Lifestream [29 January 2010]
venerdì, 29 gennaio 2010 17:00 54 · Lascia un commento
→ Lascia un CommentoCategorie: Lifestream
Lifestream [28 January 2010]
giovedì, 28 gennaio 2010 17:00 52 · Lascia un commento
|
|
Jack Letizia Schmit ha commentato il tuo post..
|
|
|
|
|
|
Jack Il caso Lezzelle è un’evidenza morale non solo legale: http://wp.me/pzCvx-im [openworldblog].
|
→ Lascia un CommentoCategorie: Lifestream
Apple iPad
giovedì, 28 gennaio 2010 6:21 05 · Lascia un commento
“E’ la migliore web experience che possiate avere”, “la cosa migliore che abbia mai fatto”. Parte così la presentazione dell’iPad, il nuovo device all-in-one mostrato in anteprima da Steve Jobs allo Yerba Buena Center di San Francisco durante l’annuale evento targato Apple.
Ne ho scritto su Citynews, fateci un salto
→ Lascia un CommentoCategorie: Tecnologia
Messo il tag: Apple, iPad, Tablet
Ragionando sui pregiudizi/2
mercoledì, 27 gennaio 2010 23:05 36 · Lascia un commento

Riprendo a condividere con chi lo voglia la mia lettura del documento “da un’idea di Andrea Civati”, nella speranza che si apra un vero scambio di idee e non il solito scontro ideologico fra i battaglioni della verità assoluta – ancorché parziale – e le loro grida ciecamente contrapposte, servitù e tramite di un potere che non li considera altro che oggetti da spostare a piacere e da sacrificare a se stesso.
Questa volta però inizio da una sorta di “conclusione”, cercando di estrinsecare, pur condensandolo, il mio pensiero sull’argomento.
Di solito sorvolo sugli slogan fatti di mezze verità, da qualsiasi parte vengano; non mi prendono né mi han mai preso, come qualsiasi altra pubblicità, da cui differiscono solo perché, seguendoli a occhi bendati, siamo proprio noi a tramutarci “da noi” in oggetti sulle scansie di un supermercato.
Nei secoli passati, in nome di Dio o del mero profitto – nonché di Dio prestato al profitto – sono state sacrificate anime e culture, devastati popoli, calpestate usanze e questo continua tuttora come se i secoli fossero trascorsi senza lasciar altro segno o messaggio che consegnarsi alla massa per soddisfare le brame di pochi.
Pochi che saranno anche qualche migliaio ma in rapporto alla densità sul globo restano comunque pochi in confronto alle masse che sfruttano. E non è che consegnandoci volontariamente alla massa contribuiremo alla sua sopravvivenza, ci annegheremo e basta, e convinti di veleggiare con l’ipod ultimo modello o il televisore a parete o la “presenza” su internet purchessia ma comunque gestiti da un potere sempre più lontano e rarefatto nonché discutibile nel suo essere umano.
Noi – e intendo noi nati nella seconda metà del secolo scorso – siamo cresciuti con la favola dell’integrità nazionale, quel “nazionale” ancora troppo recente che si è compiuto nel ’18 e nel ’45, se non per tutta l’Italia almeno qui, regione di confine da sempre contesa.
Noi, italiani, ci piaccia o meno siamo tutti “di sangue misto” per i passaggi e le dominazioni che ci hanno attraversato nei secoli, a volte veri olocausti.
E proprio da questo è più che probabile derivino le nostre specifiche peculiarità, la fantasia in testa.
E, nella coscienza di ciò, non è certo il colore della pelle che mi frena a una fratellanza.
Ma, se leggendone sui libri di storia si può aver l’impressione che invasioni e guerre siano durate il tempo di un respiro, in realtà seguivano altri ritmi, annosi, in cui i nostri antenati trovarono il tempo lento di un reciproco smussare usanze fra conquistati e conquistatori, fino ad arrivare – attraversando le generazioni – a una cultura condivisa, almeno a grandi linee.
Perché tutti qualcosa lasciarono e qualcosa presero nella comune evoluzione stanziale.
