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Ieri ho finalmente visto, dopo tanti rimandi, “Lo Strano Caso di Benjamin Button” con Brad Pitt. Non sono un di quei cinofili che guarda la scenografia piuttosto che la fotografia, o la regia piuttosto che l’interpretazione: sono uno di quelli che se il film lo trova interessante e bello, se mi riempie la pancia a sazietà io lo giudico positivamente a prescindere se quelli bravi lo hanno buttato nel cesso. Lo strano caso mi è piaciuto! E mi è piaciuto Brad Pitt-Benjamin Button soprattutto all’inizio quando è il bambino vecchio che si muove come un vecchio bambino, mi è piaciuta tantissimo (e sì, anche come femmina) Daisy-Cate Blanchett in tutte le scene di ballo e della vecchiaia, e la grande Tilda Swinton (Oscar 2008 per Michael Clayton) è stata magnifica in quei 20 minuti in cui si è vista. Lo strano caso è però triste, o almeno mi è sembrato tale. Trovo deprimente una vita al rovescio – si nasce vecchi per morire infanti – e vivere una vita così mi fa venire i brividi. Però il film merita soprattutto perché percorre un novecento pieno di catastrofi e un presente angosciato dall’uragano Kathrina.

La storia. Le immagini partono in un’ospedale di New Orleans a ridosso di Kathrina, dove una vecchia signora in fin di vita inizia a far leggere alla figlia – interpretata da Julia Ormond – il diario di un certo Benjamin Button la cui storia parte direttamente dalla sua nascita il giorno della fine della grande guerra. Figlio di un ricco costruttore di bottoni della Louisiana, Benjamin nasce deforme, e dopo la morte della madre durante il parto, il padre – inorridito dalle malformazioni del neonato – lo affida alle amorevoli mani di Queenie, una ragazza di colore che cura una specie di ospizio mantenuto da una strana fondazione. La donna diviene presto la madre che non ha avuto, e poco dopo anche i pensionati dell’ospizio riescono a sopportare artrosi, cartilagini ossificate, cataratta, sordità, e tutte le malattie che il bambino nato vecchio porta con se’. In un tran tran di vita quotidiana di cui si nutre nell’ospizio (la morte di una buona parte degli ospiti e il loro naturale ricambio con i nuovi arrivi), Benjamin cresce sempre più forte e giovane. Una delle ospiti dell’ospizio riceve un giorno la visita della nipote dodicenne Daisy e da qui nasce la storia d’amore che è nel film.

Benjamin durante l’adolescenza conosce due personaggi importantissimi: il pigmeo “signor Oti” che gli racconta la vita da uomo-scimmia vissuta nei più importanti circhi del mondo e lo fa ubriacare per la prima volta, e il capitano del “rimorchiatore irlandese”, nonché artista del tatuaggio, Mike Clark il quale lo inizierà ai piaceri del sesso e con cui passera moltissimi anni della sua vita in mare a cavallo della seconda guerra mondiale. Benjamin è un attempato 17enne quando si imbarca sulla nave del capitano Clark come mozzo, ma sarà l’esperienza che lo segnerà maggiormente durante tutta la sua vita.

Difatti durante una spedizione in Russia, ospitati nell’albergo Il Palazzo d’Inverno, Ben conosce l’aristocratica Elizabeth Abbott (Tilda Swinton), dal passato di nuotatrice (tentò la traversata della Manica) e moglie del Ministro del commercio inglese. La signora Abbott sarà il suo primo amore, ma la loro storia finirà con lo scoppio della guerra quando il marito della donna viene richiamato in Patria. Con la guerra il rimorchiatore e l’equipaggio vengono coattamente reclutati dalla marina militare americana dove incontreranno la vera guerra solo per caso: nell’unica volta che incrociano un sottomarino nemico muoiono tutti e Benjamin è uno dei due soli superstiti.

Ritornato a casa, viene contattato dal padre naturale che, dopo vari incontri e dopo avergli raccontato che sta per morire, gli dice che l’azienda di famiglia rimarrà a lui facendolo diventare di colpo ricco e costruttore di bottoni. Ben va a New York per salutare Daisy, ormai famosa ballerina, ma lei si dimostra completamente diversa di come era da piccola. L’anno dopo si reca a Parigi da Daisy perché, travolta da un taxi, è in ospedale con la gamba fratturata in cinque punti e lei, con eccessivo egoismo, lo caccia perché non si vuol far vedere in quello stato. Ma è solo l’anticamera della storia che a breve nascerà tra i due.

Ritornati assieme a New Orleana e aver trovato la madre putativa morta, i due mettono su casa e un giorno Daisy gli rivela di essere incinta. Ben è spaventato che il nascituro abbia la sua stessa malattia, ma Daisy da alla luce una splendida bambina di nome Caroline. Con tutto ciò Ben decide di andar via perché vuole dare alla figlia una vita decente non affidata ad un padre che diverrà col tempo un bambino. Tredici anni dopo, tornato da una serie di viaggi che lo vedono andare in giro per il mondo, Ben rivede Caroline e Daisy per l’ultima volta – che nel frattempo si è risposata per dare un padre alla figlia – prima che la vecchiaia lo prenda.
Dopo la morte del marito, Daisy riceve una telefonata dai servizi sociali la quale la informano di aver trovato un bambino con un diario dove si ripete il suo nome e indirizzo. Benjamin è ormai un decenne affetto da demenza senile.
La donna, ormai vecchia anche lei, decide di stabilirsi nell’ospizio gestito adesso dalla figlia di Queenie, e accudirà il compagno di una vita fino alla sua morte nel 2003. Nato vecchio, Benjamin morirà da neonato.

2005. La vecchia Daisy è nel letto dell’ospedale di New Orleans con la figlia Caroline che le legge l’ultima parte del diario di Benjamin scoprendo la vera identità del padre. Fuori sta per arrivare Kathrina, e mentre in ospedale si preparano per l’evacuazione, Daisy raggiunge l’uomo della sua vita.

La strano caso di Banjamin Button è l’ennesimo polpettone romanticone che gira ciclicamente Hollywood, la differenza è non solo nella strana storia della vita all’incontrario che – naturalmente – acchiappa, ma soprattutto per l’avvolgersi di storie epoche e vicende che intrappolano lo spettatore fino alla fine delle due ore e quarantacinque del film. A me è piaciuto, anche se non è per niente il mio genere, probabilmente per via del calibro degli attori e la storia, ma tant’è..

Se l’avete visto mi fate sapere cosa ne pensate? I commenti rimangono aperti per tutto il 2010.