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Giovedì 25 giugno 2009 ore 14 e 26: muore un uomo e nasce un mito. Sul web prima di tutto.

Giovedì scorso è morto Michael Jackson, il Re del Pop, star osannata e bistrattata da fan e scettici, un uomo che con la sua dissoluta vita ha fatto di tutto per essere – volente o nolente – agli albori della cronaca e del pettegolezzo per quasi 40 anni: star bambino con i Jackson 5, star planetaria con Thriller (oltre 109 milioni di copie vendute è tuttora l’album più venduto della storia), razzista al contrario per via del colore della pelle, pedofilo condannato dai media salvo poi essere assolto in tribunale, sembra abbia accumulato – e sperperato – un patrimonio di oltre un miliardo di dollari. È morto esattamente come ha vissuto. Aveva 50 anni: 8 anni in più di Elvis nel ‘77 e 10 in più di John Lennon del 1980, ma verrà ricordato probabilmente di più – e meglio – dei due miti del rock del secolo scorso. Si era parlato di infarto quel giovedì sera, si parlava qualche giorno fa di overdose da cardiotonici, infine nuovamente di infarto.. ma dovuto ad una eccessiva dose di farmaci.

Ai tempi di Elvis e Lennon – come di LadyD d’altra parte – erano le candele e i lumini a far da testimone tra il presente e il trapassato. C’erano le foto autografate, i mille gadget del merchandising fatto da t-shirt e posacenere, da vinili tenuti amabilmente con il cellophane nella confezione rigorosamente originale. C’era tutto il delirio tenuto in oggetti materiali che si sentivano, si toccavano, si odoravano… ah quei vinili…
MJ è stato forse l’ultimo dei grandi che sia riuscito a prendere il materiale e l’immateriale dal nostro egocentrismo fanatico: quello sano e naturale, però. Ma è andato oltre.

Il feticismo per il Re del Pop è andato oltre le frontiere reali spostandosi verso quella virtuale, ma non irreale, della rete. Immediatamente si è sparsa la notizia della sua dipartita. I primi tweet, le prime bloggate, le prime note su Facebook. E tanto, tanto cordoglio e amarezza sprofondata verso l’oblio del web. Oblio solo per dire.

Tra i tanti giornali online che hanno chiarito le posizioni degli uomini del web, Mashable ha un posto di rilievo proponendo una mappa dei social network, disponendo le sue firme migliori (?) ed elaborando una curva di commenti e discussioni nate e prodotte da e sul web, creando l’ennesima sfida tra il reale e il virtuale dove quest ultimo – come capita ormai sempre più spesso – ha stravinto la sua sfida.

Le tv ne parlano ancora oggi: beghe finanziarie del re bambino, debiti, ricchezze, dati di vendita e moltissimo altro. Di tutto di più, diceva un noto spot. Si dice che avesse 500 milioni di dollari di debiti, ma il suo patrimonio varrebbe circa il doppio. E dai con i possibili scenari che si verrebbero a creare per la spartizione della torta: da una parte i fratelli e la famiglia Jackson, dall’altra la famiglia “acquisita” con i tre figli e l’ex moglie australiana. Notizie, battaglie legali e guerra a non finire.

E internet sta in mezzo.

Lo stesso giorno della sua morte, i twitter del mondo che ne parlavano erano oltre il 35 per cento. Su Facebook si sono create migliaia – ormai naturale – pagine dei fan (diventa fan o non sei un vero fan!). I post sui blog non si riescono nemmeno a contare di quanti sono, le mail di sostegno – o di commiato? – mandate al sito ufficiale di MJ sono una mirabilia da intenditori. E i pianti! Quanti…

In rete avete solo l’imbarazzo della scelta se cercate sue notizie. Lo trovate nelle varie possibili soluzioni: si parte dal normalissimo Michael Jackson al solo Michael, dalle iniziali MJ al transumato “Re del Pop”. E poi via verso i tanti appellativi: black music, bimbo prodigio, neverland, black & white, A1AD (la malattia che lo avrebbe reso cieco dall’occhio sinistro), vitiligine (la presunta malattia della pelle che lo avrebbe sbiancato)… Avete un altro nomignolo per caso? Tranquillizzatevi: non siete soli. Se ad esempio cercate il suo nome su Wikipedia, lasciate stare, la sua pagine non si apre tanto è sovraccarico il server. In tutte le lingue presenti.

E questa storia potete scommettere che si ripeterà ancora per molto tempo. Il testamento non è stato ancora aperto!

MJ era un fenomeno da palcoscenico, nella sua vita privata e in tutto ciò che ha fatto nella sua vita. Ma lo è ancor di più da morto. E il web non fa eccezione.

Per Citynews

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