Leggendo l’intervista di Marina Berlusconi al Corriere non ho potuto fare a meno si spalancare sempre di più gli occhi ad ogni affermazione della figlia di Berlusconi.

Tralasciamo la parte sul “complotto”, che ormai ha raggiunto livelli talmente assurdi da aver già superato le varie tesi complottiste sull’11 settembre, luna e scie chimiche e concentriamoci sul resto.

Marina Berlusconi: “[…]E ancora, utilizzando la via giudiziaria, con la bocciatura del lodo Alfano”.
Giornalista: Ma quella non è la via giudiziaria. È una decisione della Corte costituzionale.
Marina Berlusconi: “Ma secondo lei che cosa devono pensare gli italiani quando la Consulta sostiene l’esatto contrario di quel che diceva cinque anni fa? E poi, non vede che il fronte da cui le critiche, anche dure, normalmente dovrebbero arrivare, quello della politica, non dà segno di vita?”

Come non rispondere ad una domanda. Il giornalista dice “non è la via giudiziaria”, ma Marina, prendendo esempio dal padre evidentemente, sposta il discorso sul popolo. Inoltre, sempre come il padre, vive fuori dalla realtà, perché di accuse pesanti ne sono arrivate, in massima parte da Di Pietro, ma sempre di politica si tratta. Insomma come domandare ad uno “che ore sono?” e ricevere una risposta che parla di pianeti, astrologia e riti voodoo. Non solo, ripete la balla che la consulta avrebbe cambiato idea da 5 anni a questa parte. Tralasciando anche due cose (la consulta non è uguale a quella di 5 anni fa e la legge non è la stessa), Marina si “dimentica”, come Alfano, che la consulta, non solo non elencò a suo tempo tutti i vizi di costituzionalità (ce n’erano già 3 evidenti, nelle motivazioni fu scritto che ce n’erano altri ma, era inutili formalizzarli, dato che già tutta la legge veniva polverizzata) ma, anche all’epoca parlò della violazione dell’articolo 3, come riportato anche nella sentenza sul lodo Alfano.

L’intervista prosegue andando a parlare di De Benedetti e delle vicende che l’hanno coinvolto assieme al cavaliere:

Marina Berlusconi: “Ma guido un gruppo condannato, a distanza di vent’anni, a pagare 750 milioni di euro da una sentenza che è un vero e proprio scandalo giuridico. E a chi dovrebbe versarli questa montagna di soldi il gruppo che fa capo al presidente del Consiglio? Proprio all’editore del giornale che si è assunto il compito di distruggere il premier, con ogni mezzo. Tutto questo ha a che vedere con la politica? A me pare proprio di sì. E allora che cosa dovrei fare, star zitta?”

Affermazioni assurde, per tre motivi:
1) La condanna si riferisce ad un fatto accaduto PRIMA della “discesa in campo” di Berlusconi. Eventuali motivazioni politiche vanno su per il famoso camino!
2) Inutile precisare “20 anni fa”, se ci si mette così tanto tempo a giungere ad una condanna ne parli col padre
2) Che motivazione è “proprio all’editore del giornale che si è assunto il compito di distruggere il premier”. Se quell’altro mi è antipatico non devo dargli i soldi che gli spettano per legge? MAH!

Marina Berlusconi: “Beh, da una parte c’è un uomo che dal nulla ha inventato la tv commerciale, dall’altra un signore (parla di De Benedetti ndr) che ha distrutto uno dei più gloriosi marchi industriali italiani. Da una parte c’è un uomo che entrerà nei libri come il leader più longevo e amato nella storia della Repubblica, dall’altra un signore che si rigira tra le mani la tessera numero 1 di un partito mai davvero nato. E sa che cosa li rende profondamente diversi? Mio padre è un imprenditore vero, che crea ricchezza per tutti; l’Ingegnere rappresenta invece un capitalismo cannibalesco che ambisce a vincere solo per sé e a far perdere tutti gli altri. In realtà, De Benedetti avrebbe voluto essere come Berlusconi, solo che non ci è mai riuscito“.

Qualche contro-affermazione:
1) Ecco, “dal nulla”. Silvio continua a non voler rispondere alla fatidica domanda: da dove provengono i soldi con cui ha cominciato la propria attività imprenditoriale? Non si parla di qualche milioncino, ma diversi miliardi di lire.
2) Quale marchio industriale ha distrutto De Benedetti per curiosità? La Olivetti? A no, quella l’ha salvata! Se proprio vuol criticare l’ingegnere c’è una tangente che ammise di aver pagato e la plusvalenza con la vendita delle azioni del Banco Ambrosiano (poi fallito, per questo fu accusato di bancarotta fraudolenta).
3) Di certo Marina Berlusconi si ricorderà del caso SME. Chi fregò a chi in quell’occasione? De Benedetti no di certo. Sulla vicenda Mondadori ne abbiamo già parlato abbastanza. Chi è l’imprenditore “cannibale” quindi?

Se pensate che abbia raggiunto il livello di “assurdità” massimo c’è da commentare il seguito:

Giornalista: Dove sarebbe lo scandalo? (parlando della sentenza che condanna Fininvest al pagamento di 750 milioni di Euro)
Marina Berlusconi: “Intanto una premessa: nel ’91 l’accordo seguito alla bocciatura del lodo attribuì a un De Benedetti soddisfattissimo una parte rilevante della Mondadori di allora: la Repubblica, L’Espresso e i 18 quotidiani locali della Finegil”

Balle: A De Benedetti non fu attribuito niente alla bocciatura del lodo. Fu l’intervento di Andreotti a costringere Silvio a vendere L’espresso e Finegil a De Benedetti per 365 miliardi di lire. Una vendita forzata, insomma, ma d’altro canto l’intero gruppo si era rivoltato contro Berlusconi (scioperi e ostruzionismi da parte dei giornalisti erano ogni secondo più pressanti). Nessuna attribuzione, ma una cessione e per un intervento extra-giudiziale. Andiamo avanti comunque.

Marina Berlusconi: “Il giudice civile Raimondo Mesiano ha celebrato in realtà un suo nuovo processo penale, arrivando a conclusioni cui neppure in sede penale si era giunti. E così, in base al solito “non poteva non sapere”, mio padre, mai nemmeno rinviato a giudizio, diventa un corruttore, mentre diventa ingiusta la sentenza della Corte d’Appello di Roma del ’91 che dando torto a De Benedetti, di fatto consegnava il controllo della Mondadori alla cordata capeggiata da Fininvest”.

Capitano queste cose, capita soprattutto se di diritto non si sa una mazza. Anche se il processo civile doveva solo stabilire l’ammontare del danno (e l’ha fatto) deve comunque scrivere perché e chi deve pagare cosa. Il giudice ha detto, per giunta, quello che anche nel processo penale era stato stabilito: i soldi per la corruzione provenivano dalla società All Iberian di proprietà di Silvio. Nulla di nuovo. Inoltre, Berlusconi fu rinviato a giudizio (altra balla di Marina) per il lodo, ma tra attenuanti generiche e prescrizioni la sua posizione venne archiviata.

Fine parte 1, parte 2 a breve.

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