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Beverly Hills

«Natale a Beverly Hills» è film d’essai.
È il titolo del Corsera riguardo al cinepanettone del 2009, ma se chiamiamo “cinema d’essai“, per cui un film d’interesse culturale, un opera non certo culturalmente d’avanguardia come il nuovo lavoro di Neri Parenti (con attori la Ferrilli, la Hunzicker, De Sica, Tognazzi, Gassman, Ghini e meno male che hanno fatto a meno di quel genialoide della Belen), mi viene il dubbio che probabilmente di cinema non ne capisco assolutamente nulla. Io parto prevenuto però: non ho mai visto e spero di non vedere mai in vita mia un cinepanettone al cinema. Certo, ogni tanto quando gira in tv mi è capitato di vederne qualcuno, ma spesso ero a casa di amici e non potevo naturalmente obbligarli a cambiare canale solo perché io quei film lì li trovo stupidi, fatti male e nel migliore dei casi banali. Inoltre a me non hanno mai fatto ridere, quindi spendere 12 euro per un film del genere lo trovo inutile.

Non sono un cinofilo di quelli che guardano Truffaut e restano estasiati dalla Nouvelle Vague del regista francese, no, a me piacciono i film dove ci sia una storia realisticamente raccontata anche se falsa e assurda. Ad esempio io troverei un gran film Indipendence day, piuttosto che i vari Natale intorno al mondo che hanno sbancato i botteghini negli ultimi vent’anni. Ecco, questo è l’esempio più calzante della mia ignoranza. Ciò non significa che leggendo come le normative italiane vanno in aiuto delle major e non dei film di qualità, io debba necessariamente dire di non capirci nulla di cinema e quindi non tocca a me criticarli.

Su FriendFeed commentando un feed di Cladio Cicali, Gabriele Niola ha chiarito un paio di punti: “la questione è più complessa di così. Senza voler giustificare l’operazione il titolo del Corriere non dà conto di come stiano le cose. Ci sono diversi elementi che entrano in ballo nell’assegnazione del titolo di “interesse culturale” tra i quali la progettualità, la decisione di assegnare il titolo Natale a Beverly Hills (cosa che permette di accedere ad una serie di agevolazioni fiscali) è passata per un solo voto (segno che nella commissione non tutti erano daccordo) e unicamente per aver accumulato un punteggio molto elevato nella sezione “economica” della valutazione. Per i restanti elementi presi in considerazione (qualità, fattura, contenuto) ha preso il minimo. Questo non giustifica la decisione assolutamente ma sia chiaro che nessuno ripeto nessuno l’ha nominato un film d’essai.
E proseguendo dice: “Mereghetti ha ragione per principio ma il titolista ha forzato la mano sull’elemento più di richiamo della vicenda che è anche il meno reale. Il punto è che accedendo al credito d’imposta si diventa “di interesse culturale” e questa dicitura è erroneamente (dal punto di vista della legge proprio) legata a quella di film d’essai. E’ insomma una questione di cavilli legali e non di valutazione critica, non cambia molto se non che il film accede al credito d’imposta. Non andrà nei cinemini nè leverà più sale di quante non ne levava l’anno scorso.

Gabriele dice anche che questi film, secondo lui, devono prendere le sovvenzioni della legge Urbani perché “ogni anno il cinepanettone dà un grande aiuto a tutta la filiera dall’elettricista agli studi, ai distributori agli esercenti e via dicendo“, quindi è un buon motivo per il quale un filmetto decerebrante come Natale a Beverly Hills deve continuare a prendere una grossa fetta di sovvenzioni statali – sotto forma di credito d’imposta -, mentre invece film ben più interessanti che hanno una grossissima base di cultura e di lavoro, soprattutto sulla sceneggiatura e sull’interpretazione oltre che nella regia, spesso capita di vederli in pochissime sale solo perché il distributore non fa parte del parco macchine dei grossi business-men italiani.

Non so come la pensate voi, ma a me danno un enorme fastidio considerando pure che il secondo film sulle Winx sta disponendo delle stesse condizioni.

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