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[in riferimento all’inizio di dibattito e ai link che contiene il mio commento]

Che ci sia un movimento migratorio in grande scala e che non coinvolga solo l’Italia è evidente a tutti almeno da uno paio di decenni.
E che questo fenomeno non si manifesti solo dal sud – o dal mare – verso nord ma in parte anche da est è altrettanto noto.

Però già dalla prima tabella par che si voglia nascondere qualcosa: mancano infatti all’appello le provenienze geografiche del restante 44,6 per cento degli stranieri qui giunti e presenti ovvero nostri coabitanti.
Dalla stessa tabella si evince con una semplice operazione che questo numero mancante ammonta, in unità, a più di due milioni di persone. È quantomeno singolare averle ignorate!
Le somme della tabella a pag. 2 danno infatti una presenza di poco meno di 2.600.000 stranieri, divisi in percentuale per alcune nazionalità.
È dunque probabile che la quasi metà mancante non abbia una percentuale significativa per nazionalità.
Ma, neppure per zona geografica? Che so, Africa, Indonesia, America del sud, San Marino, Svizzera..

Le statistiche parlano ma solo se sono coerenti, altrimenti non dicono nulla e anzi si prestano a vari fraintendimenti, più o meno voluti.
Infatti già questa tabella sembra voler significare che il grosso del flusso migratorio provenga dall’est.
Quindi, a Lampedusa “chi” sbarca? I Rumeni che arrivano via mare per non passare dalla Slovenia?
I Rumeni però sono già da tre anni – pur restando stranieri – cittadini europei.
Eppure, nel contesto della tabella, rappresentano anche la percentuale più alta di stranieri in Italia, qualcuno anche emerso da una extracomunitarietà precedente ma i più giunti con l’allargamento dell’Unione.

Esattamente – anche se nessuno par se ne sia accorto – come successe con la riunificazione delle due Germanie dopo la caduta del Muro, calando la Germania Ovest in una crisi che forse ancora sussiste perché integrare anche solo due diverse comunità – pur sorelle nella lingua – nello stesso sistema non è facile e richiede parecchio tempo e altrettante risorse.
Se poi le comunità di usi e costumi diversi che si trovano a convivere non sono due ma molte, questo bisogno di tempo e risorse si dilata a dismisura mentre gli esseri umani cercano un nuovo equilibrio.
E non è tanto il colore della pelle a ostacolarlo, questo equilibrio, quanto la difficile coesistenza fra i diversi usi e i reciproci pregiudizi, alimentati per altro da slogan che si contrappongono ad altri slogan.

In ogni caso, sempre tenendo per buoni i dati forniti, la tabellina a pag. 3 ci informa che gli stranieri extracomunitari sul territorio dell’Unione (“dei 27”) sono poco più del 6 per cento ma, se consideriamo la “vecchia” Unione (“dei 15”), subito si alza a un 9 per cento appena scarso.
E nel testo spiega anche che “nei Paesi neocomunitari la presenza straniera è pressoché inesistente”. Cosa che, oltre che inficiare quel “6,2%” generalizzato nell’ EU27, è abbastanza ovvia dato che proprio da quei Paesi migrano verso ovest.

La stessa tabellina (dati del 2008, pare, come la precedente) ci informa che in Italia la percentuale di immigrati è solo del 5,8, quindi ben inferiore “ai Paesi nostri competitor”, come l’Austria per esempio… siamo forse in corsa per vincere “l’europeo dell’accoglienza”?
E, in Austria, ci son forse 105 (e rotti) milioni di persone?! [60.000.000 x 10,2 / 5,8]
No, gli Austriaci sono circa otto milioni, quindi sembra – sempre riferendoci ai dati espressi – abbiano una presenza di circa 800.000 extracomunitari ma godendo di un PIL di circa 313 miliardi.

Nel nostro Veneto gli abitanti sono circa 4.800.000 con una presenza extracomunitaria quasi pari in percentuale a quella dell’Austria ma con un PIL meno che dimezzato, pur essendo fra i primi d’Italia.
Non c’è quindi, paragonando le due entità, una proporzionalità di risorse.

