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Ieri Marino a Milano ha presentato la sua candidatura a segretario del Pd con un discorso a 360 gradi. Oggi i giornali si dividono esattamente in tre tronconi: chi lo sostiene e approva la sua candidatura senza nascondersi, chi nemmeno rende conto ai propri lettori che esiste una terza scelta oltre a Franceschini e Bersani, e chi, invece, lo critica perché la scelta di un candidato laico e a favore di un testamento biologico “diverso” da quello attuale non è permissibile, facendo di tutto – ma proprio tutto – per ostacolarlo.

L’Unità è il giornale che approva e sostiene da sempre una “terza via” per il Partito Democratico. Il giornale del direttore Di Gregorio ha appoggiato da sempre i Piombini, ha dato ampio risalto all’assemblea del Lingotto tenutasi qualche mese fa a Torino, facendo vedere in streaming tutta la giornata torinese senza crearsi quel problema che solitamente si fanno le grandi testate quando devono dare spazio ad eventi che non possono controllare direttamente. Tant’è che ieri un bell’articolo di Mariagrazia Gerina ha spiegato, in sintesi largamente esaustiva, lo scopo di Marino per la sua corsa a segretario. “Apertura. Coraggio. Merito. Protezione. Libertà.” Sono queste le parole chiave chieste da Marino e spiegate alla platea milanese. Platea che, a sua volta, ha ricambiato la sensazione di apertura con lunghi applausi ai quattro intervenuti alla presentazione: Ignazio Marino, Pippo Civati, il sindaco di Genova Marta Vincenzi e l’ex veltroniana Rosa Villecco Calipari che ha parlato lungamente di come andrebbe risolto il problema del meridione e cosa dovrà sfidare Marino per battere l’esegesi del sud.
“Adagiarsi nel senso della superiorità a che ci serve quando le nostre difficoltà ad essere diversi ci si stagliano davanti in Campania e in altre regioni? Secondo me Ignazio sul Mezzogiorno deve sfidare gli altri candidati, che dedicano al massimo dieci righe all’argomento. Il punto è: il ruolo che il Pd vuole avere nella società del Sud. La differenza tra chi è pragmatico per scegliere le elezioni e chi vorrà dare al Pd una funzione di esempio etico per cambiare la società.” Le sue parole d’ordine sono: “autoimpresa” e “patto” contro la criminalità, “cura del territorio” e “bancarotta del paese” se si venisse a formare il Partito del Sud. La differenza tra questa candidatura e le altre è nella squadra: trovatemi un candidato che dia un così grande risalto al suo staff, e poi possiamo iniziare a parlare di cambiamento all’interno del partito.

Repubblica è uno strano giornale: prima si butta anima e corpo alla ricerca del candidato perfetto da mettere nella corrida alimentando quella tanto sperata “terza via”, sostenendo che la candidatura dei due “senatori” Bersani e Franceschini sia ormai da cambiare. Ieri – ma neanche oggi ha fatto miracoli – non ha pubblicato niente sul discorso di presentazione di Marino: nulla, nemmeno un trafiletto di fianco che facesse riferimento alle cose dette dal chirurgo ieri a Milano. Si dice in giro (solo congetture e sentito dire, per il momento) che Morando e Fassino hanno fatto forti pressioni sui tre capoccia di Rep – Scalfari, Ezio Mauro e De Benedetti – per convincerli che Franceschini sarebbe il candidato migliore, e questi, probabilmente, sono i risultati. Del resto se L’Unità appoggia Marino perché Repubblica non potrebbe appoggiare Franceschini? Forse perché Rep sta calando nelle vendite mentre L’Unità sta aumentando, e quindi bisogna montare il cavallo (nitrito) vincente? Dico forse eh!

Secondo voi da chi parte la critica?

