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[Pacchetto sicurezza by Haring]

«In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazioni di forte degrado, come quella di Rosarno, dove stiamo intervenendo con i mezzi e i tempi necessari. Inoltre, abbiamo per ora posto fine agli sbarchi di clandestini a Lampedusa e a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni». Il ministro Maroni spiega a parole sue cos’è successo in questi giorni a Rosarno, Calabria.
Anche Bersani spiega a parole sue cosa sta succedendo in questi anni in Italia: «Maroni non ha perso l’occasione di fare lo scaricabarile. Voglio ricordargli che da anni viviamo con una legge che si chiama Bossi-Fini…».

Adesso cercherò di spiegare, a parole mie, cosa succede nel nostro paese nei casi come quello di Rosarno. Partendo dal presupposto che Rosarno sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il problema immigrati nel nostro paese è a dir poco indecente. È bene rinfrescare la memoria a chi non si ricordasse cosa prevede la Bossi-Fini: l’espulsione, la detenzione nei CPT (centri di permanenza temporanea) e il respingimento in mare. Spiegate le basi, veniamo al nocciolo della questione. Secondo la legge l’espulsione dovrà essere attuata dalla Prefettura in cui si verifica il reato di clandestinità, le forze dell’ordine dovranno accompagnare il clandestino alla frontiera per essere espulso, mentre chi verrà trovato senza documenti di riconoscimento – cioè la stragrande maggioranza degli arrestati – verrà portato nei centri di permanenza temporanea (legge Turco-Napolitano) al fine di essere identificato e, se verrà trovato con i requisiti adatti, rilasciato con il permesso di soggiorno e tutto ciò che la legge prevede per poter regolarmente rimanere nel nostro territorio. Il paradosso è in quest’ultima fase.

Per poter usufruire del permesso di soggiorno, della residenza e/o della cittadinanza italiana, il clandestino dovrebbe dimostrare di avere un lavoro o un reddito tale da mantenersi economicamente in maniera autonoma. A questi requisiti vanno aggiunti quelli per i permessi di soggiorno speciali e al diritto d’asilo. Una domanda: sapete quanti clandestini arrivano in Italia già con mille euro di stipendio al mese e quindi possono auto-mantenersi come qualsiasi lavoratore regolare? Nessuno!

La Bossi-Fini prevede che i clandestini bloccati in mare sui gommoni vengano respinti fino in acque internazionali, dove la polizia dei paesi d’origine dovrà prendersi carico di quel che rimane delle loro futili speranze future. L’Italia ha fatto accordi bilaterali con i paesi a noi vicini per porre fine alla piaga della clandestinità dilagante, ma se gli accordi semplificativi sono quelli fatti con Gheddafi, mi rendo sempre più conto che il respingimento in mare è una barbaria perpetrata da noi italiani e dai nostri vicini nordafricani.

Rosarno, Calabria. Oggi.

La Calabria, come la Sicilia e la Puglia, è la regione ideale per lo sbarco clandestino dei nordafricani. Succede che il caporalato si appropri della vita della gente appena sbarcata, condannandola ai lavori forzati – alla raccolta di mele e olive – a vita. Non serve a nulla farsi rilasciare il permesso di soggiorno da “lavoratore”, la ‘ndrangheta si è presa la loro vita e sono loro a decidere come ci si deve muovere nella Piana di Gioja Tauro. Ed è in questo contesto che nel 2008 è nata la prima guerriglia urbana attuata dagli schiavi negri. Nel dicembre di due anni fa, la comunità ghanese e burkinabè scese in piazza per protestare contro il ferimento da colpi di kalashnikov di alcuni di loro ad opera della ‘ndrangheta della Piana. Ieri è successa esattamente la stessa cosa: da un auto in corsa vengono sparati vari colpi di pistola ad aria compressa, per fortuna stavolta non ci sono feriti tra gli extracomunitari, ma per la comunità straniera è l’ultima delle tantissime situazioni in cui si sono trovati. Comincia la protesta.

È tutto un susseguirsi di cassonetti rovesciati e auto incendiate, scontri con i passanti e con gli uomini delle ‘ndrine, gente innocente ferita e guappi di entrambi gli schieramenti all’ospedale. La vita a Rosarno in queste ore non è tra le più facili: c’è chi spara per il solo gusto di far paura, e c’è, invece, chi per ferire l’avversario che si trova davanti. E la ‘ndrangheta aspetta il momento giusto per scatenarsi.

E sì perché lo sgarro subito non è di quelli da far passare inosservato, per cui tutti – dalla malavita alla gente comune, dagli extracomunitari ai giornalisti scesi in cerca del sangue – si aspettano che la mafia calabrese entri in azione per far rispettare la legge del taglione. Qui è così che si fa, ed è questo che tutti si aspettano: le lupare e i kalashnikov dei ‘ndrini pronti a esplodere eliminando la mela marcia, come accade da secoli e come continuerà a succedere fino a quando uno stato che sia Stato non fermi definitivamente questa orrenda carneficina.

Se in Italia avessimo una legge sull’immigrazione decente dove non vengano presi in considerazione determinati requisiti minimi per la permanenza, dove invece vengono riconosciuti quei diritti umani minimi che non pretendano il respingimento, dove i CPT vengono riconosciuti legittimamente come centri di accoglienza temporanei e non permanenti, ma soprattutto se avessimo una legge sull’immigrazione che dimostri la presenza dello Stato nelle zone più a rischio, se avessimo tutto questo forse l’Italia sarebbe un Paese più giusto. Probabilmente gli scontri di Rosarno sarebbero avvenuti ugualmente, ma la forza dello Stato non avrebbe permesso la caccia al negro di questi giorni.

Le parole di Maroni di stamattina sono legittime e giuste, ma la Bossi-Fini così com’è andrebbe cambiata come ha detto sempre stamattina Bersani. Il Parlamento è il posto ideale per riformarla questa legge: fatelo!

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