governo scelto dall’attuale maggioranza. In ultima analisi sarà il Presidente della Repubblica che si accollerà l’onere di sciogliere le Camere ed emanare elezioni anticipate. Per cui, dalla caduta del governo alla vittoria scontata della sinistra, acqua sotto i ponti ne passa eccome.

Il problema fondamentale per il paese, per la nostra democrazia e per la credibilità pressoché nulla all’estero, è quello delle dimissioni di Silvio Berlusconi. E’ un atto dovuto per tutti, sia di destra che di sinistra, perché non ci possiamo permettere, men che meno in questo periodo, un capo del governo che la faccia franca ancora una volta. E’ il momento di dire basta e che ognuno si assumi le responsabilità delle proprie azioni. Vale anche se ti chiami Silvio Berlusconi.

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