Oggi, in questa sofferta fine / inizio millennio, è proprio questo tempo che vien meno con un’immigrazione incontrollata, vien meno il diritto dei popoli di mescolarsi secondo un ritmo che sia umano e non spinto in esclusiva dagli interessi economici dei soliti pochi.
Perché la “cultura nazionale” è un processo ancora in atto nella mescolanza “etnica” (“campanilistica” sarebbe forse più corretto) fra le persone native di questa lunga Italia, un processo che paradossalmente sta trovando nuova spinta proprio dall’immigrazione ma che non va scambiato o sventolato come razzismo quanto riconosciuto nel suo bisogno di affermare una cultura nazionale ancora, secolarmente, troppo giovane, inculcata da decenni ma non pienamente assorbita.
E che quindi si sente fragile, stretta in mezzo ad altre più antiche e ricche di certezze.
Proprio come gli stessi anni cinquanta del secolo scorso, con la loro spinta quasi compulsiva alla modernità, hanno creato un divario quasi tangibile fra noi e i nati nell’epoca monarchia / fascismo, epoca che, come l’ultima guerra, non abbiamo conosciuto e che ci appare molto più lontana nel tempo da quel che in effetti è, tanto che ancora non è stata consegnata definitivamente alla storia.
Per dirla in metafora, con acqua, farina, sale, lievito ed olio si fan un sacco di cose buone, dal pane alla focaccia alla pizza; e forse ci ha uniti più la pizza del pane, di certo è ormai un simbolo d’Italia nel mondo.
La pizza, non la farina. Eppure noi, esseri umani di qualsiasi colore, stiam venendo sballottati come sacchetti da riempire di farina.
E ora questa fragilità noi dovremmo metterla in discussione, smontarla e rimontarla, in un reciproco adattamento.. o accettare che venga semplicemente fatta a pezzi e gettata, una gomma che annulla secoli di faticosa storia di questo nostro popolo.
Perché questo è il “ringiovanimento demografico” che vien decantato in quel testo di Civati.
E per avvicinarsi alla verità bisogna dirlo.
Altrimenti le statistiche restano delle cifre qualsiasi. Nonché, avulse da una qualsiasi proiezione, inutili.
Continuando dunque a tener per buone le cifre del documento di Civati – che non ho messo in discussione in quanto tali – gli immigrati presenti in italia erano, un anno fa (1 gennaio 2009) 4.820.000 fra regolari e irregolari (esclusi quindi i clandestini) e ben 500.000 in più dell’anno precedente, quindi ben oltre a un aumento del 10% di nuove presenze. Se questo sarà il trend anche per i prossimi anni, e considerando che l’andamento di crescita generale della popolazione – italiani e stranieri – sia dello 0.8%, a breve saranno ben più del 10% degli italiani ed entro il 2018 più del 20%.
In altre parole fra 10 anni si potrebbero contare 15 milioni di stranieri e fra 20 anni, cioè nel 2030, più del 50% della popolazione italiana sarebbe straniera o di origine straniera.
E in questo scenario che senso conservano i termini friulano, napoletano, lombardo, siciliano, a noi così, e orgogliosamente, cari? Si può considerare ancora l’Italia una nazione? Uno stato di integrità nazionale? Sono sufficienti questi pochi anni per trasmettere le nostre peculiarità, la nostra cultura, la nostra sofferta integrazione? I nostri campanilismi? Le nostre contraddizioni o la nostra particolare nonché secolare creatività a questa moltitudine?
Perché questa è la “cittadinanza” di un Paese, è comprenderlo e accettarlo come il proprio. E noi che abbiamo impiegato secoli, possiamo trasmettere questo patrimonio a così tanta gente – e di etnie tanto diverse fra loro – in così poco tempo?
Se la risposta è negativa non c’è alcun scandalo nella mia frase in precedenza, “è grazie agli immigrati che noi moriamo”, e forse anche Andrea Civati ora l’ha compreso.
