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Quello che ho da dire sulle Primarie e che mai avrei voluto vedere.

Un senso... a BersaniHa vinto Bersani, ha perso Franceschini. Bersani è andato al 53% perdendo tre punti rispetto ai voti dei Congressi, ma Franceschini non è stato da meno perché anche lui è andato dal 36% dei circoli a poco più del 34% delle Primarie, mentre Marino è stato l’unico che ha aumentato i voti dal 7.6% al 12.7%: praticamente i voti persi da Bersani e Franceschini sono andati al Senatore chirurgo. Ma non si può considerare una vittoria quella del Senatore: Ignazio Marino, e noi volontari della sua mozione, eravamo quasi convinti di riuscire ad arrivare vicini al 20 per cento, per cui andare sotto di 7 punti è evidentemente una sconfitta.

Dal Partito Democratico dicono che il vero vincitore è stato il popolo delle Primarie. Secondo me c’è da fare una considerazione: il bicchiere lo vogliamo mezzo vuoto o mezzo pieno? Se le guardiamo in positivo queste Primarie hanno spostato quasi tre milioni di persone dalle proprie case ai seggi, e quindi hanno permesso di eleggere il segretario con un largo consenso. Il popolo delle Primarie però si è attestato a quello degli iscritti: Bersani è andato ben oltre la soglia del 50 per cento perché quasi un milione e mezzo di persone hanno scelto lui piuttosto che Dario Franceschini.

Dando per scontato che i possibili eletti sarebbero stati l’ex Ministro e l’ex segretario, va da se che l’unico handicap sarebbe stato quanti voti avrebbe portato via Marino al duo di testa. Nemmeno questo è stato un problema, come si è notato. Ma è vera vittoria? Stando ai numeri lo è senza dubbio… guardando i numeri. Ma se il bicchiere fosse mezzo vuoto?

Mia personalissima riflessione. Trovo illogico, quasi impossibile, che tre milioni di persone sono andati ai seggi per poi eleggere lo stesso candidato uscito vincente dai congressi. Lo trovo illogico perché è sembrato a tutti – Bersani compreso – che il voto espresso dagli elettori non iscritti avrebbe cambiato in modo considerevole queste elezioni. Lo trovo illogico perché alla fine il risultato, a parte un leggerissimo spostamento di voti, è stato tale e quale a quello delle assemblee nei circoli. Ma lo trovo illogico perché credo che tutto l’ambaradan creato per contrastare gli apparati non ha fatto altro che rafforzarli.
Chi non ha partecipato attivamente a queste Primarie non può capire cosa significa quando un potere forte si muove: crea un enorme spostamento di persone da un punto all’altro, gira e rigira un congresso – o un seggio elettorale – con una sola telefonata, tanto basta per cambiare le carte in tavola. Io e tanti altri della Marino che abbiamo girato i circoli presentando la nostra mozione, ci siamo resi perfettamente conto che quando un dibattito è aperto e libero, si viene a creare una valida alternativa al voto per l’iscritto. Quando, al contrario, il dibattito è praticamente bloccato, in quel circolo è matematico che gli apparati avranno vita facile e vinceranno di larga misura. Ce ne siamo accorti molte volte qui a Pordenone: in quei circoli dove sono state dibattute le mozioni seriamente e liberamente, la proposta Marino prendeva i presenti in un modo incredibile; quando il dibattimento era chiuso già in partenza la Marino era scontato che prendeva pochissimi voti. Un esempio lampante è stato in un circolo dell’hinterland dove il dibattito è stato presentato ad otto persone, di queste, cinque sono andate a votare preferendo Marino. Il problema è che gli apparati hanno chiamato gli ottanta tesserati assenti e li hanno fatti votare. Risultato: Franceschini 42 voti, Bersani 38 voti, Marino 5 voti.

Immaginatevi adesso un gigantesco corteo di truppe cammellate che fa muovere tre milioni di persone e li porta, con la manina, a votare alle Primarie. Chi credete che vinca?

