Tag

, , , , , , , ,

Il sito di file sharing The Pirate Bay è stato venduto per una cifra che va dai 5.6 milioni dollari ai 7.8 milioni, la cifra esatta non è stata ancora resa ufficiale. Di ufficiale è invece l’avvenuta transazione, perché è lo stesso proprietario storico di TPB, Peter Sunde, a dare la notizia sul blog del portale : “Molte persone sono preoccupate. Noi non lo siamo e nemmeno voi dovreste esserlo”. Parole tranquillizzanti dunque. Ma i fan restano ugualmente preoccupati per la sorte del sito “nemico” del copyright.

La cessione avverrà in agosto, l’azienda acquirente si chiama Global Gaming Factory X e Hans Pandeya, il proprietario, ha illustrato alcuni punti che cambieranno il volto al portale di P2P. Immediatamente avverrà il blocco totale dei file torrent all’interno dei server di TPB, non ci sarà più scambio illegale di file coperti da copyright, anzi, per scongiurare eventuali beghe legali – che tra l’altro hanno già portato i fondatori della baia in tribunale e al pagamento di 2.7 milioni di dollari di multa per violazione dei diritti d’autore – il neo proprietario ha già fatto sapere che intende pagare i fornitori di contenuti e i detentori di copyright per il materiale che verrà scaricato dal sito.

Insomma, da diavolo contro il mondo del libero scambio, a santo protettore del diritto d’autore universale. Che ci sia una logica tra le ultime vicende giudiziarie della società e la vendita repentina è innegabile. In effetti si tratta solo di andare per logica: la Corte svedese ha multato Sunde e soci al pagamento di 2 milioni e 700 mila dollari per violazione del copyright; i soci del sito sicuramente non avranno questa cifra, e anche se hanno ribadito più volte che non intendono pagare e ricorreranno in appello, sarà molto difficile che la giuria possa dar loro ragione. Al massimo praticheranno uno “sconto” di pena. Ragion per cui i fondatori di TPB sono costretti a vendere per pagare la multa.

Peter Sunde ha già fatto sapere che i proventi della vendita andranno a favore di una fondazione a difesa della libertà di espressione su internet. Ma di certo rimane il dubbio che una parte della somma servirà comunque a pagare la penale inflitta loro dall’Alta Corte di Giustizia svedese.

Vedremo come finirà la storia della Baia dei Pirati, anche se, e qualcuno lo dice già sotto i denti, la fine del portale è già iniziata. Che sia un altro Napster?

[Per Citynews]

Annunci