Inoltre, in contemporanea a questa immigrazione c’è la spinta neppure tanto sotterranea dei media a una nostra rinnovata emigrazione, soprattutto dei cosiddetti “cervelli”, il modo più semplice per spogliare del tutto un territorio.
Sembra quasi che non si voglia affrontare il problema in modo umano quanto razionale, che lo si neghi piuttosto che guardare avanti.
Ps: ancora non ho finito. Il seguito appena ne avrò il tempo.
→ Lascia un CommentoCategorie: Articoli
Messo il tag: immigrazione, Percezioni, pregiudizi
L'eterno dilemma della verità
mercoledì, 27 gennaio 2010 17:52 27 · 17 commenti
Il sindaco di Bologna Flavio Delbono si dimette perché accusato di peculato, abuso d’ufficio e truffa aggravata, e oggi gli è arrivato un’altro avviso di garanzia in base all’articolo 377 bis del codice penale che punisce chi induce un testimone a mentire. Si va verso un fine inverno rigido, gelido, per il Partito Democratico. Ma qualche spunto di riflessione lo farei pure.
Nella mailing list dei Mille ci si chiedeva qualche giorno fa quando sarebbe il momento giusto per un amministratore pubblico di dimettersi dalla carica che ricopre. Naturalmente nella maggior parte delle volte si indicano come immediate le dimissioni nel caso in cui chi viene inquisito viene beccato “con le mani nel sacco” come diceva Daniele. Ma diversamente, come nel caso di Delbono (e Del Turco), se ci sono solamente prove indiziarie spesso suffragate da prove non materiali e da testimonianze non ancora supportate dai fatti (la segretaria-fidanzata è anch’essa accusata di peculato e truffa), questa prerogativa delle dimissioni a tutti i costi mi sembra un pochino esagerata. Certo, c’è chi come Emidio dice che un politico non si deve dimettere se innocente (anzi è moralmente obbligato a non dimettersi), però dal mio punto di vista la cosa è contraddittoria per almeno due motivi: 1) se accusati di un qualunque reato TUTTI i politici si dicono immediatamente innocenti; 2) anche se innocente e quindi moralmente obbligato a non dimetterti, devi principalmente avere l’appoggio di chi ti ha sostenuto (elettori, partito, giunta…). Se diamo quasi per scontata la prima soluzione, c’è molto da dire sulla seconda.
Partendo dal principio che si è innocenti fino al ragionevole dubbio di colpevolezza, e quindi deve essere la Magistratura a indagare e il giudice a condannarti, un anno e mezzo fa anche Ottaviano Del Turco è stato arrestato con l’accusa di associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione. Però, dopo un anno e mezzo e due proroghe dei termini delle indagini, l’ex governatore dell’Abruzzo non è stato nemmeno rinviato a giudizio perché non esistono prove che affermino quanto l’accusa sostiene: in poche parole è innocente.
Nel frattempo però Del Turco si è dimesso, e l’Abruzzo è passato al centrodestra per via dello scandalo derivante le accuse false della Procura di Pescara. Ora, si possono fare delle accuse perché sono stati denunciati dei fatti illegali, ma arrivare al punto di arrestare un amministratore solo per delle insinuazioni di un magnate della sanità, scusatemi eh, ma ce ne passa di acqua sotto i ponti. Che poi le dimissioni di Del Turco sono sacrosante perché i suoi collaboratori sono realmente colpevoli – anche se tutto da dimostrare, però alcuni stanno patteggiando per cui si suppone che lo siano – è un discorso pleonastico e suggestivo, ma che fanno ben capire effettivamente a che livelli oggi è la politica italiana.