Sempre a pag. 3, all’inizio, al lettore meno distratto appare una (voluta?) confusione fra i termini “irregolare” e “clandestino”. Perché non si diventa irregolari da uno stato di clandestinità e non è quindi corretto mutare in clandestino un irregolare: il clandestino semplicemente non “esiste” per lo stato mentre l’irregolare è qualcuno che non ha tutte le “carte in regola” secondo la legge (o per varie ragioni le ha in parte perse, esempio classico il termine del lavoro) e che quindi dovrebbe in qualche modo venir tutelato, distinguendo magari fra un rientro in patria di chi è appena giunto, magari con un contratto a termine, e un sussidio ed altro per chi sia qui già da anni ed è integrato con il territorio.
Non entro nei due casi specifici menzionati in “come si diventa clandestini” perché non sono a loro conoscenza e quindi non posso sapere quanto siano dovuti alla legge o alla sua personale interpretazione da parte del burocrate di turno o anche solo a una comunicazione deficitaria fra le varie istituzioni addette.
In ogni caso mi par molto strano che un ragazzo disabile acquisti lo status di clandestino – se la famiglia è regolare ed è quindi registrato in quello stato di famiglia – al compimento del 18esimo anno.

Andando poi al di là dei termini e di come li si voglia identificare, i numeri posti a suffragio mostrano in primo luogo che almeno il 14 per cento di tutti gli immigrati è irregolare.
Ed è un numero enorme, e di irregolari, non di clandestini perché questi ultimi non sono davvero quantificabili se non limitandoli a coloro che – più o meno casualmente – incappano nelle maglie dei controlli.
Quindi, tenendo conto della diversità di situazioni, forse quella “percezione del 23% di presenze” non è poi tanto lontana dalla realtà, sia perché gli immigrati tendono a concentrarsi dove ci sia produzione di PIL, ovvero lavoro, sia dove siano accolti più decorosamente.
Questo oltre alla loro tendenza a concentrare la scelta abitativa in quartieri dove trovano similitudini etniche, sinonimo anche di protezione e rifugio.

Ma è la legge a produrre uno stato di disagio oppure lo è un ingresso senza controlli?
Perché quel che è evidente è una falla nel sistema che si sta allargando a macchia d’olio.

Per il momento interrompo la disamina di questo lungo volantino elettorale con il dato finale di pag. 3: “la popolazione italiana cresce per il 92% grazie agli stranieri” che in realtà è un dato negativo e che dimostra come nel “saldo nascita/morte” la popolazione italiana stia sparendo in quel segno “-“ e cresca solo a causa di nuovi ingressi.

Quindi non è “grazie agli stranieri che noi viviamo” ma è grazie agli stranieri che noi moriamo.
E il tristemente “buffo” è che se questo ciclo non viene invertito, oltre alla nostra morte verrà provocata anche quella degli stessi immigrati, regolari o meno siano, soffocati a loro volta dagli ingressi indiscriminati. Nient’altro che un buco nero dove infine muore tutto ciò che entra.

Naturalmente, essendo ogni legge scritta da esseri umani, la sua bontà e le sue pecche vengon testate dall’uso, quando questo sia rigoroso e soprattutto messo in atto nello stesso modo su tutto il territorio di uno stato. Cosa che in Italia sembra alquanto… come dire? spesso condizionato da meri privilegi? oppure, interpretazioni di tipo politico?
Perché se è stato possibile Rosarno così come “l’altra Puglia” denunciata a suo tempo da Fabrizio Gatti, qualcosa che non funziona c’è. Ma è interno o esterno alla legge?

E qui mi fermo. Affronterò nei prossimi giorni gli altri argomenti proposti: cittadinanza, lavoro, religione, e così via.

ps: la vignetta scelta è volutamente ironica e vuol porre una domanda: mentre il pulcinotto giallo pigola, che sta succedendo alle spalle, sia sue che degli altri?