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(mala tempora by DanielaNob)

Mala tempora è proprio il caso dell’attuale Partito Democratico nelle due regione più spiazzanti dell’elettorato italiano: Puglia e Lazio. L’indomani dell’elezione alla segreteria del Pd, Bersani andò al congresso dei Radicali per spingere verso un’alleanza che sembrava naturale e proficua, oggi questa naturale alleanza viene bloccata dalla presenza dell’Udc in Lazio.

Come ampiamente ribadito varie volte, un partito con il 30 per cento dei consensi non può, e non deve, farsi influenzare dalle esigenze elettorali di un partito che a malapena arriva al 10 per cento: ma questa è la politica e nessuno può rimediare agli errori secolari di cotanta maestria. Eppure gli errori si fanno per prenderne gli insegnamenti e rimediare nel prossimo futuro. Non in Italia e non nel Pd, pare.
Il centrodestra ha candidato Renata Polverini, persona capace e in grado di spostare voti sia dalla destra che dalla sinistra, per accentuare la voglia di cambiamento che – giustamente – anche il loro schieramento tende a considerare importante. Questa mossa è stata per il centrosinistra una lama alla gola con cui fare i conti: dopo le vicissitudini del governatore Marrazzo, il Pd non ha saputo montare quel vento di cambiamento che valeva la pena seguire e con cui saltare il fosso per raggiungere gli obiettivi che da principio si erano prefissati. Montino prima, e Zingaretti poi, hanno fatto crollare il castello di sabbia tenuto in piedi dal solo orgoglio romano per una candidatura credibile verso gli elettori. Non è successo e non si sono cercate altre soluzioni. E intanto la Polverini faceva campagna e attingeva dai pozzi laziali aumentando consensi.

Il Lazio è zona di Caltagirone e non è facile affondare la potenza economica del suocero di Casini, ma il Pd non può stare certo a guardare. Per cui, se solo volessimo contrastare lo strapotere mediatico della Polverini (da Ballarò a Annozero, la candidata Pdl è sempre presente nelle trasmissioni più influenti), dovremmo andare a parare verso una figura carismatica e popolare, ma che allo stesso tempo non sia direttamente riconducibile al Partito democratico: Emma Bonino. È lei la carta vincente per battere la candidata della destra sul suo stesso terreno.

Il Pd ha dato mandato a Zingaretti di fare un giro per un possibile candidato diretto dei democratici. Fossi in Zingaretti direi che l’unico candidato possibile è la vicepresidente del Senato, e se il Pd vuole tentare a vincere deve appoggiarla senza rimorsi. Ma se il presidente della provincia romana dovesse trovarsi al bivio nel quale cercare solo un candidato facente parte del Pd, non credo che avremmo speranze nel Lazio. È naturalmente una mia considerazione, ma come me la pensano tanti, troppi, elettori di centrosinistra.

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