Le accuse del sindaco di Bologna sono esattamente allo stesso livello di quelle fatte a Del Turco: un unico testimone a sua volta accusato dello stesso reato, prove indiziarie per l’uso di fondi pubblici a scopi privati, abuso d’ufficio con il quale avrebbe promosso la fidanzata a segretaria e portarsela in giro durante i suoi viaggi istituzionali (e non), e per ultimo è accusato di aver indotto il testimone (la ex fidanzata, sempre lei) a mentire in cambio del reintegro nel posto di lavoro e di una macchina nuova. A prescindere se le accuse verranno o meno accertate, ai magistrati non è venuto in mente che l’ex fidanzata stia facendo tutto per una qualche specie di vendetta? Sinceramente è stata la prima cosa che ho pensato. Certo, i magistrati si saranno fatti qualche domanda pure loro, ma sono comunque andati avanti certi che la signora stia dicendo la verità. Sperando sempre che la verità sia diversa da quella scoperta per Ottaviano Del Turco, perché se è la politica del sospetto a guidare, siamo proprio messi male.
La fiducia del punto due, quindi, deve passare necessariamente da chi ti sostiene. Se i tuoi sostenitori non sono tra quelli che credono nella tua innocenza, hai voglia di dire “sono innocente e non mi dimetto”, perché non avrai più quel rapporto che si crea in un gruppo di lavoro affiatato, e di conseguenza sei destinato a fallire miseramente. Quindi le dimissioni di Delbono si potrebbero leggere sotto questa chiave, non è detto naturalmente, ma presumo sia questa l’unica strada che il sindaco bolognese abbia percorso per uscire da Palazzo D’Accursio.
→ 17 CommentiCategorie: Politica
Messo il tag: Abuso d'ufficio, Bologna, Cinzia-gate, Del Turco, Delbono, Dimissioni, Peculato, Truffa aggravata
Lifestream [27 January 2010]
mercoledì, 27 gennaio 2010 17:00 57 · Lascia un commento
|
|
Jack shared Giornata della memoria.
|
|
|
Jack Giornata della memoria: http://wp.me/pzCvx-ib [openworldblog].
|
→ Lascia un CommentoCategorie: Lifestream
Giornata della memoria – Come siamo, come eravamo
mercoledì, 27 gennaio 2010 14:24 48 · 1 commento
«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.» Art. 1 legge n. 211 del 20 luglio 2000.
Lettera di Ivana Corona – Torino – sull’Unità del 24 gennaio
Cara Unità,
che stavi in tasca a mio papà l’8 giugno del ’51, quando sono nata io e c’erano le elezioni e lui venne all’ospedale a vedermi due giorni dopo perché era rappresentante di lista per il PCI e non poteva mollare la sorveglianza ai seggi.
Cara Unità,
che stavi sempre sul tavolo di marmo della cucina dei miei, dal ’68 in poi, quando arrivavo a casa piena di volantini, dal Movimento Studentesco fino agli Autonomi.
Cara Unità,
erano gli anni ’60 e la tua sede di Torino organizzava una festa per i figli degli immigrati dal meridione, una strana festa, ibrida, tra il Soccorso Rosso e l’Azione Cattolica. Si chiamava “La Befana dell’Unità”. A quei tempi si distribuiva il giornale nelle soffitte del centro la domenica mattina: si chiamava “la diffusione”, ad opera dei militanti. Si diffondevano parole di lotta e di speranza a chi era venuto su con la valigia di cartone piena di pelati e di pasta e non trovava neanche una casa dove stare, perché molti piemontesi non gli volevano affittare gli alloggi. “Non si affitta a meridionali”…
A Natale i figli dei “compagni” erano invitati dalle sezioni del partito a rinunciare ad un dono trovato sotto l’albero per darlo ai figli dei “meridionali” e tutto faceva capo alla sede del giornale, dove si confezionavano i pacchi e da dove i compagni si sguinzagliavano per le soffitte di Porta Palazzo, per distribuire i biglietti d’invito per il teatro Alfieri, per il giorno della Befana, dove si sarebbe proiettato anche un film di cartoni animati. Mi ricordo il freddo, la neve, il mio dilemma su quale bambola donare, le manine che mi facevano male, perché i pacchi erano duri da legare.
Poi, finalmente, veniva il 6 gennaio e li vedevo i poveri, tantissimi, tutti a teatro, vestiti più male di me che già ero vestita malissimo, perché mio papà era solo operaio e mia nonna mi faceva le gonne con i suoi pantaloni dismessi.
