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Pensieri sul Lingotto. Pensavo che si scegliesse anche un candidato, il quarto, da portare al congresso di ottobre (a proposito: ieri è stato approvato il regolamento congressuale), ma non c’è stato, e a quanto ho capito non ci sarà almeno per i prossimi giorni/settimane, ma di una cosa sono sicuro, ovvero che alcuni di quelli definiti “giovani” lo sono solo anagraficamente mentre alcuni dei “vecchi” sono più giovani dell’età che hanno.

Ciò non significa che questo Pd debba rimanere ancorato ai vecchi sistemi, tutt’altro, questo partito va rinnovato, innovato e rigenerato con nuove leve e nuovi personaggi da buttare nella mischia. Ma non può, e ribadisco “NON PUÒ”, sottostare a certe leggi della politica nazionale stile prendi e fuggi.

NON PUÒ chiedere alla gente di votare centrosinistra e poi sbattersene completamente dei loro problemi. NON PUÒ chiedere di scegliere tra un ex democristiano ed un ex diessino solo perché fanno parte delle rispettive correnti, quando entrambi fanno soprattutto parte dello stesso progetto politico che va sotto il nome di PARTITO DEMOCRATICO.
Non dobbiamo, noi che vogliamo e che pretendiamo la laicità dello Stato e il pluralismo delle opinioni, fare distingui importanti tra teodem, cattolici e newdeal. All’interno del progetto possono coesistere tranquillamente varie opinioni e vari credi, ma quando si arriva al momento delle decisioni a larga maggioranza per i temi di cui farsi portavoce, in quel momento – e da quel momento – tutti i sottoscrittori devono obbligatoriamente mettersi a disposizione dello stesso partito che tengono a far crescere. Non dovrà, e non potrà, essere accettata nessun altra tesi che avvalori il contrario.

Questo perché il pluralismo delle opinioni va discusso e chiarito in seno al partito, dopo, a decisione presa, nessuno si deve più permettere di dire “io su questo non ero d’accordo e quindi non centro”. Questo non è pluralismo, questo è egocentrismo individuale. E questo non va bene per il Pd. Forse andrebbe bene per la concorrenza – per l’utilizzatore finale – ma non per il Partito Democratico, perché siamo esattamente come dice il nostro nome: D E M O C R A T I C I. E in una democrazia vale la legge della maggioranza che decide singolarmente e liberamente le scelte da proporre. E lo vorremmo sentire soprattutto da coloro che oggi si propongono di guidare il partito; da coloro che ieri dicevano che andranno alla segreteria innovando e rinnovando; lo vorremmo sentire da Franceschini e da Bersani ma senza proclami elettorali (abbiate pazienza per i primi 2 minuti) come hanno fatto oggi a Torino.

È indispensabile chiarire alcuni punti importanti sulle linee guida del partito: come siamo messi col testamento biologico, come siamo messi con la questione morale, come siamo messi con le scelte per l’occupazione e quelle sull’immigrazione, come siamo messi col conflitto d’interessi e qual è l’opinione ufficiale del partito sulla sicurezza. Come sta messo il Pd? come state messi VOI che chiedete il nostro appoggio al congresso? Queste domande cercano delle risposte, riuscite a darcele? Ignazio Marino, che NON è uno dei candidati, ma sui temi del testamento biologico è praticamente irremovibile, le risposte in alcuni campi le da senza remore. Almeno qualcuno si fa avanti. Lo trovate al minuto 35 circa.

Vorremmo anche chiarito il comportamento del nuovo partito democratico nei confronti di gay e lesbiche, dei DiCo e delle adozioni per agli omosessuali, di coppie di fatto e matrimoni gay. Ma vorremmo sentirlo dal prossimo segretario, non solo dall’entusiasmo coinvolgente di Cristiana Alicata (al 33°) che sappiamo come la pensa. Vorremmo sentirlo da Franceschini, da Bersani e da Adinolfi. E vorremmo capire il programma che hanno verso i diritti delle persone. Tutte.

L’ultimo intervento a Torino è stato di Ivan Scalfarotto (lo potete (ri)vedere nel video sotto dal minuto 15°). Da lui ci aspettavamo un nome ma il nome non è arrivato. Forse è stato meglio così. Il suo è stato un discorso politico, incentrato sui programmi e meno sui contenuti, ma ha anche chiesto di fidarci di questo movimento giovanile (della loro età in America si è scelto un presidente) perché potrebbe essere l’ago della bilancia di un cambiamento possibile e auspicabile. Sperèm!

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