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Cerco di non farmi diventare antipatico nessuno, ma ogni tanto mi capita di sentirmi come Michael Corleone nell’ultimo Padrino con la famosa frase “ogni volta che penso d’esserne uscito, quelli mi ci ricacciano dentro.”
“Quelli” sono i giornalisti che ne sanno una più degli altri. “Quelli” sono i deliranti giornalisti ex comunisti a cavallo tra Bertinotti e Diliberto. “Quelli” sono gli ex giornalisti di tutti gli ex giornali di sinistra che oggi sbavano se il Pd cresce e sbavano per il Pd che perde. Ma sbavano soprattutto se un personaggio nuovo va oltre la cortina dei soliti noti.

Da un paio di settimane Padellaro (ex L’Unità) e Travaglio (ex L’Unità), assieme ad alcune firme illustri del giornalismo italiano (Corrias, Gomez e Beha per dirne un paio), hanno dato fuoco a quello che dovrebbe essere l’ennesimo giornale della sinistra italiana. Il Fatto vedrà la luce delle edicole a settembre di quest anno, ma già è in rete un ibrido tra blog e giornale online che si chiama “l’AnteFatto”. Nulla di male, ci mancherebbe: tutti possiamo scrivere ciò che vogliamo sul web, anche gli ex degli ex. Però non riesco a comprendere quest’odio senza fine per il Pd e per i personaggi che in qualche modo riescono ad emergere dal mare magnum dell’anonimato e si fanno un nome con le proprie gambe e con le proprie idee. Come Matteo Renzi, neo sindaco di Firenze.

In un articolo di oggi, Giampiero Calapà si chiede con chi starà Renzi al Congresso del Pd visto che: ha preso le distanze dagli apparati e di conseguenza anche da Bersani che li vuole a tutti i costi; tempo fa aveva preso le distanze da Beppino Englaro e proprio adesso si è iscritto al partito appoggiando ufficialmente Ignazio Marino; ha preso le distanze anche da Franceschini ribattezzato a suo tempo vice disastro. Però – dice sempre Calapà – è molto amico di Pippo Civati, leader dei Pinguini e responsabile del programma di Ignazio Marino, e della Serracchiani, conosciuta ai tempi del primo Piombino, schierata col “simpatico” Franceschini.

Alla fine di questo dolore, il giovane Renzi si è schierato con Franceschini (è un dato di fatto per il cronista, anche se è sempre un disastro) per l’appoggio durante la campagna elettorale e perché il suo ex sponsor Rutelli ha dato la disponibilità al segretario. L’unico neo di questa storia è che Renzi si dovrà turare il naso, anzi, dovrà turarselo moltissimo.

Da che mondo è mondo la politica è fatta di compromessi, tradimenti e ripensamenti, per cui non vedo nulla di strano se per Renzi fosse lo stesso. Anzi mi stupirei del contrario…

Quello che mi stona è il dissapore tra Calapà e Renzi. In un altro articolo il giornalista del Fatto indicava una strada ambigua nell’elezione per il padrone di Palazzo Vecchio. Si predisponeva verso una giunta fatta da amicizie nate su Facebook e all’auto-delega per la sicurezza, dall’ex anti mafia Vigna al giovane vice sindaco Nardella fino all’assessore per l’istruzione Rosa Maria Di Giorgi. L’ambiguità starebbe nei numeri che hanno permesso a Renzi di diventare sindaco: “[…] tutti i candidati che hanno avuto la costanza di frequentare la Madonna della Neve hanno avuto la grazia di vedere aumentati i loro voti di preferenza in maniera determinante. I dati trascritti sono palesemente errati in alcuni casi […] sembra una follia completa: trascrivono i dati a mano, la dettatura avviene su un unico archivio […] Ci commuoviamo a vedere i cittadini iraniani sollevare i cartelli “Where is my vote”?  A Firenze tanti si pongono la stessa domanda”.

Mi avrebbe fatto piacere che anche la Procura di Firenze avesse accertato irregolarità nei conteggi delle schede e Renzi fosse stato espulso dalla competizione elettorale, come mi avrebbe fatto piacere che il sindaco, oggi, fosse quel Giampiero Gallo tanto disattento nel criticare il vincitore e parecchio commosso per gli iraniani che non possono ancora votare per legge – mentre per il docente universitario invece il diritto sarebbe già sancito – e quindi la legge italiana non dovrebbe nemmeno varcare i cancelli della città viola.

Ma non mi sembra ci siano state irregolarità nel voto, non mi sembra che la Procura abbia indagato a tal proposito, come non mi sembra che il professor Gallo abbia fatto ricorso per le irregolarità tanto palesemente riscontrate dal giornalista del Fatto. Non mi sembra nemmeno una vera indagine giornalistica quella di Giampiero Capalà, ma questa è solo una mia supposizione alquanto controvertibile. Forse…
Il Pd non è certamente la panacea della politica, ma sappiamo benissimo che c’è di peggio, di molto peggio.

Ma quanta invidia ci vuole per arrivare a tal punto!

“Guarda caso tutti i candidati che hanno avuto la costanza di frequentare la Madonna della Neve (locali del comune dove si sono svolte le operazioni di riconteggio, ndr) hanno avuto la grazia di vedere aumentati i loro voti di preferenza in maniera determinante. I dati trascritti – continua il professor Gallo – sono palesemente errati in alcuni casi (sezioni nelle quali sono state omesse interamente le preferenze), ma ciò nonostante si decide di andare avanti e di rendere definitivi i risultati. A me sembra una follia completa: trascrivono i dati a mano, la dettatura avviene su un unico archivio.  Intendiamoci: non ho alcuna certezza che gli errori siano stati fatti a mio discapito. Se starnutendo qualcuno  avesse inserito un voto di preferenza in più a me in una sezione, sarei stato proclamato io riversando sull’escluso l’onere del ricorso individuale. Ci commuoviamo – conclude Gallo – a vedere i cittadini iraniani sollevare i cartelli “Where is my vote”?  A Firenze tanti si pongono la stessa domanda”.
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