Cara Unità,
come dice Goffredo Fofi, una volta eravamo un popolo. Pietistici, paternalistici, illusi, comunisti, credenti, stupidi. Ma veri. Dimmi, è passato così tanto tempo? Ma sono proprio così vecchia? Deve essere così, perché se così non fosse, quella povera gente nera, che raccoglie quei mandarini di cui ci ingozziamo e che a volte lasciamo marcire sul balcone, quei nostri fratelli, dicevo, a quest’ora ce li saremmo stretti al cuore e ci saremmo incazzati come bestie contro un sistema che si basa sullo sfruttamento…invece di perdere la nostra vita a girare per i saldi di fine stagione. E’ la nostra vita che stiamo svendendo.
Dedico questa lettera alla memoria di mio padre, un partigiano fra i tanti, che quando gli chiesi se credeva in Dio, mi rispose: “Io credo nell’Uomo”. Ho ritrovato le sue parole molto dopo negli scritti di Che Guevara.
E a mia mamma, sua compagna.
→ 1 CommentoCategorie: Uncategorized
Messo il tag: 27 gennaio, Giornata della memoria
links for 2010-01-27
mercoledì, 27 gennaio 2010 9:05 55 · 1 commento
-
Telemaco spiega il "suo" iSlate del quale stasera vedremo il keynotedi Jobs.
"Tutte le indiscrezioni e i mockup pubblicati sembrano andare nella direzione di un grosso iPod Touch, di circa 10 pollici di diagonale. Fino a un mese fa la voce più ricorrente sembrava puntare verso un primo lancio di un dispositivo da 7 pollici cui sarebbe poi seguito un upgrade a 10”, ma ora le voci sono piuttosto concordi nel parlare di qualcosa che va tra i 10 e gli 11 pollici di diagonale."
→ 1 CommentoCategorie: Lifestream
iRosiconi
martedì, 26 gennaio 2010 19:08 38 · Lascia un commento
Pare sia questo il cazzebubbolo in tablet che Steve Jobs lancerà domani durante il solito evento annuale delle sciccose novità della mela (“Come see our latest creation”). Su, mancano solo 24h al keynote che si terrà, come al solito, allo Yerba Buena Center for the Arts Theater di San Francisco alle 10 locali, le 19 in Italia. Forse in streaming dovrebbe vedersi qualcosa…

→ Lascia un CommentoCategorie: Tecnologia
Messo il tag: Apple, iSlate, Keynote, San Francisco, Tablet Pc, Yerba Buena Center for the Arts Theater
Bene, bravi, bis!
martedì, 26 gennaio 2010 17:06 42 · Lascia un commento
Siccome non possiamo farci mancare nulla, ecco che anche in Campania si scontrano l’apparato contro l’inviso.
→ Lascia un CommentoCategorie: Politica
Messo il tag: Bassolino, Campania, Cozzolino, De Luca, PD, Primarie
Lifestream [26 January 2010]
martedì, 26 gennaio 2010 17:00 50 · Lascia un commento
|
|
Jack Your Best Friends! profile box has been updated. Click here to choose a new skin and rearrange your friends!!! [disable notify].
|
|
|
Jack shared I ‘buoni vacanze’: un aiuto concreto?.