Secondo il giornale di Ferrara, nel 2002 Marino ricevette una lettera dall’UPMC (University of Pittsburgh Medical Center) dove si attestava che le dimissioni del chirurgo italiano dal centro americano e dal centro palermitano erano state accettate. Il Foglio, pubblicando la lettera, mette in relazione alcune spese extra fatte da Marino – fatture doppie a Pittsburgh e Palermo – che il centro universitario americano ritiene gli vengano restituite tramite il blocco di alcuni pagamenti da versare nel conto di Marino: “[…] l’UPMC ha scoperto che Lei ha presentato la richiesta di rimborso di determinate spese sia all’UPMC di Pittsburgh sia alla sua filiale italiana. Di conseguenza è stata intrapresa una completa verifica sulle sue richieste di rimborso spese e sui nostri esborsi nei Suoi confronti. Tale verifica è attualmente in corso. Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’UPMC e alla filiale italiana. Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia. Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’UPMC ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’UPMC sia dalla filiale. Come restituzione dei rimborsi spese doppi da Lei ricevuti accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’UPMC o dall’UPMC Italia ai quali avrebbe altrimenti diritto, compresi (a titolo esemplificativo ma non esaustivo) lo stipendio per il mese di settembre 2002 e il pagamento per qualsiasi giorno di vacanza, permesso o malattia accumulato. Accetta inoltre di rinunciare a ogni diritto contrattuale per il trattamento di fine rapporto che potrebbe ottenere in seguito alle Sue dimissioni […]”

Quindi il candidato Marino, chirurgo di fama mondiale e insignito di vari premi accademici, alla fine sarebbe un volgare truffatore? Per quanto poi, 8 mila dollari? Qualche dubbio viene di sicuro, anche se, va detto, conoscendo Marino come persona trasparente e ligia alle regole, questa lettera l’avrebbe resa non dico pubblica, ma ne avrebbe sicuramente parlato anche solo per discolparsi dell’accusa. Invece di smentite non ce ne sono state in questi anni. Fino all’attacco del Foglio.

“Ieri ho presentato il mio programma per il congresso del PD con un discorso apprezzato in sala e da chi guardava e commentava sul web.
Purtroppo alcuni giornali hanno preferito occuparsi di polemiche create ad arte.
Il Foglio di oggi pubblica una lettera di 7 anni fa dell’UPMC, il centro medico dell’Università di Pittsburgh (USA) per cui ho lavorato per anni e che, insieme alla Regione Siciliana, è stato tra i promotori del centro mediterraneo per i trapianti (ISMETT) di Palermo. All’ISMETT sono stato amministratore delegato e direttore dell’attività clinica dal 1997 al 2002. La lettera, secondo il Foglio, contesta alcune irregolarità amministrative, in particolare su rimborsi-spese per circa 5 mila euro, erroneamente presentati.

Chiariamo subito un primo aspetto: quella lettera è una normale corrispondenza di fine collaborazione di lavoro. In un contesto come quello statunitense, dove valgono i principi di merito e responsabilità, è normale che i privilegi che si accompagnano ad un incarico cessino al termine dell’incarico stesso, e che questo avvenga anche attraverso comunicazioni formali. Tra l’altro a quella lettera ne è seguita una seconda, firmata dal mio avvocato, che rettifica in maniera sostanziale il contenuto della prima.

Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione. Niente da nascondere. Nessuna polemica.
L’occasione mi permette però di chiarire perché nel settembre del 2002 decisi di accettare la direzione del centro trapianti della “Thomas Jefferson University” di Philadelphia. La questione è semplice: ad un certo punto del mio lavoro a Palermo, quando il centro si avviava a festeggiare i primi cento trapianti eseguiti, dal 2001 iniziarono forti interferenze nella gestione amministrativa. Oppressive e continue richieste di favoritismi rendevano via via più difficile, e poi impossibile, la conduzione del Centro secondo criteri di trasparenza e merito.

Qualcuno forse ricorderà che ho dovuto rispondere personalmente in tribunale per l’esclusione dall’appalto per la costruzione dell’ospedale di una società risultata priva della necessaria documentazione antimafia. Ma ho continuato a lavorare, tra difficoltà crescenti e mantenendo la mia ferma volontà di fare il massimo per garantire all’Italia, e alla Sicilia, un centro di trapianti d’eccellenza.

Alla fine, dopo aver constatato che non vi erano più le condizioni per continuare, sono tornato a fare il mio lavoro di chirurgo negli Stati Uniti. Le ragioni di quella scelta sono le stesse che mi hanno portato oggi a candidarmi a guidare il Pd: non adeguarsi mai, ma portare in Italia regole, merito, responsabilità, trasparenza.”

Naturalmente c’è chi è d’accordo con le parole del senatore Marino e chi, invece, crede sia solo una frittata girata a proprio favore. Io non voglio entrare nel merito perché vorrei capire ancora meglio lo sviluppo degli eventi. Di una cosa però devo dare ragione a Riccardo De Maria: “Quanto lettere su questo tono dovrebbero essere spedite in giro per l’Italia…”

Ecco: facciamolo.

[Fonte: gruppo discussione iMille]

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