Le Primarie non sono state un successo, sono state un enorme sconfitta per la democrazia e la trasparenza. Con tutto ciò Bersani è stato eletto ed è a tutti gli effetti il mio segretario. E su questo non ho dubbi.

Veniamo alle regionali. Non parlo di tutte le regioni perché non ho cognizione di causa, quindi parlerò solo del Friuli Venezia Giulia in quanto la mia regione. Anche in FVG ha vinto il neo-segretario (ai congressi aveva vinto Franceschini) ma senza sforare la maggioranza: 45.4% per Bersani, 39.1% per Franceschini (su due liste) e 15.5% per Marino. Altro discorso, enormemente più complicato, per l’elezione del segretario regionale. Ha vinto Debora Serracchiani col 52 per cento delle preferenze, ma con l’alito degli ex Margherita a soffiarle sul collo. Debora ha voluto (dovuto?) creare due liste per il nazionale – Democratici con Dario Franceschini capeggiata dal capogruppo in Regione Gianfranco Moretton, e Semplicemente Democratici da lei presieduta e dall’ala rinnovatrice che è nata in regione questa primavera -, mentre il regionale ha visto una sola lista che portava il suo nome. Sul nazionale si è creato il disastro: Moretton ha vinto il derby con Debora per 2700 voti, quindi la maggioranza è sua; mentre sulle regionali Debora deve fare i conti con un presente e pressante confronto con il deputato regionale forte di molti delegati che fanno capo alla sua area, e che, nel migliore dei casi, porterà Debora a scontrarsi prima con i suoi alleati e poi con gli avversari.

Si dice in giro che la Serracchiani non durerà più di un anno (qualcuno le da’ anche meno di sei mesi, e qualcun altro dice che ormai è vuota idealmente), quindi lo scettro passerà presto a Moretton. Il maggior problema è che bruciando Debora si è bruciato quel poco di buono che si era riusciti a fare in regione: parlo di Giorgio Zanin vincitore a sorpresa alle Primarie pordenonesi per le provinciali, parlo della decina di segretari della mia provincia che hanno dato il sangue per il rinnovamento, e parlo anche di Debora Serracchiani. La mozione Marino in regione ha preso il dodici per cento, poco influente da sola per correggere alcuni errori che inevitabilmente nasceranno. Ma se la mia ala si alleasse con i SemDem di Debora, e con alcune frange rinnovatrici di Martines (il candidato di Bersani), che si aggirerebbero attorno al 5 per cento se non ho fatto male i conti, si arriverebbe ad un ottimo 33-35 per cento più che sufficiente per governare almeno il minimo indispensabile per fare quelle riforme promesse in campagna elettorale, cioè la votazione al nuovo Statuto e la regola che blocca a due i mandati per i deputati del Pd. È possibile ottenere questi risultati ad una sola piccola condizione: Debora deve scegliere la sua segreteria nel minor tempo possibile e solamente con i suoi uomini più fidati (nessun avversario alle Primarie deve farne parte, quindi nemmeno Cristina Carloni, la candidata di Marino) e immediatamente deve partire con le riforme. Deve bruciare gli avversari sul tempo, solo così potrebbe riuscire a competere quel poco che basta per far coincidere i primi punti del suo programma con quello nostro e di pochi altri. Solo così, probabilmente.

Se invece decidesse di scendere a patti con gli ex Margherita e spartirsi le poltrone in base ai voti, ho la netta sensazione che la carriera della Serracchiani si bruci sul nascere e che questa regione – data per rinnovatrice da tanti, e per molti aspetti lo è stata davvero – si allineerà con la segreteria nazionale che di rinnovatrice non ha assolutamente nulla. E sarebbe un vero peccato!

Il bicchiere è mezzo vuoto soprattutto per il Partito Democratico: come si fa a non avere i risultati definitivi di meno di tre milioni di elettori dopo quattro giorni dalle Primarie!! Manco in Afghanistan succede questo, dannazione alla vostra organizzazione del piffero: se davate mandato a un centinaio di precari a progetto, i risultati li avremmo avuti in meno di mezza giornata, altro che Accenture…

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