|
→ Lascia un CommentoCategorie: Lifestream
Il Pd allo sciopero del primo marzo
lunedì, 25 gennaio 2010 19:30 58 · 1 commento
Forse bruciati dal No-Bday, il Partito Democratico ha deciso di aderire allo sciopero degli immigrati del primo marzo. Ne spiega i motivi Livia Turco:
Vi ringrazio per per aver avuto il coraggio, l’intelligenza e l’entusiasmo di lanciare un sasso capace di smuovere le acque e di suscitare tanti cerchi e tante onde. Le acque, i cerchi, le onde della partecipazione, della volontà di esserci insieme, Italiani e nuovi Italiani, Italiani e nuovi cittadini. Per costruire una civile convivenza. Per urlare insieme “No al Razzismo, sì alla civile convivenza”. C’è bisogno di fiducia, di protagonismo, di relazioni umane. C’è bisogno di obiettivi concreti e condivisi per cambiare le brutte leggi sull’immigrazione e migliorare la qualità della vita di tutti coloro che soffrono la precarietà, che vivono la disoccupazione, che patiscono la povertà. C’è bisogno di unità e convergenza per difendere la nostra democrazia e renderla più forte. Io sarò con voi il Primo Marzo. Saremo in tanti del Pd con voi. Daremo il nostro contributo a questa giornata della partecipazione e perchè nasca una primavera della civile convivenza. Faremo la nostra parte in Parlamento, nelle Istituzioni locali e sul territorio per difendere e promuovere la dignità degli immigrati, favorire la loro partecipazione politica, favorire l’incontro tra Italiani ed immigrati.
Ancora una volta, grazie!
Con amicizia.
Livia Turco
→ 1 CommentoCategorie: Solidarietà
Messo il tag: Extracomunitari, Livia Turco, PD, Primo Marzo, Sciopero, Stranieri
L'insostenibile leggerezza nell'essere Partito Democratico
lunedì, 25 gennaio 2010 19:01 38 · Lascia un commento

[Autumn by Ebru Sidar]
È dura essere al posto di Bersani e D’Alema in questo brutto momento di post-primarie pugliesi. Lo è soprattutto per i motivi i quali hanno portato il Partito Democratico nazionale a buttare alle ortiche un cavallo vincente come Nichi Vendola, buttando in campo un discreto, ma incolpevole Francesco Boccia, per far sì che l’Udc entrasse nelle alleanze allargate del Bersani-pensiero. Non reputo sbagliato mettere in campo un proprio candidato, ma l’idea di farlo esclusivamente per far comodo ad altri partiti che è sbagliata. Allo stesso modo condivido le alleanze più o meno allargate, ma non le condivido assolutamente quando influiscono con la politica autonoma del Pd.
La batosta di ieri è servita per capire che certe azioni e certe personalità sono belle che morte, superate ed estinte politicamente. Non ci voleva un genio per capire che Vendola avrebbe vinto facilmente le primarie, solo che i nostri erano convinti di aver ragione nel puntare sullo stallone di casa invece che in quello della porta accanto. E fino a quando questa mentalità non verrà riportata a più sani pensieri, il Pd prenderà sempre batoste come quella di ieri sera. C’è poco da fare, l’intelligenza politica è tutt’altra cosa che dire “io non ho mai perso un’elezione”, l’intelligenza politica è quella che ti porta a programmare il futuro sapendo in anticipo cosa cambierà nel tuo partito – e nel paese – prima degli altri. E anche se non sono mai stato d’accordo con la professione di politico, stavolta – e probabilmente anche nelle prossime – concordo con Francesco quando si auspica un politico di professione perché nel contesto attuale è di un professionista che il Pd ha bisogno.
Il 22 marzo ci saranno le elezioni e il Pd candiderà Vendola senza allearsi con l’Udc (che nel frattempo ha candidato la Poli Bortone), il consiglio che mi permetto di dare al mio partito è di sfruttare questa situazione di consenso popolare che il Presidente uscente ha nei pugliesi, e nel frattempo fare in modo che dagli errori si prenda giovamento per il futuro, perché è il futuro che ci stiamo giocando, non il passato e nemmeno il presente. Il futuro può essere produttivo o devastante: bisogna cogliere ciò che abbiamo in giro e sfruttare appieno l’orticello che stiamo coltivando con perizia e passione. Ecco, fatevi un giro tra i circoli di provincia, fatevi vedere dai militanti di montagna o nei circoli con pochi iscritti, perché è lì che si trova la voglia di fare politica e da lì che parte la voglia di rivalsa di un Pd che guarda alla pancia della gente. È quello il futuro, non voi. Fatevene una ragione.
→ Lascia un CommentoCategorie: Politica
Messo il tag: Bersani, Boccia, D'Alema, PD, Primarie, Professionisti della politica, Vendola
