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Anzi un paese, per la precisazione l’Italia. A Bettino Craxi, che ammise pubblicamente i suoi comportamenti illegali giustificandosi dicendo “così fan tutti”, si vogliono dedicare strade, si fanno documentari riabilitativi e tante altre belle cose. A Paolo Borsellino, che ancora non si sa chi l’ha ammazzato, meglio sputarci sopra, anzi, peggio, mandare piccoli telegrammi anziché muovere il culo e partecipare alla manifestazione della commemorazione di un eroe nazionale.

Una figura barbina, ma in un Italia dove le nefandezze sono all’ordine del giorno, cosa conta? (dicono in molti)

Conta invece, perché dimostra, per l’ennesima volta, che il problema qui non è questo o quel politico, ma bensì un’intera nazione, con ben poche eccezioni. Quello che mi domando è cosa abbia spinto Borsellino a sacrificare la sua vita per far trionfare la legalità in un paese che alla legalità non ci tiene affatto. Secondo voi che leggete, non era meglio per lui che si accordasse con la mafia? Vita serena, felice e senza preoccupazioni. Non è forse il sogno di ogni italiano che si rispetti?

La verità è che Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa e altre 5000 persone stanno ancora urlando dalla loro tomba qualcosa che a 60 milioni di persone non vuole entrare nella testa: libertà e legalità.

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